Centro Oli, la Regione non si costituisce nel ricorso alla Corte Costituzionale

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dopo i 45 giorni fissati dal Consiglio Regionale, sono scaduti inutilmente anche i termini processuali stabiliti per la valida costituzione in giudizio della Regione Abruzzo nel ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge ‘blocca Centro Oli’, promosso dal Governo Berlusconi.
Il Governo presentò a metà dicembre il ricorso alla Corte Costituzionale sulla legge regionale 14 del 15 ottobre 2008 che bloccava l'insediamento del Centro oli sulla costa teatina.
Per il Governo la legge «presenta diversi profili di illegittimità costituzionale». E la Regione avrebbe «ecceduto della propria competenza in violazione della normativa costituzionale».
Dopo l'impugnativa, però, la Regione si sarebbe dovuta costituire parte civile per difendere le proprie ragioni. Almeno questo aveva promesso Chiodi in consiglio Regionale.
Oggi, alla scadenza del tempo utile, sono subito insorti i consiglieri Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista e Carlo Costantini dell'Italia dei Valori.
Da entrambi la mancata costituzione di parte civile viene vista come un «segnale grave».
Camillo D'Alessandro del Pd ha invece chiesto le dimissioni del presidente Gianni Chiodi.
«La risoluzione, proposta da IdV, Rifondazione, PdCI, approvata dal Consiglio Regionale all'unanimità», ricorda Acerbo, «lo impegnava a costituirsi in giudizio. Difendere la legge era un dovere per un presidente che si era pubblicamente impegnato in campagna elettorale contro il Centro Oli. Lo era ancora di più», continua Acerbo, «per un presidente che aveva votato una risoluzione che lo impegnava in tal senso».
Il consigliere di Rifondazione ricorda anche che martedì scorso in Consiglio Regionale era intervenuto per ricordare l'imminente scadenza dei termini «ma non ho ricevuto alcuna risposta. Questa è una pugnalata alle spalle degli abruzzesi. E' evidente che per Chiodi la fedeltà a Berlusconi viene prima della lealtà verso i cittadini abruzzesi».
Pesante anche il commento di Carlo Costantini: «Berlusconi affronta i processi o evitandoli completamente, stabilendo per legge che lui non è processabile (con il Lodo Alfano) o costringendo alla contumacia le controparti (in questo caso la Regione Abruzzo) per farseli da solo.
E questo lo sapevo già».
L'esponente dell'Idv, però, ammette di essere rimasto sorpreso: «non immaginavo che Chiodi si rendesse fino a questo punto complice dei progetti dell'Eni e di Berlusconi, addirittura rinnegando il suo stesso voto espresso in Consiglio Regionale. Evidentemente», aggiunge Costantini, «esistono poteri diversi da quelli di rappresentanza degli interessi del popolo abruzzese che lo condizionano pesantemente in alcune azioni o, come in questo caso, omissioni».
A questo punto Costantini chiede un intervento del presidente del Consiglio Nazario Pagano: «ora tocca a lui dire agli abruzzesi se intende sanzionare politicamente il comportamento del presidente della Giunta o se intende consentire che il Consiglio Regionale, con quello che costa ai cittadini abruzzesi, possa anche in futuro permettersi di assumere decisioni che poi cadono nel vuoto».
«Questo dimostra chiaramente la scarsa sensibilità della Giunta Regionale e del Suo Presidente», ha commentato il comitato Natura Verde che annuncia la ripresa della sua lotta, «su una materia che investe il 35% del territorio regionale, pertanto non ci resta altro che prendere atto della volontà del Consiglio Regionale e quindi riprenderemo la lotta che abbiamo momentaneamente sospeso perchè abbiamo creduto alle promesse elettorali che sia il Presidente Gianni chiodi che il Premier Silvio Berlusconi hanno fatto nei confronti degli abruzzesi. Pertanto, chiameremo tutti a raccolta: movimenti ambientalisti e non per una grande manifestazione popolare a difesa del territorio, patrimonio di tutti gli abruzzesi».
19/03/2009 18.17


[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=18535]IL GOVERNO ED IL RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE[/url]