L’Inps revoca l’indennità di accompagnamento ai malati ricoverati

Alessandro Biancardi

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LA DENUNCIA. ABRUZZO. Una lettera dell'Inps che sta raggiungendo parecchi cittadini potrebbe creare un polverone. Chi ha già ricevuto la lettera ha storto il naso perché ha compreso bene il rischio al quale si va incontro.

Nella missiva che sta arrivando in questi giorni, infatti, l'Inps chiede agli invalidi titolari di indennità di accompagnamento se siano ricoverato a titolo gratuito in qualche istituto (in modo gratuito o a pagamento) o se lo siano stati in passato.
In caso di ricovero dell'invalido, anche quando questi sia assolutamente inabile a provvedere ai bisogni della propria vita quotidiana, ci sarà la revoca o la sospensione della prestazione per il periodo del ricovero.
Ma qui nasce la protesta: «questa normativa», spiega un nostro lettore che ha ricevuto quella lettera, «è gravemente lesiva delle categorie svantaggiate che spesso, proprio nelle strutture ospedaliere necessitano di un supplemento di assistenza da parte di badanti. Loro sono l' unico supporto continuo per le persone anziane o colpite da gravi malattie invalidanti».
Gli ospedali e le stesse case di cura convenzionate infatti, spesso, per economia di spesa, non forniscono personale di assistenza corrispondente alle reali necessità dell'ammalato totalmente inabile, incapace a provvedere da solo alle più elementari necessità della vita quotidiana.
«Il ruolo di un assistente che coadiuvi la struttura , spesso giorno e notte», continua il lettore, «è così indispensabile e diventa anzi ancora più oneroso il costo da affrontare per esempio per la cosiddetta assistenza notturna».
Eppure, paradossalmente, proprio in questi casi, l'Inps revoca o sospende la prestazione dell'accompagnamento, che tra l'altro è di appena 472,04 euro lordi al mese, nemmeno la metà del costo attuale di una badante e dei contributi assicurativi da pagare sempre all'Inps per la stessa.
«Si tratta di una normativa ingiusta», contesta ancora il nostro lettore, «e spero si possa intervenire a livello parlamentare o di governo per verificare la possibilità di modificarla, rimodularla o comunque fare in modo che il cosiddetto accompagnamento non sia "scippato" al malato grave proprio quando magari ne ha maggiore bisogno».

22/01/2009 9.43