Petrolio: il futuro della regione è… nero

Alessandro Biancardi

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Petrolio: il futuro della regione è… nero
ABRUZZO. La nostra regione sta profondamente mutando la sua immagine e da regione dei parchi potrebbe avviarsi ad essere la regione degli idrocarburi. Gli ambientalisti presentano un dossier con dati ufficiali del ministero.
L'Abruzzo ha oggi quasi la metà (49,11%) del proprio territorio interessato da attività legate alla ricerca, l'estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi e circa i tre quarti dei Comuni abruzzesi (221), per un totale di quasi l'80% della popolazione regionale interessata (1.045.488 abitanti), ne sono ormai coinvolti.
Tutte le province sono colpite: si va dal 77,7% del territorio della provincia di Chieti, al 71% di quello della provincia di Pescara, al 67,5% di quello della provincia di Teramo fino al 21,9% di quello della provincia di L'Aquila.
Nelle tre province costiere (Teramo, Pescara e Chieti) la percentuale di abitanti che vivono nel territorio interessato da attività legate agli idrocarburi supera sempre il 90%.
E se sulla terraferma la situazione è allarmante, a mare la situazione non migliora: 5.639,60 chilometri quadrati del mare antistante la costa abruzzese sono interessati da permessi di ricerca, concessioni ed estrazione di idrocarburi.
Il dossier presenta anche lo studio storico dei pozzi scavati in Abruzzo: al 31 dicembre 2007 sono state effettuate in Abruzzo 722 perforazioni, concentrate essenzialmente nella fascia pedemontana e collinare costiera.



Questa mattina, presso la sede del Centro Servizi del Volontariato di Pescara, in occasione del quarto anniversario dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Angelo Di Matteo, Presidente di Legambiente Abruzzo, e Dante Caserta, Presidente di WWF Abruzzo, hanno presentato il “Dossier sullo stato dell'arte della ricerca e della coltivazione degli idrocarburi in Abruzzo”.
La scelta di presentare il Dossier in occasione dell'anniversario del trattato internazionale che prevede l'obbligo in capo ai Paesi sottoscrittori di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti, non è certo casuale.
Il Dossier contiene uno studio dettagliato elaborato grazie ad una serie di approfondimenti dei dati ufficiali del settore reperiti presso il Ministero dello Sviluppo Economico intrecciati con i dati ISTAT territoriali.
Per la prima volta, viene presentato, in maniera organica, il quadro, aggiornato al 31 gennaio 2009 e riferito ad ogni singolo comune abruzzese, della geografia degli idrocarburi regionale.
È così possibile oggi conoscere il reale stato della situazione e verificare per ogni comune abruzzese se ci sono istanze avanzate, concessioni rilasciate, ricerche o estrazioni già avviate.
Per ogni istanza o concessione è possibile sapere se riguarda petrolio o gas, estrazione o stoccaggio.



Legambiente e WWF esprimono «forte preoccupazione per la situazione venutasi a creare in Abruzzo ad oggi non gestita dalla Regione e dagli Enti locali e condizionata esclusivamente dagli interessi delle compagnie petrolifere nazionali ed internazionali».
«Nel giro di pochi anni», è stato detto, «a partire soprattutto dal 2005 e dal 2006, il numero di istanze e concessioni è fortemente aumentato portando la regione Abruzzo ai primi posti tra le regioni italiane interessate da attività legate allo sfruttamento di idrocarburi. La vicenda, giunta all'attenzione dell'opinione pubblica e politica solo grazie alla mobilitazione dal basso di comitati locali ed associazioni ambientaliste che si sono opposti alla proposta ENI di realizzazione il Centro Oli di Ortona, pone l'accento, oltre che sulla legittima partecipazione delle popolazioni ai processi decisionali, sulla vocazione di un territorio».
L'Abruzzo è di fronte ad una scelta da compiere subito, dato che sarà impossibile far coesistere le ragioni del petrolio con le ragioni di oltre mezzo secolo di economia consolidata fatta di agricoltura e turismo, le vere vocazioni di questo territorio.
Per questo Legambiente e WWF chiamano all'impegno per primi proprio quei Comuni che vedono il loro territorio oggetto di istanze e concessioni spesso, senza neppure saperlo.
Per loro le Associazioni hanno messo a punto una bozza di lettera da inviare alla competente direzione generale del Ministero dello Sviluppo Economico affinché chiedano di essere messi a conoscenza di quanto si sta decidendo a livello nazionale per il loro territorio e affinché vengano coinvolti nei processi decisionali.
Il secondo impegno, Legambiente e WWF, lo chiedono alla Regione Abruzzo. Apprezzando le sue dichiarazioni in merito alla non realizzabilità del Centro Oli ad Ortona ed aspettando la concretizzazione dell'atto legislativo che dovrà portare allo stesso obiettivo della legge “blocca Centro Oli” votato dal precedente Consiglio regionale, le due Associazioni chiedono al Presidente Chiodi un incontro per illustrargli i contenuti del Dossier e per chiedere che la Regione si faccia promotrice di un tavolo di confronto che serva ad affrontare nel suo quadro generale la situazione venutasi a creare in Abruzzo.

16/02/2009 14.34