Ticket, Venturoni: «aumenti necessari». Ma è rivolta: «sospendere provvedimento»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2080

ABRUZZO. L’assessore alla Sanità Venturoni difende il provvedimento deciso dal commissario Gino Redigolo: «necessario e abbiamo tutelato le fasce più deboli». Contro il provvedimento l’Italia dei Valori, Cisl, Uil, Federconsumatori. «Annullare il provvedimento».
«Pur comprendendo che tale misura si inserisce in un momento di particolare difficoltà per la nostra regione, tengo a precisare che l'importo definito è di gran lunga inferiore a quanto in essere in altre regioni sottoposte come l'Abruzzo a Piano di risanamento».
E' così che l'assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, commenta il provvedimento del commissario ad acta, Gino Redigolo, che modifica l'entità del ticket farmaceutico in Abruzzo.
«Questa deliberazione – ha spiegato la Direzione Politiche della Salute - si è resa necessaria in quanto la Regione Abruzzo, pur avendo rispettato nell'anno 2008 il limite definito dal Piano di risanamento per l'assistenza farmaceutica convenzionata, ha superato il tetto assegnato per la spesa farmaceutica territoriale, pari al 14 per cento della spesa sanitaria complessiva. Nella nostra regione tale spesa si è attestata a fine 2008 quasi al 15 per cento».
Per l'assessore Venturoni «il ricorso all'aumento del ticket sulle prescrizioni mediche si è reso necessario anche al fine di contribuire a diminuire il noto debito complessivo della Regione» e rassicura «la nuova deliberazione è stata adottata nel pieno rispetto delle fasce di debolezza del sistema sociale abruzzese, sia esse reddituali che di patologia e sono state quindi conservate le medesime categorie e tipologie di esenzione oggi vigenti».

LE NUOVE NORME

Il provvedimento, esecutivo dal prossimo 20 marzo, ha stabilito che per ogni pezzo prescritto il cui prezzo al pubblico sia uguale o inferiore a 5 euro, l'assistito è tenuto a corrispondere una quota fissa pari a 0,50 euro sino ad un massimo di 1 euro a ricetta: la quota a carico del cittadino rimane quindi quella attualmente in vigore.
Per ogni pezzo prescritto il cui prezzo al pubblico sia superiore a 5 euro, l'assistito è tenuto a corrispondere una quota fissa pari a 2 euro sino ad un massimo di 4 euro a ricetta.
Sono esentati dalla partecipazione alla spesa i cittadini rientranti nelle categorie già oggi beneficiarie di esenzione.
I cittadini titolari di diritto all'esenzione in quanto affetti da malattie croniche e rare sono esentati totalmente dalla partecipazione alla spesa per i farmaci connessi al trattamento della patologia per la quale hanno diritto all'esenzione. La quota di compartecipazione, come previsto nella precedente deliberazione 1540/2006, non si applica ai farmaci generici che si adeguano al prezzo di riferimento regionale.
«E' comunque importante sottolineare - conclude l'assessore - che le nuove disposizioni non arrecheranno disagio alcuno alle categorie di assistiti maggiormente bisognosi di farmaci, quali quelli affetti da patologie croniche o rare ed i malati terminali necessitanti di terapia del dolore, per i quali varranno le disposizioni finora in vigore».

LE CONTESTAZIONI

Ma non mancano proteste per questo nuovo provvedimento. Dopo le critiche arrivate ieri da Rifondazione Comunista il Capogruppo Idv alla Regione Abruzzo Carlo Costantini ha annunciato che il suo partito «farà di tutto perché questa decisione estemporanea venga rimossa e sostituita da una iniziativa complessiva di risanamento del debito sanitario, per evitare che a pagare siano sempre i cittadini e a farla franca siano ancora una volta i responsabili dello sfascio».
Per Costantini, il presidente della Giunta Chiodi «ha consentito al commissario Redigolo, con la sua inerzia e la sua incapacità di iniziativa politica, di sostituirsi alle istituzioni regionali e di assumere provvedimenti tipici del burocrate, che non tengono in alcuna considerazione la loro sostenibilità per un tessuto sociale già fortemente provato dalla crisi economica in atto».
Non solo. L'esponente Idv ritiene che in questo modo Chiodi sia «partito dai più deboli, senza aver prima operato interventi concreti sui tagli ai costi della politica».
Per Maurizio Spina, segretario della Cisl, «se il Commissario di Governo in 8 mesi dalla sua nomina non e' stato in grado di tenere sotto controllo i conti della sanità che registrano un aumento del debito sopra ogni previsione, farebbe bene a rinunciare all'incarico assunto visto i risultati».
Per il sindacato «chiedere nuovi sacrifici ai lavoratori ed ai pensionati abruzzesi, in un contesto di crisi economica ed occupazionale del Paese a cui si aggiungono le difficoltà proprie della nostra Regione, e' una scelta irresponsabile, verso chi perde il lavoro e fa sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese».
Geremia Mancini, segretario dell'Ugl ha chiesto che il commissario sospenda il provvedimento dei ticket e convochi un'immediata riunione con i sindacati («mai incontrati»).
Esiste «una "emergenza Abruzzo», ha detto Mancini, «che non può essere fatta pagare solo ai più deboli».
Il provvedimento viene contestato anche da Federconsumatori: «male, anzi malissimo», commenta l'associazione. «E' del tutto impropria l'idea che attraverso l'aumento della 'Tassa odiosa' si possa dare una risposta al buco finanziario della regione. Ben altre sono le ricette. Rivedere il Piano di Risanamento, che non e' stato per nulla in grado di aggredire la spesa sanitaria e, soprattutto, trasformare il 'Piano di riordino dei materassi ospedalieri' in Piano di riordino ospedaliero».

«Le famiglie abruzzesi devono saperlo: la recente delibera numero 07/09 del Commissario straordinario di governo Gino Redigolo, pienamente accettata e condivisa dall'assessore alla Sanita' Lanfranco Venturoni e dalla giunta regionale, determina gia' dal primo aprile prossimo tagli drastici per l'assistenza dei loro figli». Lo afferma il Segretario regionale della Confederazione Italiana Pediatri (C.I.Pe.), Amedeo Spinelli, che punta il dito contro le scelte effettuate per risanare i conti della sanita' abruzzese: «Si e' scelto incomprensibilmente di far pagare ai deboli le colpe di altri, riducendo i finanziamenti, e quindi le prestazioni erogate, in uno dei settori - rileva Spinelli - piu' produttivi della sanita' pubblica, la pediatria di famiglia. Si lasciano invece a tutt'oggi invariati gli sprechi colossali che nascono dalla presenza di 35 ospedali in una regione di poco piu' di un milione di abitanti. Si e' operato esattamente con la stessa inaccettabile filosofia per la quale sono stati quadruplicati i ticket sulla farmaceutica».
14/03/2009 14.05