Lavoro, Chiodi: «non voglio operazioni di facciata»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Arrivare alla stesura di un documento condiviso per dare prime risposte alla profonda crisi economica ed occupazionale che sta attraversando la nostra regione». D’ALESSANDRO (PD): «SERVE MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA»
E' la proposta del Presidente Gianni Chiodi avanzata e accolta ieri in Consiglio regionale a chiusura dei numerosi interventi che hanno caratterizzato la seduta.
Su questo documento si concentreranno maggioranza e opposizione per individuare misure urgenti atte a fronteggiare la crisi, a rilanciare lo sviluppo economico e produttivo.
«Non intendo fare operazioni di vetrina - ha aggiunto Chiodi nel suo intervento - poichè alcune misure urgenti proposte fin qui non hanno una copertura realistica, si scontrano con la realtà, ossia con le effettive possibilità della nostra Regione. Abbiamo il dovere, però, di essere fiduciosi ma non si pensi di passarci una fiaccola pensando di scaricare proprie responsabilità, con la consapevolezza che tanto nessuno avrà fiato sufficiente per spegnerla. Chi fa questo, fa demagogia e prende in giro i cittadini abruzzesi. Di qui la necessità di rimanere uniti».
«Ci troviamo di fronte una sfida importante - ha detto il vice presidente e assessore alle Attività produttive, Alfredo Castiglione - con una crisi economica che sta assumendo proporzioni rilevanti, una contrazione dei consumi, degli acquisti e della produzione. Il nostro compito deve essere quello di ottimizzare l'utilizzo dei fondi strutturali, adattare questo sistema di finanziamento alle mutate esigenze di questa regione, proiettata verso una nuova competitività. Dobbiamo ritrovare l'orgoglio abruzzese individuando insieme la cura migliore per debellare questo male che attanaglia il territorio».

GATTI: «FARE FRONTE COMUNE»


L'appello a fare fronte comune contro la crisi economica è arrivato anche dall'assessore al Lavoro, Paolo Gatti.
«Attualmente in Abruzzo - ha sottolineato Gatti - abbiamo circa 120 aziende in crisi e circa 13 mila cinquecento lavoratori in cassa integrazione ordinaria ma anche 4 mila unità lavorative in mobilità. Situazione certamente figlia della crisi globale e che si sta ripercuotendo in Abruzzo - ha aggiunto - in maniera preoccupante. Non serve, però, fare la lista della spesa delle varie emergenze».
Per l'assessore «occorre individuare metodi e tavoli nei quali lavorare insieme e percorsi per decidere le priorità da affrontare».
Gatti ha poi ricordato la recente ricostituzione del Cicas da parte della Giunta regionale, concepito come un «pronto soccorso finalizzato anche ad attivare gli ammortizzatori in deroga» e l'idea di costituire «una task force o unità di crisi che funzioni in modo snello ed operativo con l'obiettivo di lavorare ad un nuovo modello di sviluppo. Organismo di cui faranno parte il presidente della Regione, gli assessori interessati, un rappresentante dell'opposizione ed un esponente delle forze sindacali, uno in rappresentanza di quelle datoriali e una figura tecnica».
Intanto, Gatti ha riferito degli incontri già avviati con le organizzazioni sindacali e di quelli in calendario nei prossimi giorni a cominciare da quello di domani pomeriggio a Pescara con le organizzazioni datoriali.
«Auspico che si arrivi ad un incontro generale - ha concluso Gatti - a cui partecipino anche i sei capigruppo dell'opposizione, oltre a sindacati ed esponenti del mondo produttivo, per trovare un momento di sintesi e di condivisione delle scelte».

20/02/2009 9.26

D'ALESSANDRO (PD): «SERVE MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA»


«Al di là dei toni pacati e dei reiterati appelli all'unità sulle grandi questioni che riguardano l'Abruzzo», ha commentato il capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro, «è emersa una chiara inconsapevolezza da parte della maggioranza del momento drammatico che vivono migliaia di lavoratori, disoccupati, precari e le loro famiglie. Di fronte alle nostre proposte la maggioranza non ha fatto altro che prendere tempo per cercare di arrivare ad un documento condiviso da discutere nel prossimo Consiglio regionale».
D'Alessandro spiega che la minoranza si aspettava «una maggiore capacità di lettura di ciò che sta avvenendo in Abruzzo e la consapevolezza dei suoi drammatici effetti: purtroppo non è così. Abbiamo comunque accettato il rinvio, proprio per favorire la costruzione di una coscienza comune sulla necessità di fare subito perchè la crisi non può aspettare».
E' apparso «singolare e piuttosto debole», conclude D'Alessandro, «la posizione del presidente Chiodi sui fondi tagliati all'Abruzzo, per circa 150 milioni di Euro dal Governo Berlusconi. Quei fondi sarebbero andati agli Abruzzesi, alle famiglie, alle piccole e medie imprese. Il presidente ha perso una grande occasione per difendere le ragioni dell'Abruzzo e degli Abruzzesi - ha detto ancora D'Alessandro - ha preferito gli obblighi di militanza al centro destra: quelli di chinare il capo a Roma, sacrificando le ragioni dell'Abruzzo che lui dovrebbe rappresentare e che in questo caso, drammaticamente non ha fatto. Ha preferito ancora inspiegabilmente attaccare i Presidenti delle Province, colpevoli secondo lui di occuparsi dei problemi della crisi. Forse dovrebbero fare come il centro destra: far finta che non ci siano».

20/02/2009 10.54