Per sconfiggere la crisi Chiodi si appella alla meritocrazia

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Per convenienza potrei anche dire che le ragioni del declino economico dell'Abruzzo siano dovute agli errori dei miei predecessori ma non lo dirò».


Lo ha sostenuto, ieri mattina, a Pescara, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, intervento al convegno "La rincorsa è finita. L'economia abruzzese tra trasformazione e crescita" che si è tenuto presso la Facoltà di Economia, in un'aula "Federico Caffè" stracolma di studenti.
Al convegno hanno partecipato anche il docente di Politica Economica Giuseppe Mauro, Piergiorgio Landini, direttore del Dipartimento di Economia e Storia del Territorio, Riccardo Calogero Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo e l'ex ministro Remo Gaspari.
«La verità del declino economico regionale», ha detto Chiodi, «è che, se all'inizio degli anni '90 si è arrestata completamente la crescita della nostra economia, lo si deve principalmente a due fattori: l'eliminazione dell'istituto della Cassa per il Mezzogiorno che garantiva al meridione un flusso pressoché ininterrotto di danaro a fondo perduto e la fine del regime di agevolazioni e di esenzioni fiscali che facevano della nostra regione un autentico paradiso fiscale».
Un altro aspetto da prendere in considerazione nell'analisi dei percorsi economici della nostra regione - ha rimarcato il presidente - «è, senza alcun dubbio, l'elevata stabilità del sistema politico e la continuità dell'azione di una classe dirigente che ha retto le sorti del Paese e dell'Abruzzo per oltre un trentennio».
Per Chiodi Gaspari «ha avuto le giuste intuizioni a vantaggio dello sviluppo di una delle regioni più arretrate del dopoguerra ma bisogna anche mettere in conto la capacità, per chi era al governo, di aver avuto a disposizione il tempo necessario per realizzare questo sviluppo».
Ma c'è stato anche il rovescio della medaglia: «l'aver determinato questo boom economico ed infrastrutturale contribuendo a costruire il terzo debito pubblico al mondo in rapporto al Pil. Oggi questo non è più possibile e non dobbiamo dimenticarlo quando si valuta l'operato di un amministrazione pubblica».
«Adesso siamo chiamati ad operare solo con le nostre forze - ha detto ancora Chiodi - ma il debito della Regione, solo se si considera il periodo che va dal 2000 al 2007, è passato da 500 milioni di euro a ben 4 miliardi di euro. Nonostante ciò, i due governi di segno diverso che si sono avvicendati in questi anni hanno entrambi perso le elezioni e questo significa principalmente una cosa: che il clientelismo non paga affatto e che i cittadini abruzzesi non ne possono più della dispersione di risorse a fini elettorali».
L'unica rivoluzione di cui ha veramente bisogno il Paese «e' quella meritocratica», ha detto Chiodi. «L'uguaglianza rappresenta un valore da salvaguardare nel senso di dare a tutti le stesse opportunità ma poi deve prevalere il merito. Ecco perché ci aspettiamo molto dai giovani per riuscire a scardinare alcuni modelli culturali che purtroppo si sono imposti».

04/04/2009 10.57