Stentato aumento in Abuzzo per l'occupazione femminile (+0,8%)

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L'analisi della partecipazione femminile al mercato del lavoro in Abruzzo nel periodo 2004-2007 ha fatto registrare un aumento molto contenuto (+0,8 per cento) rispetto a quelle maschili (+4,4), legato soprattutto ad una consistente riduzione della forza di lavoro femminile giovanile.

Questi i dati emersi ieri nel corso del convegno che si è svolto sull'argomento all'ex Aurum aperto dalle Consigliere Regionali di Parità d'Abruzzo Loretta Del Papa e Sara Ranocchiaro.
Il tasso di attività della componente maschile è in linea con quello nazionale (74,4 per cento) con un aumento sensibile negli ultimi quattro anni (+2,17 per cento) mentre il tasso di attività femminile (49 per cento) è inferiore di quasi due punti con un decremento, nello stesso periodo, pari a -1,57 per cento.
La differenza, in punti percentuali, tra il tasso di attività femminile e quello maschile - gap assoluto di genere - è maggiore in Abruzzo rispetto alla media italiana (-25,4 contro -23,7 punti percentuali) e lo è per tutte le classi di età, ad eccezione di quella tra 45 e 54 anni.
Tra il 2004 e il 2007, inoltre, si evidenzia in Abruzzo un peggioramento in quanto tale gap è aumentato di 1,5 punti percentuali contro una diminuzione di 0,3 punti a livello nazionale.
Il miglioramento dell'occupazione ha riguardato soprattutto la componente maschile (+3,9), diversamente dal resto del paese, determinando un gap di genere nel tasso di occupazione superiore alla media nazionale (-27,3 contro -24,1 punti percentuali).
Il gap di genere nei tassi di occupazione è maggiore in Abruzzo rispetto alla media nazionale per tutte le classi di età; particolarmente negativo è l'andamento dell'occupazione giovanile femminile (-17,4 per cento), a fronte di un sensibile miglioramento dell'occupazione giovanile maschile (+18,7 punti percentuali).
Un terzo dell'incremento occupazionale ha riguardato posizioni lavorative a tempo determinato, ma anche in questo caso l'Abruzzo mostra un andamento fortemente differenziato per genere: quasi tre quarti dell'incremento occupazionale femminile è a tempo determinato, contro meno di un quarto di quello maschile.
Il tasso di disoccupazione maschile (3,9 per cento) è inferiore di un punto percentuale a quello medio nazionale, mentre il tasso di disoccupazione femminile (9,8 per cento) è superiore di quasi due punti percentuali al dato medio nazionale ed è 2,5 volte maggiore di quello maschile.
I tassi di occupazione sono doppi per le donne con almeno la laurea rispetto alle donne con la scuola dell'obbligo. Ciò non toglie che, rispetto agli uomini con pari titolo di studio, le donne siano comunque penalizzate: il gap si riduce ma non si annulla, neppure ai livelli più elevati di qualificazione.
Molto interessante l'analisi dei dati dei Rapporti, relativi al biennio 2004-2005, riguardanti la situazione del personale maschile e femminile che le aziende pubbliche e private che occupano cento o più dipendenti hanno l'obbligo di redigere con cadenza biennale e di inviare, entro il 30 aprile dell'anno successivo al biennio di riferimento, alle rappresentanze sindacali aziendali e alle Consigliere Regionali di Parità, pena l'intervento della Direzione Regionale del Lavoro che potrà sanzionare le imprese inadempienti.
Qualche dato. Le imprese esaminate appartengono per l'81,1 per cento al settore industriale e per 17,9 per cento al terziario. Sul totale degli occupati delle aziende esaminate le donne rappresentano il 26,4 per cento, il 19,6 per cento degli occupati nell'industria e il 42,6 per cento degli occupati nel terziario. La segregazione orizzontale risulta molto evidente: le donne occupate continuano ad essere presenti maggiormente nel terziario, fatta eccezione per trasporti e comunicazioni, e nei comparti industriali dell'abbigliamento e pelli e calzature. Per quanto riguarda la segregazione verticale va segnalato, rispetto alla rilevazione 2002-2003, un miglioramento dato dall'aumento delle donne dirigenti e quadro dovuto però anche in parte al comparto sanità.
La tipologia di contratto prevalente è quella a tempo indeterminato e a tempo pieno. Va però precisato che le donne rappresentano il 76,6 per cento sul totale degli occupati a tempo parziale pari al 18,8 per cento del totale delle occupate ed al 5 per cento del totale dei dipendenti.
Riguardo alla movimentazione del personale i flussi lordi in uscita e in entrata, in linea di massima, si equivalgono. Le entrate e le uscite femminili presentano rispettivamente i valori percentuali sul totale di 33,4 e 32,6. L'analisi di genere per il settore industria evidenzia entrate femminili pari al 22,4 per cento del totale con concentrazione nei settori tradizionalmente a prevalenza femminile mentre nel terziario non presenta rilevanti differenze numeriche tra uomini e donne che raggiungono nel commercio 67,4 punti percentuali. L'analisi delle uscite conferma in linea di massima tali dati.
Le donne assunte rappresentano il 33,5 per cento sul totale delle assunzioni e solo il 23,9 per cento ha beneficiato di una promozione.
Da ultimo e interessante notare che aumenta, rispetto al biennio 2002-2003, la percentuale di donne formate pari al 31 per cento contro il 18,5 per cento rilevato in detto biennio.

31/10/2008 10.03