I consigli provinciali dicono no all'abolizione delle Province

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. No all'abolizione delle Province, si ad una ridefinizione del loro ruolo. Approvato l'ordine del giorno dell'Upi. * VAI AL FORUM

Questa la decisione presa dall'assemblea presieduta da Filippo Pasquali nella seduta di questa mattina dedicata proprio alla discussione sul "ruolo delle Province nel progetto di riforma delle autonomie locali".
Riunione che ha fatto registrare anche l'intervento di Stefano Civitarese Matteucci, avvocato e professore di Diritto pubblico dell'università "Gabriele d'Annunzio" di Pescara-Chieti, sulla storia delle Province.
Sono stati dodici i voti favorevoli che hanno permesso l'approvazione, a maggioranza, dell'ordine del giorno proposto dall'Unione delle Province d'Italia (nella versione integrata con le "raccomandazioni" richieste da Sandro Di Minco, capogruppo di Rifondazione comunista volte tra l'altro «a bloccare l'istituzione di nuove Province») che, in sintesi, chiedeva «che sia ridefinito il ruolo delle Province».
Una sola astensione, quella di Pasquali, che spogliatosi dei panni di presidente del consiglio, ha agito in polemica personale con L'Upi nazionale.
Per questo, a margine della riunione, ha motivato la sua decisione, che pure ha suscitato risentimento da parte dei consiglieri del centrosinistra come Nino D'Annunzio (Pd) spiegando «che la sua astensione è stata dettata dalla non condivisione dell'atteggiamento dell'Upi nazionale che è stata troppo tollerante verso il proliferare di nuove Province».
Da segnalare inoltre che i lavori si sono aperti con la protesta di Di Minco e D'Annunzio che hanno lasciato l'aula per dieci minuti (il primo ha anche affisso al suo posto un cartello col simbolo del Prc e la scritta «Lavori sospesi per "sbarramento" in corso») contro l'introduzione della soglia al 4 per cento per le prossime elezioni europee.
Infine, una comunicazione di servizio: lunedì, alle 10,30, nella sala dei Marmi, si terrà in seconda convocazione il consiglio provinciale, dedicato soprattutto ad affrontare lo stato della tutela dell'ambiente nel Pescarese, che lunedì scorso è saltato per mancanza del numero legale.


STESSA DISCUSSIONE IN PROVINCIA A TERAMO

È stato approvato all'unanimità l'ordine anche dal consiglio provinciale di Teramo lo stesso ordine del giorno.

In apertura il presidente del Consiglio Ugo Nori ha sottolineato che «in Italia una minoranza vuole rimettere in discussione il ruolo delle Province, si tratta di una polemica sterile che non può che spingerci ad accelerare ulteriormente il processo di riforma delle autonomie locali».
È poi intervenuto il professor Stelio Mangiameli, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Teramo, che ha svolto una disamina sul ruolo delle Province sia in una prospettiva storica sia in relazione alle esigenze, sempre più complesse, di coordinamento delle aree vaste che le vedono attualmente protagoniste. «Il Paese ha urgente bisogno della riforma degli enti locali – ha concluso Mangiameli – e questa riforma va compiuta con grande consapevolezza, altrimenti è a rischio anche il federalismo fiscale».
Diversi gli interventi dopo l'apertura del dibattito. A ribadire la capacità delle Province di «interagire rapidamente con il territorio», soddisfacendone i bisogni anche immediati, è stato il parlamentare dell'Italia dei Valori Augusto Di Stanislao. Dai banchi dell'opposizione il consigliere Rando Angelini (Pdl) ha auspicato con forza che si restituissero «vere funzioni» in particolare al Consiglio provinciale.
Il Presidente, Ernino D'Agostino, ha ricordato invece il «ruolo fondamentale delle Province, scolpito nella Costituzione ma anche nei fatti che vedono accresciuti i loro compiti rispetto al passato. Un ruolo che consente alla Provincia di essere strumento sia di semplificazione amministrativa sia di offerta di servizi essenziali ai cittadini».
Nel corso della seduta è stato approvato, con l'astensione dell'opposizione, anche l'ordine del giorno proposto dal consigliere di Rifondazione, Raimondo Sfrattoni, contro la proposta di legge che tende ad inserire uno sbarramento del 4% nella legge elettorale europea.

COSTANTINI: «SI' ALL'ABOLIZIONE»

Favorevole all'abolizione delle Province, invece, il consigliere regionale dell'idv Carlo Costantini. «E' il momento delle scelte», ha detto Costantini, «ed io, tra la possibilità di disporre di circa 12 miliardi di euro 'puliti' per infrastrutture, ammortizzatori sociali e credito alle imprese e quella di tenere in vita le province non ho alcun dubbio, scelgo di rinunciare alle province.
In Italia abbiamo accumulato negli anni un debito pubblico gigantesco e a questa difficoltà di partenza si è aggiunta, negli ultimi mesi, una crisi economica senza precedenti, che rischia di consegnarci nei prossimi mesi qualche milione di nuovi disoccupati».
Costantini chiede se «possiamo ancora permetterci un ente che spende circa il 75% del suo budget solo per mantenersi in vita (stipendi, indennità, incarichi, consulenze etc.) e destina solo il 25% agli investimenti? Io penso proprio di no».

30/01/2009 15.07