Pochi spiccioli per la giustizia: a Pescara 13.500 euro per le spese ordinarie

Alessandro Biancardi

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Pochi spiccioli per la giustizia: a Pescara 13.500 euro per le spese ordinarie
PESCARA. Sulla giustizia tanti luoghi comuni, molti reali qualcuno inventato: lenta, ingiusta, tardiva, faziosa, distratta.
Ma mentre tutto va, la criminalità aumenta e, nonostante le varie depenalizzazioni, il lavoro nelle procure italiane aumenta a dismisura.
Oltre ai disagi per le forze dell'ordine che hanno sempre meno soldi per operare (alcuni mesi fa si ricorderà lo sfogo del comandante della guardia di finanza che lamentava la mancanza dei soldi anche per mettere la benzina nelle auto) ci sono anche i disagi “amministrativi” strettamente connessi alla attività della giustizia.
Così la routine quotidiana è fatta di dipendenti andati in pensione e non sostituiti da anni, piante organiche sempre più magre e carichi di lavoro spesso insostenibili. Da una parte i dipendenti amministrativi, dall'altra gli uffici dei magistrati. Il carico di lavoro per un pubblico ministero per esempio è spesso enorme, capita di dover seguire inchieste talmente vaste che le “carte” riempiono una stanza intera… e bisognerà pure leggerle tutte.
Non che sia una scusa buona per allungare i tempi per venire a capo di ogni questione anche perché più tempo passa e più il salvacondotto delle prescrizioni si avvicina.
Eppure tutto sembra organizzato non per snellire, velocizzare, produrre.
E la procura di Pescara, coordinata da Nicola Trifuoggi, che è rimbalzata ultimamente sempre più spesso sulle colonne dei giornali di tutto il mondo per le inchieste scottanti (quella sulla sanità e sul caso Barretta-Klatten solo per ricordare le più recenti) come riesce a “produrre”, con quali mezzi ed in quali condizioni?
Facendo il giro dei pubblici ministeri non è difficile imbattersi in chi ricorda problemi per acquistare la carta per le fotocopie, le copertine per i fascicoli. Molti i codici li comprano da sé, così come qualcuno che ha dovuto arrangiarsi con il proprio portatile. C'è pure chi ricorda di una trasferta su una vecchia auto di servizio con il cambio rotto.
Non è certo uno scenario da sultani se si considera che per le spese ordinarie di gestione della procura di Pescara, da Roma (Ministero della Giustizia), arrivano appena 13.500 euro per 12 mesi.
Sono finiti i tempi delle “vacche grasse” quando fino a tre anni fa alla procura erano destinati “ben” 10mila euro al semestre. Poi d'improvviso il taglio che fu comunicato a luglio: «per i prossimi 6 mesi arrangiatevi con quello che avete». In cassa a Pescara erano rimasti 500 euro.
Qualche fornitore storce il naso per i ritardi sempre più frequenti nei pagamenti, qualche volta è difficile persino trovare chi sia disposto a vendere alle procure perché essere pagati dopo anni qualche problema lo crea.
C'è pure chi ha trascinato… in tribunale la procura che dal canto suo ha risparmiato almeno le spese di viaggio.
Nella cifra del budget annuale non sono comprese né le spese per le consulenze tecniche (che pure sono state tagliate negli ultimi anni) né quelle per le intercettazioni la cui spesa è diminuita di cinque volte grazie ad un appalto «spinto dalla necessità».
Al quinto piano di palazzo di giustizia la sala delle intercettazioni è attrezzata e ben fornita: è lì che passano tutte le telefonate e le conversazioni che servono a ricostruire le varie storie del malaffare locale. Ma con il budget statale mantenere le attrezzature costava troppo allora si è pensato di dare in gestione sala e mezzi con una gara che ha contribuito a scatenare virtuosismi e soprattutto ribassi.
Se prima, dunque, intercettare un numero per un giorno costava dai 25 ai 40 euro, si è passati con l'attuale gestione provvisoria ad una media vicina ai 7 euro.
E la novità sta nel fatto che con l'inizio del 2009 si procederà ad una gara ufficiale e definitiva per la sala delle intercettazioni così da poter consolidare il risparmio che almeno in questo campo sembra aver giovato.
Per il resto le auto di servizio sono vecchie e non adeguate tanto che i magistrati spesso preferiscono andare con i propri mezzi per le lunghe trasferte. Così non è difficile vedere, soprattutto nelle ricorrenze ufficiali del circondario, arrivare sindaci, presidenti e prefetti in macchinoni scuri e i procuratori in una utilitaria.
Che sia il segno dei tempi?
Nelle stanze si racconta anche di quella volta che per mancanza di fondi si dovettero riconsegnare le autovetture al concessionario per cessato leasing. In quel caso il proprietario dell'auto fu pregato di ritardare di un giorno per «esigenze di servizio urgenti».
Oggi il problema sarebbe formalmente risolto in quanto alla procura di Pescara è toccata una “Grande Punto” ma solo sulla carta; nella pratica non è mai arrivata e se ne sono perse le tracce.
Qualcuno insinua che si sia fermata a Roma…
Non va meglio nemmeno per gli acquisti di routine che da qualche tempo sono stati centralizzati ed informatizzati e passati tutti attraverso il Consip.
«Sarà un caso» fa notare una persona che pare ben informata, «ma da allora tutto costa di più. Ultimamente sono arrivati due nuovi portatili, di quelli piccoli con schermo da 14 pollici, pagati 1000 euro ciascuno: non mi pare un prezzo basso».
E non parliamo del personale.
In molti sono scontenti perché hanno richiesto un trasferimento da anni ma non possono riceverlo per ordini imposti dall'alto che li vietano nell'ambito dello stesso distretto. Così gli “interpelli” sono fermi. Gli amministrativi sono scontenti, spesso si fa sempre più uso dei part time ma quasi mai vale l'equazione due part time uguale un tempo pieno. E così molte mansioni rimangono di fatto scoperte anche per via dei turni, delle ferie, delle malattie.
Non vanno meglio i magistrati e le segreterie di pm che devono fare i conti con una mole di lavoro difficile da smaltire in condizioni normali ma se di mezzo vi si mettono maxi inchieste, quelle particolarmente delicate e laboriose, allora qualcosa bisogna pure tralasciare.
Intanto i pm attualmente al lavoro sono appena 10, 11 se si considera in servizio Filippo Guerra per i prossimi sei mesi di stanza a Gela. Gli altri tre previsti dalla pianta organica mancano da tempo e si spera che a novembre possano essere nominati almeno un paio per potersi suddividere le inchieste.
Vacante anche il posto da vice procuratore lasciato a giugno –dopo otto anni il tempo è scaduto - da Pietro Mennini che, in attesa di una nuova e gradita collocazione, svolge le mansioni di semplice pubblico ministero.
Anche così procede il lungo e faticoso viaggio verso la Giustizia.

a.b. 05/11/2008 12.33