Abruzzo: dopo il petrolio potrebbe arrivare anche il nucleare?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’Abruzzo non sarà una regione denuclearizzata. Così si è espresso il consiglio regionale, riunitosi ieri, dichiarando, di fatto, l’eventuale disponibilità ad ospitare una centrale nucleare sul territorio abruzzese in futuro.

ABRUZZO. L'Abruzzo non sarà una regione denuclearizzata. Così si è espresso il consiglio regionale, riunitosi ieri, dichiarando, di fatto, l'eventuale disponibilità ad ospitare una centrale nucleare sul territorio abruzzese in futuro. Ancora non del tutto scampato il pericolo della petrolizzazione, ora la minaccia, avvertita già dagli ambientalisti, della costruzione di centrali in Abruzzo è diventata concreta.
A sentire, e a portare in consiglio questa preoccupazione, con una risoluzione urgente, sono stati i capigruppo Walter Caporale (La Sinistra, Verdi-Sd), Maurizio Acerbo(RC), Carlo Costantini (IDV) e Antonio Saia (CI).
In pratica, la risoluzione (non approvata) chiedeva di dichiarare l'Abruzzo «regione denuclearizzata», palesando di fatto «l'indisponibilità dell'Abruzzo ad ospitare sul proprio territorio una centrale nucleare».
Il nucleare, ieri in consiglio, è stato uno dei pochi, o forse l'unico, argomento che sia riuscito ad infervorare gli animi di maggioranza e opposizione.
Fino a quel momento, tutte le parti politiche non si erano cimentate in accesi dibattiti né per i trasporti, né per la sanità, né tantomeno sul pacchetto “anti-crisi”.
L'importanza strategica del settore energetico risulterebbe, quindi, essere condivisa appieno, nonostante le posizioni dell'una e dell'altra parte siano diametralmente opposte.
Da un lato, la maggioranza che ha cercato di concretizzare a breve termine le soluzioni guardando al nucleare, e facendo leva sulla tesi che «le sole energie rinnovabili- ha detto Gianni Chiodi- non basteranno mai al fabbisogno».
Dall'altro lato, la visione più ecologista dei firmatari della risoluzione, che guarda all'immediato futuro con la produzione di energie rinnovabili per cercare di mantenere la vocazione “verde” della regione. Dal dibattito e dalla votazione, è uscito vittorioso il fronte del “sì” al nucleare.

LE PROBLEMATICHE DEL NUCLEARE

Le centrali nucleari in Italia non ci sono, e non è una scoperta. I cittadini le rifiutarono con un referendum nel 1987.
Ciò che si dovrebbe scoprire, adesso, è il reale pericolo del nucleare per l'ambiente e per la popolazione e l'effettiva convenienza economica. Per fare questo i firmatari della risoluzione” hanno cercato di «far tesoro» dell'esperienza dei paesi che queste centrali le ospitano da anni, e che si servono di quest'energia.
Emergerebbero, dalla risoluzione, tante domande e tante problematiche legate al nucleare. All'estero, l'energia nucleare non risulterebbe più conveniente per la scarsità dell'uranio, per il costo elevato della costruzione delle centrali e, non ultimo, per il costo in termini ambientali. Sarebbero molte le domande e i problemi non risposti sul capitolo nucleare.
Il più rilevante è il problema irrisolto dell'individuazione di siti definitivi per lo stoccaggio delle scorie. Nonché i problemi correlati all'inquinamento delle falde acquifere.
Problema che trova riscontro in alcuni casi concreti verificatisi in Germania. Le scorie non solleverebbero solo problemi ambientali, ma anche quelli relativi agli elevati costi economici per la sistemazione.
«Il vero nemico delle centrali nucleari non sarebbero gli ambientalisti – si legge nella risoluzione- ma la liberalizzazione dei mercati energetici».
In una realtà concorrenziale, l'incertezza sui costi e sui tempi di costruzione penalizzerebbero fortemente questa tecnologia.
Il costo di un eventuale investimento, giudicato non conveniente in termini economici, ricadrebbe di conseguenza sul costo dell'energia nucleare sia alla produzione che al consumo che raddoppierebbe. Gli ultimi dati ed episodi evidenzierebbero la non convenienza, nemmeno per i privati, ad investire sul nucleare.
Tant'è che gli Usa, sotto l'amministrazione Bush, dovettero annunciare un incentivo alle imprese (1,8 centesimi di dollaro al kWh) dopo aver visto andare deserta una gara per la costruzione di centrali nucleari.

LE POLEMICHE IN CONSIGLIO: CHIODI «E' SOLO UNA BATTAGLIA IDEOLOGICA»

Il presidente del consiglio, Nazario Pagano, è stato costretto a fare «uno strappo alla regola», dando più tempo alla discussione, per permettere ai consiglieri di dibattere in modo appropriato sulla questione nucleare che ha sicuramente alzato un polverone in consiglio. I consiglieri firmatari della risoluzione chiedevano a gran voce di guardare alle fonti rinnovabili con l'immediata istallazione di «campi fotovoltaici da 600 Mw sufficienti a soddisfare il fabbisogno di 375.000 famiglie».
Alle argomentazioni dell'opposizione, ha risposto il governatore Gianni Chiodi bollando la questione del nucleare come una «presa di posizione ideologica, perché- ha detto Chiodi- non basterebbe il cartello “regione denuclearizzata a fermare un disastro nucleare provocato altrove». L'aggettivo “ideologica” ha innescato la miccia per un nutrito botta e risposta tra maggioranza e opposizione. La maggioranza è stata ferma e compatta sull'eventuale sì al nucleare visto come unica soluzione reale di breve termine.
Mentre l'opposizione ha più volte posto all'attenzione dei consiglieri i problemi irrisolti del nucleare sciolinando numeri e episodi. Le paure, condivise nell'opposizione, sarebbero ancorate alle deludenti esperienze estere. Il capogruppo dell'IDV, Carlo Costantini, in un circostanziato intervento, ha sottolineato «l'antieconomicità degli impianti». Non è mancata l'attenzione alle nuove politiche energetiche estere che hanno avuto come perno strategico le fonti rinnovabili, con particolare attenzione a quelle di Barack Obama. Il neopresidente degli Stati Uniti è stato l'indiscusso protagonista del consiglio regionale. Le sue politiche sono state al centro di particolari attenzioni e discussioni, e talvolta prese ad esempio, anche dai politici della nostra regione.

Manuela Rosa 04/03/2009 10.29