Chiodi:«la politica faccia un passo indietro e si lavori sull'unità»

Alessandro Biancardi

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LA CRISI ECONOMICA. ABRUZZO. Un passo indietro della politica affinchè non sia autoreferenziale ed uno in avanti da parte delle organizzazioni datoriali di categoria perchè abbandonino quell'approccio corporativo e rivendicativo che in passato hanno mostrato nei confronti della classe dirigente.
LA CRISI ECONOMICA. ABRUZZO. Un passo indietro della politica affinchè non sia autoreferenziale ed uno in avanti da parte delle organizzazioni datoriali di categoria perchè abbandonino quell'approccio corporativo e rivendicativo che in passato hanno mostrato nei confronti della classe dirigente.
E' il punto di equilibrio auspicato dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, per condividere un metodo di lavoro ed un percorso di scelte strategiche che consenta all'Abruzzo di creare i presupposti per uscire dalle paludi della crisi.
Uno scenario virtuoso che il presidente Chiodi ha prefigurato nel corso dell'incontro avuto a Pescara, insieme all'assessore al Lavoro, Paolo Gatti, con le principali associazioni produttive tra le quali Confindustria, Confartigianato, Confesercenti, Ance e Confapi.
Un tavolo propedeutico rispetto a quello allargato di martedì prossimo all'Aquila al quale parteciperanno anche le organizzazioni sindacali e dove sono stati invitati i capigruppo di opposizione in Consiglio regionale.
«In questo sforzo di cambiamento, l'intera comunità abruzzese dovrebbe stringersi attorno alla Regione – ha sottolineato Chiodi – con l'obiettivo, da un lato, di trovare insieme le misure necessarie per alleviare le difficoltà e, dall'altro, per arrivare ad una visione condivisa di sviluppo dell'Abruzzo. Non vogliamo essere lasciati soli – ha proseguito il Presidente – perchè stiamo facendo gli interessi di tutti. Sappiamo che la medicina sarà amara, ma è pur sempre una medicina e la dobbiamo somministrarla perchè la crisi possa trasformarsi in una opportunità nel medio e lungo periodo. Ma uniti abbiamo qualche possibilità di farcela, divisi non si andrà da nessuna parte. Ecco perchè faccio appello anche a quella maggioranza silenziosa, composta da semplici cittadini e dalla classe dirigente dell'intera comuinità regionale, affinchè faccia sentire la sua voce se apprezza un determinato provvedimento o una proposta del Governo regionale. Diversamente, saranno le solite lobby o i vari contestatori isolati e fanatici del no a tutti i costi a condizionare le scelte delle politica».
E' anche il motivo per il quale il presidente della Regione ha lanciato la costituzione del "tavolo delle responsabilità" «per un ampio confronto di tipo politico che si misuri su strategie di ripresa a lungo termine».
L'assessore Gatti, dal canto suo, ha ribadito la volontà di istituire una task -force o unità di crisi, un organismo estremamente operativo e composto dal presidente delle Regione, dagli assessori al Lavoro ed allo Sviluppo Economico e da un unico rappresentante delle organizzazioni sindacali, da un esponente di quelle datoriali, da un tecnico e da un membro dell'opposizione.
«Non sarà uno dei tanti tavoli dove si parla tanto ma non si decide mai nulla – ha affermato Gatti – e nel frattempo, come primo impegno, abbiamo avviato la ricostituzione del Cicas, il Comitato di intervento per crisi aziendali e di settore, e per martedì sarà pronto un documento che la Giunta regionale intende sottoporre e condividere con sindacati, imprenditori, maggioranza ed opposizione per l'applicazione di un metodo operativo. Altrimenti, - ha concluso - si continuerà a navigare a vista, inseguendo le emergenze occupazionali ed economiche che via via si manifesteranno senza avere la possibilità di incidere sulla realtà dei problemi».
Al Governo regionale le associazioni di categoria hanno chiesto particolare attenzione ai processi di semplificazione amministrativa, di sburocratizzazione della struttura regionale, alla lentezza dei processi decisionali ed hanno auspicato un intervento autorevole per sbloccare quel miliardo di euro di lavori pubblici che in Abruzzo potrebbe risollevare in parte l'economia. Intanto, in relazione all'edilizia residenziale, Chiodi ipotizza interventi di social housing, progetti di edilizia sociale che gli enti avviano insieme ai privati, per riuscire ad utilizzare i fondi bloccati del Piano casa.



21/02/2009 11.05