Del Turco: «su di me cadute tutte le accuse»

Alessandro Biancardi

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Del Turco: «su di me cadute tutte le accuse»
RIVEDI L'INTERVISTA ABRUZZO. Sembrava il Del Turco dei tempi migliori quello che ieri sera ha partecipato alla trasmissione televisiva Niente di Personale su La7 e si è lasciato intervistare da Antonello Piroso. * DISCUTINE NEL FORUM

Tranquillo, volto sereno, animo sereno, lui per nulla stressato dalla vicenda giudiziaria che lo ha cancellato per ora dalla faccia della politica. Del Turco a sei mesi dall'arresto non è più presidente della Regione Abruzzo ma ha sicuramente recuperato la forma di un tempo.
Ieri sera è apparso decisamente più tranquillo e rilassato che nelle interviste delle settimane precedenti (prima tra tutte quella di Bruno Vespa dove rispondeva in modo aggressivo).
Una tattica o la realtà, impossibile dirlo ma l'ex governatore sta giocando bene le sue carte, quelle della partita con il pubblico, ovvero i cittadini che molto più velocemente di un giudice emettono la propria sentenza.
Del Turco è colpevole o innocente?
I tempi biblici della aule di tribunale lo diranno un giorno ma l'imputato eccellente in tv preme l'acceleratore, senza indugio, verso un'unica direzione.
Ed alla fine la sensazione che se ne ricava (che ne ricava lo spettatore che magari conosce poco la vicenda) è: "Del Turco vittima di un errore giudiziario", "vittima delle accuse infamanti di un imprenditore disonesto", "nessuna prova hanno i giudici", "i pm hanno creduto ad Angelini senza alcun riscontro, anzi commettendo errori grossolani".
«Sono molto sereno, sono un uomo libero e non posso andare all'estero a rincorrere soldi che ho messo chissà dove», ha detto ironicamente riferendosi al divieto di espatrio, ultima misura cautelare rimasta in piedi, e ai presunti soldi intascati che secondo la procura si troverebbero all'estero.
Ma la sua tranquillità, lo conferma sempre in tutte le interviste, «sono proprio quei 6 milioni di euro che secondo l'accusa avrebbe ricevuto da Angelini, re della sanità Abruzzese.
«Ma dove si nascondono tanti soldi?».
Gli inquirenti hanno trovato qualcosa? La risposta è stata: «Che io sappia no».
Nessuna notizia in tal senso e poi subito: «i soldi non si possono rintracciare perchè non ci sono».
Ma su quelli spariti ad Angelini o girati a qualcun altro Del Turco ha più certezze: «li avranno portati all'estero…». In una precedente esternazione aveva indicato anche qualche particolare in più: «grazie a commercialisti esperti».

«CROLLATE TUTTE LE ACCUSE»

E sebbene il processo non sia ancora cominciato per l'ex governatore ormai tutte le accuse sono crollate: «Tutto si basa esclusivamente sulle accuse di Angelini», ha detto. «Il 14 luglio, giorno del mio arresto, il procuratore Trifuoggi disse che c'era una montagna schiacciante di prove a mio carico. Io con una montagna di prove pensavo ci sarebbe stato un processo per direttissima invece è arrivata prima la democrazia poi la giustizia. In Abruzzo ci sono state nuove elezioni, adesso c'è un nuovo presidente. Le indagini, invece, sono allo stesso punto del 14 luglio, e le accuse sono state tutte smentite dai fatti. Anzi hanno dovuto chiedere una proroga alle indagini proprio perché stanno ancora cercando…».
Del Turco ha poi ribadito che «non esiste nessuna intercettazione che mi incastra. Non esiste nessuna registrazione telefonica tra me e Angelini. Questo signore dice di essere venuto a casa mia 19 volte… ma una telefonata per dire che era in ritardo poteva farla?».
Un'idea su come siano andate le cose Del Turco ce l'ha: «gli inquirenti hanno seguito i prelievi di denaro che Angelini faceva e poi li si facevano coincidere con le volte che è stato a casa mia».
Perché, ha raccontato Del Turco «è vero» che l'imprenditore della sanità andava a trovarlo a casa.
«E' venuto da me quattro, cinque volte. Io gli ripetevo che non avevo nulla da dirgli. Lui mi diceva che aveva paura di essere arrestato…e questo è un punto grottesco perché alla fine hanno arrestato me».
Il secondo argomento che si toccava sempre durante gli incontri era la «paura di Angelini che con la nuova giunta erano iniziati controlli che non c'erano mai stati prima e lui veniva sempre beccato. Devo dire che lui non era il solo e non era nemmeno il peggiore…perché i peggiori sono i moralisti che scava scava e sotto trovi il cialtrone».

«LA SANITA' CON NOI STAVA ANDANDO…»

Del Turco ha poi spiegato quello che stava facendo la sua giunta in tema di Sanità. «Angelini in passato ha avuto problemi con la giustizia», è intervenuto il giornalista Piroso. «Se era soggetto noto alle cronache, un potenziale truffatore, perchè non gli si sono ritirate le convenzioni?»
«Quello che stavamo facendo noi», ha replicato Del Turco, «aveva una efficacia maggiore. Il mancato accreditamento da parte nostra avrebbe portato alla chiusura certa di 3 cliniche e avremmo mandato per strada centinaia di lavoratori».
Del Turco ha poi raccontato che il giorno del suo arresto è stato il giorno prima che in giunta arrivasse una delibera sul riordino della sanità: «stavamo per stabilire la riduzione delle tariffe e la riduzione dei posti letto alle cliniche private».
E subito dopo è arrivato il commissario Gianni Redigolo: «Dio salvi Berlusconi e Prodi, per l'arrivo del commissario. Lui ha scoperto che i nostri conti andavano bene e nella direzione del riordino».



«PERICOLO FEDERALISMO FISCALE…»

Non sono mancate le solite frecciate al suo vice Enrico Paolini (che non ce l'ha fatta a rientrare nel nuovo consiglio regionale) e ad una parte della giunta che «ha remato contro la modernizzazione dell'attività di governo. La Sanità ha sostituito dopo il 1993 il sistema in cui i partiti si impiantavano nel territorio. Quando si esauriva la possibilità di dare incarichi arrivava l'ospedale. Serviva per dire che quel territorio era importante. E lo Stato ha sbagliato ad aumentare i soldi per la Sanità».
Del Turco si è detto preoccupato anche per il Federalismo fiscale: «io condivido il principio di base ma se lo Stato non controllerà saranno guai».
Ancora una volta Del Turco ha ripetuto il trito ritornello di una sanità preda della politica e amministratori che solo attraverso questo settore vincono le elezioni, ha parlato di sperpero di denaro enorme e di soldi che passano dai privati ai politici…

«MILIA UNICO AVVOCATO FORTE D'ABRUZZO»

Si è finiti poi a parlare anche dell'avvocato scelto da Del Turco, Giuliano Milia, stesso legale di Luciano D'Alfonso (ex sindaco di Pescara), Enzo Cantagallo (ex sindaco di Montesilvano), Giancarlo Masciarelli (ex presidente Fira), Sabatino Aracu (Pdl).
Come mai questa coincidenza?
«In Abruzzo», ha detto Del Turco, «non ci sono avvocati in grado di sostenere processi del genere. Io non lo conoscevo nemmeno… mi è stato suggerito da amici che me lo hanno consigliato».
E sulle accuse di Di Pietro di aver preso lo stesso legale di altri indagati l'ex presidente ha detto che l'ex pm di Mani Pulite «si dimentica il diritto ad essere assistito dal migliore avvocato possibile».
Ma sempre a Di Pietro Del Turco ha dato la sua solidarietà per le vicende giudiziarie che stanno riguardando il figlio: «Non riesco a vedere l'idea», ha detto, «di mettere sotto Di Pietro per qualche intemperanza. Montare un processo familiare mi sembra assurdo ed è come se si volesse far ricadere sui padri la colpa dei figli».

AMICI CHE NON LO SALVANO PIU'

Del Turco ha anche raccontato che da dopo il suo arresto alcuni "amici" lo ignorano. Nessun saluto e «nei giorni di pioggia, ho notato in questi giorni, abbassano l'ombrello per non farsi vedere».
Non sono mancate critiche al nuovo commissario del Pd Brutti: «lui ha la fisiognomica di Andrei Vishinski, la pubblica accusa che portava dritto dritto al plotone d'esecuzione.. io glielo dico sempre. Sono stato molti anni parlamentare con lui», ha continuato, «ma non sono mai stato d'accordo con lui. Da anni ricopre sempre la stessa funzione: è il guardiano delle inchieste delle procure. Ho questa riserva mentale nei suoi confronti. Mi sento più titolato dal procuratore Trifuoggi che oggi mi accusa che da Brutti».

IL FUTURO

Sul futuro in politica c'è un grosso punto interrogativo: «La mia ossessione adesso è il processo». Ha detto che non si candiderà alle europee con il Pdl, solito a prendere qualche socialista tra le sue fila, ma non esclude un ritorno in politica.
L'intervista si è chiusa con la citazione, letta da Piroso, di una frase storica di Craxi: "Voi, quando siete nel sindacato, siete dei rompicoglioni, quando uscite dal sindacato siete solo dei coglioni".
«E' esatto», ha chiuso con una risata Del Turco.

Alessandra Lotti 24/01/2009 9.57