Arriva il 2009: la storia dell'Abruzzo accelera

Alessandro Biancardi

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EDITORIALE. ABRUZZO. Una sensazione forse per molti accomuna l'idea dell'anno appena trascorso: "quante cose sono accadute nel 2008". E' sembrato che la storia e la cronaca abbia accelerato improvvisamente per determinare cambiamenti improvvisi con conseguenze profonde nella vita della regione.
Il 2008 inevitabilmente sarà ricordato nei libri di storia per gli arresti eccellenti: quello del presidente Ottaviano Del Turco e quello del segretario del Pd e sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso. Sarà ricordato come l'anno del presunto malaffare, delle presunte organizzazioni criminali, dell'intreccio tra politica ed imprenditori, dei debiti che hanno affamato una regione che ora rischia l'agonia completa.
«Tangentopoli non è mai finita», ha detto il procuratore Nicola Trifuoggi. Si riferiva all'Abruzzo. Pare che se ne siano accorti tutti ma non si è fatto molto. Da parte nostra non siamo rimasti affatto sorpresi dagli sviluppi giudiziari: noi ed i nostri lettori ci eravamo accorti di quanto accade nella nostra regione e lo abbiamo raccontato spesso con molto anticipo e crudele verità. Mai processi mediatici anticipati ma indizi, segnali, dubbi, domande, punti interrogativi più volte scritti sulle nostre pagine a cui sempre meno spesso seguivano chiarimenti o tentativi di rimettere tutti in ordine.

E' stato così per mesi sulla questione dell'area di risulta  (nel silenzio totale o quasi totale degli altri organi di informazione), è stato così sull'opportunità dei voli di Toto offerti a D'Alfonso.
Briciole? Tangenti? Regali tra amici?
E' da mesi che ce lo domandavamo ed erano arrivate tante rassicurazioni e anche qualche accusa. E' stato così anche per la questione dei manifesti elettorali pagati con i soldi del Comune (a cui avevamo dedicato anche una galleria fotografica  e il Comune una mostra vera e propria) sugli esposti di Rifondazione sulla sanità a cui abbiamo dedicato pagine e pagine.
I lettori di Pdn erano molto preparati e non hanno subito alcun trauma né il 14 luglio scorso né il 15 dicembre.
Difficile dire cosa ci aspetta nel 2009. Il peggio sarebbe scoprire che quello che abbiamo scoperto finora è ancora poco.
Noi speriamo che il 2009 sia caratterizzato dal risveglio delle coscienze, dall'impegno civile, dalle denunce verso i soprusi e da più onestà.
C'è ancora un cammino lunghissimo da compiere e l'Abruzzo, la sua classe dirigente e la sua gente, non l'ha nemmeno cominciato. Non sembra di vedere da nessuna parte un concreto spirito di rinnovamento né concreti segnali di speranza.
Ci ritroviamo oggi a dire le stesse cose di sempre in perfetta coerenza perché noi le cose le abbiamo dette soprattutto prima, quando era molto più difficile.
Ora occorrerebbe una classe politica degna di questo nome e libera dai lacci di interessi privati ed economici in grado di prendere decisioni giuste nel momento giusto ed evitare che la crisi industriale mini la vita privata di migliaia di famiglie.
Ma con una classe politica devastata dalle inchieste giudiziarie non c'è molto da stare allegri. Colpevoli o innocenti saranno solo i processi a stabilirlo, ma nei cittadini si è insinuato il dubbio, come se non fosse già abbastanza un calo di fiducia di una Casta sempre più lontana dalla quotidianità.
Nel 2009 si chiuderà l'inchiesta sulla sanità che ha decapitato la giunta Del Turco ed ha lasciato attoniti l'Abruzzo per il calibro delle presunte tangenti… rivalutate ben oltre l'indice Istat.
Probabilmente vedremo la fine dell'inchiesta anche sull'ex sindaco D'Alfonso. Magari finirà anche l'inchiesta sullo Ial Cisl, un vero bubbone che promette risvolti inquietanti e raccontato nei minimi dettagli.
Nel 2009 cominceranno anche i processi sull'inchiesta Ciclone che ha decapitato la giunta Cantagallo e quello della Fira, il primo degli uragani che ha smosso l'Abruzzo moderno.
C'è molto da riflettere su questi eventi.
Magari nel 2009, con mente fredda e maggior distacco si potrà ragionare sul diverso atteggiamento delle persone tra le vicende Del Turco e D'Alfonso.
Nel caso Del Turco forse (sempre che le risultanze investigative vengano confermate) c'è stato un assalto alle istituzioni di un gruppo ristretto che avrebbe spremuto tutto quello che si poteva spremere anteponendo gli interessi privati e distorti a quelli pubblici. Il gruppo di potere doveva ottenere obiettivi precisi anche calpestando l'opinione pubblica e l'interesse generale, producendo così fratture e conflitti.
Diverso il caso di D'Alfonso dove le presunte "microtangenti" sono state utilizzate proprio per dimostrare la sua "innocenza": visto che c'è una così grande sproporzione tra gli appalti da centinaia di milioni e quello che avrebbe preso per sé, allora non può essere.
Chissà cosa è successo davvero, lo accerterà la giustizia con le sue pecche ed i suoi mezzi sempre più scarsi. Di sicuro colpisce il modo di intendere la politica, seppure viziata e deviata.

D'Alfonso è riuscito a creare attorno a sé una macchina del potere, blindata ed inattaccabile, una macchina del consenso in grado di accontentare tutti o quasi.
Un lavoro, uno stage, una consulenza, una poltrona, un incarico, un progetto, un appalto, una foto sui giornali, la promessa di interessamento, una parola per tutti…
Questo è molto altro con i soldi del Comune e quelli di tanti "mecenati" pronti a giocare la stessa partita del sindaco.
D'Alfonso ha avuto tuttavia più presente l'interesse pubblico rispetto a Del Turco perché ha capito che quello sarebbe stato fondamentale.
Il ritorno per la città, anche minimo, doveva esserci, magari erano molti marciapiedi e poco altro ma doveva esserci, così i pescaresi avrebbero potuto dire che D'Alfonso era il sindaco che le cose le faceva.
In che modo? E' quello che sta provando a spiegare la procura, la stessa osannata per l'arresto di Del Turco, e poi bastonata per aver toccato l'intoccabile.
Il principio di questi giorni è stato: il fine giustifica i mezzi. D'Alfonso ha fatto tanto e questo è l'importante che poi abbia violato le regole non conta. Pare che a qualcuno non interessi nemmeno che venga accertato.
Il generoso D'Alfonso ha fatto sedere alla sua mensa un numero enorme di persone ognuna delle quali ha ottenuto in cambio qualcosa ma non è detto che tutto sia avvenuto in maniera illecita.
Forse si è trattato solo di scelte inopportune, forse non di buon senso, forse tutto è avvenuto con troppa dimestichezza e disinvoltura.
E tutto questo non ha fatto bene alla democrazia. Se il consenso cresceva anche il dissenso aumentava forse in maniera esponenziale: per uno che si accontenta, 100 si indignano.
Non dimentichiamoci che D'Alfonso ha vinto per la seconda volta le elezioni, al primo turno ma per una manciata di voti. Un plebiscito quanto meno risicato.
E nella gestione del potere fondamentale è l'informazione: se D'Alfonso è stato «il miglior sindaco di Pescara» quanto è merito della informazione schierata ?
D'Alfonso alza il telefono e fa pagare un giornalista, lo alza di nuovo ed arrivano migliaia di euro di pubblicità a quella testata, commissiona progetti di comunicazione per centinaia di euro dai quali a trarne vantaggio è la "sua" amministrazione ed i media "amici".
Chi dice sì cresce, chi dice no muore di stenti.
"D'Alfonso è innocente perché tanta gente si è sollevata", si è detto.
Non è vero.
Erano pochissime le persone che si sono viste nella manifestazione in consiglio comunale (in confronto all'elettorato cittadino), con il pesante sospetto di essere stata eterodiretta ed orchestrata. Pochissime ed interessate le persone sotto casa dell'ex sindaco.
Ma fosse stata anche tutta Pescara a sollevarsi per il suo sindaco che cosa sarebbe cambiato?
Forse che i reati ipotizzati sarebbero stati cancellati o mitigati?
Per la giustizia non sarebbe accaduto, ma per l'opinione pubblica sì.
Così sarà: D'Alfonso dopo gli arresti ne uscirà rafforzato grazie anche alle inspiegabili incongruenze di un magistrato che fornirà il destro per un corollario di polemiche che l'Abruzzo non si merita.
Le tangenti rimangono, rimangono i favori e le dazioni che hanno permesso al sindaco di diventare grande ed importante ma tutto questo sembra avere un valore molto diverso dall'altra storia giudiziaria che ha travolto Del Turco.
L'Abruzzo è viziato, è inquinato, è minato e affossato, presto sarà seppellito dalle associazioni a delinquere, dalle lobbies.
Ci sono molti gruppi di «persone strettamente solidali fra loro allo scopo di conseguire, lecitamente o illecitamente, determinati vantaggi e difendere con ogni mezzo gli interessi della propria categoria». Il vocabolario De Mauro sintetizza tutto in una sola parola.
Abbiamo la certezza scientifica che questa è la ragione per cui le aziende falliranno, il lavoro manca, la qualità della vita peggiora, le tasse aumentano, la salute peggiora.
Abbiamo la certezza scientifica di come le persone oneste siano tutta un'altra cosa e che per rimanere tali compiano sacrifici enormi anche a costo di non crescere, non svilupparsi, non riuscire a sostenersi, con il rischio di sparire. Tutto dipenderà da queste persone oneste in grado di opporsi e ribellarsi, indignarsi ma soprattutto fare. Dovranno essere queste a contrastare il malaffare, ognuno nel suo piccolo. Ecco perché è necessario che nel 2009 le coscienze dell'Abruzzo si sveglino. O sarà troppo tardi per tutti.
Cose già dette anni fa in tempi non sospetti

Buon anno.


Alessandro Biancardi 27/12/2008 16.02