Giornalisti-editori contro il Ddl Alfano.Il pm Varone:«aumenterà la criminalità»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Manifestazione congiunta oggi alle 10,30 in Fnsi, la Federazione nazionale della stampa, sul nuovo disegno di legge che interviene su intercettazioni e poteri dei pubblici ministeri.
Il presidente Carlo Malinconico e il direttore generale Alessandro Brignone porteranno oggi la voce degli editori nella manifestazione congiunta contro il ddl Alfano organizzata da Fnsi, Ordine, Unci con la partecipazione della Fieg.
Una manifestazione, intitolata "Intercettazioni, no al bavaglio all'informazione", in programma appunto, oggi a Roma in Corso Vittorio Emanuele II, 349, che vede schierato l'intero mondo del giornalismo italiano nella difesa della libertà di stampa che le norme del disegno di legge del governo vorrebbero imbavagliare e annullare con un «segreto tombale».
Il Ddl Alfano introduce pene detentive (fino a tre anni di carcere) per chi pubblica il testo di intercettazioni non pertinenti con le indagini o da avviare alla distruzione e multe salate (fino a 370 mila euro) per gli editori.
Per giornalisti ed editore il provvedimento avrebbe l'effetto di espropriare i cittadini del diritto costituzionale ad essere informati in modo corretto, compiuto e tempestivo eliminando così la
loro possibilità di verificare, nel bene e nel male, il funzionamento della magistratura.
Meno notizie magari scomode per imputati eccellenti, meno informazioni sul malaffare, meno controllo sui procedimenti “eccellenti” che vedono al centro pubblici amministratori. In definitiva meno democrazia.
Così facendo il governo in un solo colpo vorrebbe cancellare gli articoli 21 e 101 della Costituzione e le numerose e concordi sentenze della Suprema Corte di Cassazione che hanno definito i cronisti «cani
da guardia» della democrazia e della Corte Costituzionale – che, ha ricordato pochi giorni fa il presidente Giovanni Maria Flick, «vieta ogni forma di censura sulla stampa, sia diretta sia indiretta» - e della Corte di Strasburgo che veglia sul rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Un provvedimento che se dovesse passare così com'è sarebbe a forte rischio anticostituzionalità e nel caso potrebbe essere sanzionato e contestato dalla Unione europea.
Intanto, ieri, nell'aula di Montecitorio è stato preso in esame il contestato ddl. Il testo era stato approvato dalla Commissione Giustizia la settimana scorsa con i soli voti della maggioranza e l'astensione dell'Udc. L'Idv ha presentato una sua relazione di minoranza in cui parla di «incostituzionalità» del provvedimento.

VARONE: «PERICOLO PER L'AUMENTO DI CRIMINALITÀ»

Ma anche il mondo dei magistrati è da qualche giorno in fermento. Sono molti i pubblici ministeri che stanno mobilitandosi contro le nuove norme che stravolgerebbero, dal loro punto di vista, l'organizzazione, il coordinamento delle indagini e persino esperire l'azione penale.
«Senza intercettazioni telefoniche», commenta il pm della Procura di Pescara Gennaro Varone, «non sarà possibile svolgere indagini giudiziarie per accertare gravi reati quali: associazione per delinquere, omicidio, rapina a mano armata, traffico di droga, traffico di esseri umani, sequestro di persona, corruzione,
riciclaggio di denaro, estorsione. Ormai, tutte le attività umane, dunque anche quelle criminali, si avvalgono 'ordinariamente' della comunicazione a distanza e delle interconnessioni», sottolinea il pm.
«Impedire le intercettazioni comporterà un esponenziale aumento della criminalità e dei casi irrisolti, come tutti constateremo rapidamente, purtroppo».
E Varone ricorda che «la Costituzione, nel dichiarare la segretezza e l'inviolabilità delle comunicazioni, fa salve le "limitazioni stabilite dalla legge, per atto motivato dell'autorità giudiziaria».
Il disegno di legge, inoltre, taglia il rapporto tra magistrato (pubblico ministero) e polizia giudiziaria.
E' grave?
Oggi «il rapporto tra pm e polizia giudiziaria è fondamentale», spiega Varone. «Ma il disegno di legge stabilisce che la polizia non ha obbligo di comunicare subito al pubblico ministero ciò che accerta (un pm che non sa, non può agire), che il pm può disporre della polizia soltanto attraverso i funzionari dirigenti. E' come si dicesse ad un primario chirurgo "Durante l'intervento puoi, sì, dare disposizioni ai tuoi aiuti ed infermieri, ma soltanto per il tramite del direttore dell'ospedale. Sai che efficienza in sala operatoria ...? Quanti vorrebbero un ospedale così?».

24/02/2009 8.19