«E adesso temiamo un Centro Oli in mare aperto»

Alessandro Biancardi

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«E adesso temiamo un Centro Oli in mare aperto»
ABRUZZO. Le associazioni Comitato Natura Verde e Impronte ancora contro la Regione per la paura della «deriva petrolifera» e mostrano un documento esclusivo che arriva da Londra.
Chiodi qualche giorno fa ha detto che il Centro Oli dell'Eni «non esiste e non esisterà mai».
Lo ha detto con convinzione ma gli ambientalisti sono ancora preoccupati.
«Prendiamo atto delle perentorie dichiarazioni del presidente Chiodi sul petrolchimico di Ortona», dicono Nino Di Bucchianico del Cnv ed Enrico Gagliano di Impronte, che adesso puntano l'attenzione su tutte le concessioni rilasciate dall'amministrazione regionale e sugli sviluppi che potrebbero esserci nei prossimi anni.
Per loro il vero problema non è circoscritto al solo centro Oli di Ortona: «il nodo da sciogliere è un altro: è auspicabile che l'Abruzzo si trasformi in distretto minerario, mettendo a rischio le prospettive di sviluppo della regione e minacciando la sicurezza personale dei cittadini?»
Il tempo rimasto a disposizione dell'Abruzzo per scongiurare questa prospettiva è quasi scaduto, sostengono le associazioni.
E Di Bucchianico e Gagliano mostrano anche i documenti che certificano una massiccia presenza delle concessioni in tutto Abruzzo di coltivazione su terraferma che coinvolge più di 50 comuni in tutto Abruzzo. Documenti pare mostrati in un evento pubblico a Londra proprio dalla società che dovrebbe realizzare le perforazioni.
Si tratta di concessioni già rilasciate a scopo di estrazione.
Inoltre, da un documento esclusivo pubblicato in Inghilterra , l'associazione ha scoperto che lo scorso gennaio a Londra ha avuto luogo la presentazione del programma industriale di sviluppo 2009-2011 della società petrolifera Medoilgas (Mog), ben attiva in Abruzzo e saldamente presente con propri uffici nel porto di Ortona.
«Ebbene», spiegano le associazioni, «nel crono-programma della Mog si vede chiaramente ed inequivocabilmente che la programmazione dell'inizio delle attività petrolifere di diversi pozzi estrattivi è prevista per l'inizio del 2010, mentre la prima piattaforma petrolifera sottocosta, “Ombrina mare 2”, tra Ortona e San Vito, inizierà l'estrazione di petrolio a partire dal 2011».
«I test effettuati dalla Mog», continua il Comitato Natura Verde e Impronte, «hanno confermato che il petrolio che verrà estratto da “Ombrina Mare 2” sarà una fanghiglia altamente corrosiva contenente zolfo, che non potrà essere trasportata. Avrà quindi bisogno di un processo di prima raffinazione in loco, chiamata desulfurizzazione, che comporterà l'emissione di idrogeno solforato che arriverà facilmente sulla costa, insieme al petrolio normalmente disperso in mare nella fase di imbarco sulle petroliere».
Le associazioni ambientaliste non nascondo i loro timori: «avremo un Centro Oli in mare aperto?»



Continuando ad osservare la cartina delle operazioni della Mog 2009–2011 le associazioni ambientaliste temono che anche i tour-operator, «possono vedere chiaramente la sorte riservata alla nostra Regione: a questo punto non ci sarebbe da stupirsi, se, come afferma il nostro assessore regionale all'agricoltura, si dovessero verificare “disdette turistiche dall'estero e segnali negativi dell'export Abruzzese”. Purtroppo non si tratta di ingiustificato allarmismo ma di un “già visto” in diverse altre realtà territoriali».
Così le due associazioni chiedono a consiglieri e assessori di varare al più presto un Piano Energetico Regionale «che punti con decisione sulle energie rinnovabili».
Una richiesta viene rivolta anche al presidente Chiodi: «opporsi con forza all'avanzata del petrolio così come altri suoi colleghi ebbero il coraggio di fare contro le trivellazioni nell'Alto Adriatico».

Alessandra Lotti 25/03/2009 15.54