Crisi metalmeccanica: a rischio 6.000 posti

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. In tutta la regione su 30.000 lavoratori metalmeccanici 6.000 sono coinvolti nella crisi del settore, fra cassa integrazione e ferie forzate.

Su 210 imprese sindacalizzate il 40% è in crisi.
1.000 precari sono stati mandati a casa: 350 nel Chietino, 300 nell'Aquilano, il resto nelle altre province. L'allarme è della segreteria regionale Fiom-Cgil secondo cui, se la crisi continuerà, soltanto nel Chietino si avranno presto 3.000 lavoratori in meno.
La crisi del settore, ha detto il sindacalista Antonio Di Matteo, avanza velocemente: «Solo due mesi fa stavamo contrattando gli straordinari alla Sevel» dove attualmente 600 precari sono a rischio.
Sempre in tema di multinazionali, alla Micron di Avezzano a un centinaio di dipendenti non è stato rinnovato il contratto e l'azienda ha
annunciato che dal 18 dicembre al 6 gennaio la produzione sarà
ridotta al minimo.
Alla Honda, dove per 40 interinali è cessato il rapporto di lavoro, è stato comunicato che saranno prodotte 130.000 moto contro le 160.000 dell'anno passato.
La crisi del settore metalmeccanico, ha detto Di Matteo, è sicuramente cresciuta parallelamente a quella finanziaria, ma preesisteva.
La Fiom-Cgil intende quindi avviare «un confronto vero e serrato» con Federmeccanica e governo: venerdì prossimo, 31 ottobre, a Roma, in occasione di una riunione con cinquemila delegati del sindacato, saranno presentate proposte contro la crisi e si discuterà dello sciopero in programma il 5 dicembre.

30/10/2008 9.53