Legge Gelmini, la protesta diventa lezione all'aperto

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L'onda non si ferma. L'attività dei collettivi studenteschi dell'Ateneo d'Annunzio continua. Archiviati striscioni e megafoni tutto adesso ruota intorno alle lezioni all'aperto.
Anche dopo la trasformazione del decreto Gelmini in legge non si placa la protesta degli studenti dell'ateneo teatino. In piazza Gian Battista Vico nella giornata di mercoledì si terranno due lezioni curriculari che avranno inizio alle ore 9.00 e si concluderanno alle ore 13.00. Si alterneranno, nell'animare la mattinata, il professor Giulio Lucchetta e il professor Giancarlo Quiriconi che parleranno, rispettivamente, della comunicazione culturale da Eraclito ad Aristotele e dell'opera di Luigi Pirandello "I quaderni di Serafino Gubbio Operatore".
«Questa iniziativa nasce dal dissenso nei confronti dei provvedimenti del governo», spiega Filippo Suessli del Movimento Studentesco Chieti- Pescara. «Consideriamo la conoscenza e la sua diffusione un diritto inalienabile che va difeso a tutti i costi».
Oltre a questo, dopo i cortei, gli slogan e gli striscioni, adesso i giovani puntano l'attenzione anche sul «confronto aperto e pubblico con i cittadini per portare nelle piazze il nostro dissenso e raccogliere la loro collaborazione».
«Non c'è», continua il rappresentante degli studenti, «in questo paese una famiglia che non sia colpita, più o meno direttamente, dai provvedimenti del governo, inoltre riteniamo suicidi questi provvedimenti che non solo distruggono il sistema della formazione e della ricerca, ma compromettono definitivamente lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro paese».
In quest'ottica si terrà giovedì, presso l'aula magna di Scienze Sociali alle ore 16.00, un'assemblea indetta dagli studenti con la collaborazione del preside di Facoltà Michele Cascavilla e di tutti i docenti, che avrà per oggetto la legge 133/08 e i suoi effetti sull'università e sul futuro di chi oggi studia e lavora nel mondo accademico. «Siamo convinti di non dover solo difendere l'università pubblica ma di doverla ricostruire attraverso il confronto dal basso».

«NON SANNO NEMMENO SU COSA STANNO PROTESTANDO»

Alternativa Studentesca Abruzzo contesta invece le manifestazioni di questi giorni e parla di «studenti manovrati da un ristretto gruppo di coetanei che, legati a gruppi estremi, continuano a far casino e a protestare senza conoscere i veri contenuti della riforma».
«Gli universitari bruciano in piazza», spiegano gli esponenti dell'associazione, «un decreto che riguarda la scuola e non c'entra niente con l'università. La sinistra», spiega ancora Alternativa Studentesca, «dice che nelle scuole elementari verrà abolito o diminuito il tempo pieno. E' assolutamente falso. E' vero invece che con il maestro prevalente e l'eliminazione delle compresenze (cioè due insegnanti per una stessa ora di lezione) ci saranno più maestri per aumentare il tempo pieno. Lo studio delle lingue alle elementari non subisce alcuna variazione».
L'associazione degli studenti parla anche degli insegnanti per i diversamente abili: «oggi sono 93.000 e rimarranno 93.000 anche in futuro».
E per le riforme che riguardano l'università l'associazione sottolinea che «gli atenei italiani producono meno laureati del Cile, che non c'è un'università italiana tra le migliori 150 del mondo, che ci sono 37 corsi di laurea con 1 solo studente, che 327 facoltà non superano i 15 iscritti, che ci sono 5 università importanti con buchi di bilancio enormi».
In Italia abbiamo 5500 corsi di laurea, in Europa la metà, -170.000 materie insegnate rispetto alle 90.000 della media europea, - Nel 2001 i corsi di laurea erano 2444, oggi 5500, - negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000. Nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro.

04/11/2008 16.09