Centro Oli: 3 emendamenti di Costantini, 30mila cartoline di protesta per l'Eni

Alessandro Biancardi

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Centro Oli: 3 emendamenti di Costantini, 30mila cartoline di protesta per l'Eni
* IL MINISTERO DICE SÌ AD ESTRAZIONE DEL PETROLIO TRA PINETO, ATRI E CITTÀ SANT’ANGELO
ABRUZZO. Carlo Costantini, deputato dell'Idv ed ex candidato del centrosinistra ha chiesto ieri al suo senatore Alfonso Mascitelli di presentare alcuni emendamenti al disegno di legge 1441 ter, che è ora in esame del Senato, e il numero 1195.
In particolare Costantini spiega il senso di tre di questi emendamenti, che racchiudono le preoccupazioni che sono emerse durante la campagna elettorale in Abruzzo.
Un primo emendamento si interesserà dell'articolo 16, del comma 19, nella parte in cui prevede che la valutazione di impatto ambientale, per il rilascio dell'autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo, non sia più di competenza della Regione, ma diventi di competenza dell'ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi e per la geotermia competente.
«Presenterò un emendamento», spiega Costantini, «per sostituire la competenza di questo ente nazionale la competenza della Regione Abruzzo. Credo che per interventi cosi impattanti sul territorio, di cui abbiamo parlato diffusamente in moltissime occasioni, le procedure di valutazione di impatto ambientale devono restare di competenza regionale».
Il secondo emendamento interessa sempre il comma 19 dell'articolo 16, ed interessa in particolare il permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terra ferma. Il procedimento per il rilascio di questo tipo di autorizzazione esclude completamente i comuni, il sistema delle autonomie locali. Nella parte conclusiva di questo comma è scritto infatti che il rilascio del permesso di ricerca è data comunicazione ai comuni interessati. «In buona sostanza», chiarisce Costantini, «le amministrazioni comunali dovrebbero subire a loro insaputa l'evoluzione di tutto il procedimento amministrativo finalizzato al rilascio del permesso per ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi sulla terra ferma, e dovrebbero essere posti a conoscenza del rilascio del permesso solo a procedimento amministrativo ormai ultimato. Presenterò un emendamento per fare in modo che i comuni diventino protagonisti di questo procedimento amministrativo ed abbiano in pieno la possibilità di partecipare».
Un terzo emendamento interessa il comma 20 dell'articolo 16, il quale prevede che queste norme più permissive, che attenuano il potere di contrasto del sistema delle autonomie locali e delle regioni, valgano anche per i procedimenti già in itinere, ossia per le domande già presentate. «Credo», continua il deputato, «che queste domande debbano essere disciplinate dalla precedente normativa. Diversamente, questa normativa potrebbe essere interpretata come una sorta di condono per procedimenti amministrativi avviati prima dell'entrata in vigore di questa legge che potrebbero non avere i presupposti e i requisiti necessari per andare avanti. Nessun condono, nessuna sanatoria, i procedimenti amministrativi avviati prima dell'entrata in vigore di questa legge devono continuare ad essere valutati dalla normativa previgente».
E intanto venerdì prossimo, alle 17.30 è previsto un nuovo incontro alla sala Eden di Ortona per discutere di Centro Oli.

Parteciperà all'incontro anche la studiosa Maria Rita D'Orsogna. «Si farà il punto della situazione», spiegano gli organizzatori, «e si rimarcheranno i rischi e i pericoli che comporterebbe questa deriva verso gli idrocarburi sia in mare che in terra».
Una conferenza, quindi, che ricorderà e riproporrà con i presidenti di WWF e Legambiente Dante Caserta e Angelo Di Matteo, «che il futuro ci impone di uscire dall' economia che avvelena e distrugge, per uno sviluppo reale e una economia del rispetto per le generazioni future e quindi della terra, puntando sulle energie alternative che a proposito di crisi occupazionale tanti posti di lavoro ha portato in Germania».
Verrà presentata e distribuita una cartolina– ne saranno stampate 30.000- da inviare all'Eni «nella quale attraverso una filastrocca,
si chiede di partire dal centro direzionale in dismissione dal 2001 ad Ortona, riconvertendolo a centro di eccellenza in Italia per l'innovazione tecnologica».
15/01/2009 8.48

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IL MINISTERO DICE SÌ AD ESTRAZIONE DEL PETROLIO TRA PINETO, ATRI E CITTÀ SANT'ANGELO


TERAMO. L'associazione Impronte ha scoperto che il Ministero per lo Sviluppo Economico ha accolto l'istanza per l'estrazione di petrolio nei Comuni di Pineto, Atri e Sant'Angelo.
Si arriva così a quota 4 nella provincia di Teramo dopo le istanze accolte della Petroceltic a largo della costa di Pineto-Silvi-Montesilvano; oltre alla Corropoli ed alla Colle dei Nidi, ecco spuntare la Colle San Giovanni, accolta dal Ministero il 17 dicembre scorso, che interessa un'area di circa 23 chilometri quadrati, spalmata tra i Comuni di Pineto, Atri e Sant'Angelo.
I richiedenti sono l'Eni e la Gas Plus Italiana, in partnership non solo per la San Giovanni ma anche in altre aree dello scacchiere petrolifero.
«Difficile credere in una semplice casualità», commenta Enrico Gagliano dell'associazione Impronte.
«Se ci mettiamo dentro anche il ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri contro la Legge Regionale 14 del 15 ottobre 2008, tutto sembra rientrare in un piano preordinato, volto a fare dell'Abruzzo e della provincia di Teramo una groviera ed un distretto minerario con tanto di raffinerie».
Per l'associazione chi ha pensato che «il rischio petrolio riguardasse soltanto Ortona a questo punto dovrà ricredersi e iniziare a temere anche per le sorti dell'economia teramana».
Perché il sospetto di cui parla Gagliano è che adesso si avrà la nascita di una seconda grande raffineria anche in provincia di Teramo. Dove? «Non molto lontano dalle trivelle, considerato che il nostro petrolio, acido, pesante e corrosivo, non può essere trasportato altrove e che, quindi, necessita di essere lavorato in loco».
Dove? «Dovrebbero chiederselo soprattutto quei sindaci che finora non hanno preso posizione», continua Gagliano, «e che non hanno compreso o non hanno voluto comprendere cosa significhi esattamente trasformare i loro Comuni in altrettante "colonie" delle compagnie petrolifere».
L'associazione spiega inoltre di muoversi non «per semplici "pruriti" ecologisti ma perchè, oltre alla sicurezza ambientale e personale, uscirà fortemente provata dalla petrolizzazione anche tutta l'economia locale fatta di artigiani, piccole e medie imprese, esercizi turistici e commerciali, aziende agricole».
15/01/2009 10.17








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