Filcem Cgil:«Sul centro oli si decida obiettivamente e con dati alla mano»

Alessandro Biancardi

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Filcem Cgil:«Sul centro oli si decida obiettivamente e con dati alla mano»
ORTONA. Un appello accorato,un invito ad una più attenta, oggettiva e razionale valutazione degli effetti possibili. Si è riunita ieri l'assemblea dei lavoratori dell'Eni di Ortona, iscritti alla Cgil, comparto chimica, energia, manifattura.
Il problema è sempre quello della realizzazione del centro oli e della futura proliferazione del settore energetico-petrolifero nella nostra regione. Parte così l'ennesimo appello alla classe politica, e non solo, di affrontare il tema nella maniera «più oggettiva possibile».
L'assemblea dei lavoratori ed il sindacato hanno chiesto all'Eni il mantenimento degli accordi sottoscritti, a partire da quello più importante dell'11 settembre 2001 che ha segnato il via alla procedura per la costruzione della mini raffineria ad Ortona e che allora ebbe l'assenso di tutta la classe politica abruzzese.
Da alcuni mesi l'Eni ha dichiarato - visti i problemi sorti dalla mobilitazione dei cittadini e dalla conseguente legge regionale che ha congelato il progetto di costruzione- di smantellare tutti gli insediamenti ancora presenti nella nostra regione, non ultimo il distretto che da oltre vent'anni si trova proprio nella zona industriale di Ortona.
Questo come si è detto più volte porterebbe alla crisi dell'indotto che coinvolge numerose imprese locali oltre ad un impoverimento di quelle attività che gravitano intorno allo scalo portuale.
«E' necessario», ha detto il segretario regionale Filcem, Nicola Primavera, «che la politica abruzzese a tutti i livelli recuperi il ruolo, come si suol dire, con la "p" maiuscola, e che valuti con lucidità cosa potrebbe significare per lo sviluppo industriale della nostra regione un'eventuale decisione di disimpegno totale dell'Eni».
«Noi siamo convinti», ha aggiunto Primavera, «che tutte le nuove iniziative siano esse industriali, artigianali, agricole, turistiche, e tutte le innovazioni previste dai nuovi piani di sviluppo, in qualsiasi settore produttivo, provocano immancabilmente delle trasformazioni degli equilibri del sistema. Questo deve significare l'obbligo per chi realmente rappresenta la popolazione di chiedere garanzie e verifiche continue ed aggiornate soprattutto in materia ambientale. Non bisogna rischiare, come sta avvenendo, di porsi come un freno al progresso cercando di trovare per qualsiasi investimento ed innovazione un motivo per essere sempre contro».
Il sindacato, dunque, rinnova il suo invito a chi si sta battendo per evitare la realizzazione del centro oli di valutare con attenzione ed obiettività il danno che starebbero provocando allo sviluppo dell'intera regione.
«La presenza dell'Eni nella nostra regione rappresenta da oltre cinquant'anni un forte volano per lo sviluppo industriale», ha spiegato il segretario provinciale Filcem, Carmine Torricella, «lo testimoniano gli insediamenti di Valle Cupa di Alanno, Montalfano di Cupello, Pineto, Torrente Tona di Rotello e Santa Maria Imbaro di Lanciano, impianti che si sono sempre caratterizzati per la grande capacità tecnica ed il forte rispetto per la tutela dell'ambiente, della sicurezza e della salute dei procuratori, intorno ai quali si trovano anche i più grandi insediamenti industriali del centro sud».
L'assemblea dei lavoratori Eni ed il sindacato invitano tutte le parti «ad essere rispettosi e ad una presa di coscienza su cosa si starebbe realizzando per il sito di Ortona prima di parlare con facilità di «distruzione di un territorio» e sollecitano «un deciso intervento da parte della nuova giunta regionale per l'apertura di un serio confronto con la multinazionale che possa portare alla difesa degli insediamenti già esistenti nella regione e far sì che non si perda una seria occasione di sviluppo per la zona di Ortona, per la provincia di Chieti e per l'Abruzzo».

ABRUZZO SOSTENIBILE:«…ALLORA TRATTIAMO E PARLIAMO DI ROYALTIES E GARANZIE…»

«Il problema fondamentale e' economico, finanziario, politico-strategico», spiega Attilio Di Mattia dell'associazione Abruzzo Sostenibile.
«Se vogliamo far diventare la regione Abruzzo una regione dedita all'estrazione se ne puo' parlare ma poi non mi sembra giusto rimpinzare i cittadini abruzzesi con slogan ad effetto pro-turismo», spiega, «Mi viene da ridere solo a pensare che l'assessore Di Dalmazio sia ora responsabile turismo delle Regioni. Se si decide che l'Abruzzo debba avere il ruolo di regione da spremere per il “bene” dell'Italia invece che di regione dei vini e del sole, allora bisogna con “dati alla mano” parlare di royalties. Perche' in Abruzzo sono attorno al 7% dell'estratto quando in Norvegia, Venezuela e Libia, Stato tanto amico dell'Italia le royalities sono 6 a 10 volte piu' alte? In piu' l'Eni se tanto tiene all'Abruzzo dovrebbe siglare un contratto a 150 anni che garantisca occupazione a 5 generazioni nonche' utilizzare metodologie sicure di estrazione, piu' avanzate di quelle che hanno in cantiere».
«Voglio ricordare al caro sindacalista», aggiunge Di Mattia, «che esiste una teoria economica che si chiama “dutch disease” ovvero un concetto economico che mira a spiegare la relazione che esiste tra l'estrazione di risorse naturali ed il declino in altri settori del terziario e manufatturieri, creando allo stesso tempo una de-moralizzazione. La teoria si fonda sul concetto che una crescita dei ricavi nel settore dell'estrazione de-industrializza o de-terzializza l'economia regionale rendendo gli altri settori meno competitivi ed allo stesso tempo facendo in modo che i servizi pubblici si inciuciano con gli interessi di aziende dell'estrazione. Si rifletta dunque. Ci vuole chiarezza e trasparenza per parlare obiettivamente. Cosa che è mancata in Abruzzo e continua a mancare»


27/01/2009 8.58