Megalò bis, ambientalisti: «silenzio inquietante»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Dopo il Megalò la storia si ripete»: le associazioni ambientaliste EcoistitutoAbruzzo, Italia Nostra, Marevivo e Miladonnambiente si scagliano contro la costruzione di nuovi complessi commerciali nei pressi del centro commerciale di Chieti Scalo.
I primi a lanciare l'allarme sono stati quelli del Wwf
. Poi si è accodata Rifondazione Comunista.
Adesso anche altre associazione ambientaliste vorrebbero capire meglio come sono andate le cose e come è stato possibile mantenere un tale segreto.
La costruzione del Megalò in una zona ad alto rischio esondazione è andata costantemente avanti, negli anni scorsi, insieme alle polemiche su possibili rischi.
Poi il centro commerciale è stato ultimato, c'è stata l'inaugurazione e adesso funziona a pieno regime. Probabilmente qualcuno si sarà dimenticato anche della bufera.
Ma oggi, una nuova questione, del tutto identica, si sta riproponendo.
Anche adesso come allora le notizie sono poche e non certe. Il silenzio anche quello è sempre tombale.
Le associazioni si domandano come sia potuto accadere tutto «senza che nessuno si sia accorto che c'era una fase di apertura di osservazioni per una procedura di valutazione di impatto ambientale».
Così si arriva adesso alle autorizzazioni regionali per un ampliamento del centro commerciale a livelli da renderlo tra i più grandi d'Europa.
E il tutto, con tanto di Commissariamento del bacino del Pescara, il cui scopo è di riparare i danni arrecati nel passato e prevenirne altri.
«C'è un commissario con poteri di protezione civile», ricordano le associazioni, «che non ha sentito neppure il dovere di risponderci quando gli abbiamo formulato istanze per l'esistenza di gravi rischi».
«Non è un caso, forse», continuano i comitati, «che le cose accadano durante i periodi elettorali di
rinnovo della rappresentanza. Non ci sono solo "portaborse", parenti e non, da sistemare. Ci sono anche gli amici».

10/11/2008 17.11