Del Turco a Porta a Porta:«i giudici si sbagliano: io come Enzo Tortora»

Alessandro Biancardi

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INCHIESTA DEL TURCO. RIGUARDA I VIDEO ABRUZZO. Due ore di «spontanee dichiarazioni» da parte dell'ex presidente Del Turco intervistato "in casa" da un titubante Bruno Vespa. E' terminata all'1.30 l'autodifesa, equilibrata solo in parte dagli interventi di Antonio Di Pietro.
INCHIESTA DEL TURCO.
RIGUARDA I VIDEO ABRUZZO. Due ore di «spontanee dichiarazioni» da parte dell'ex presidente Del Turco intervistato "in casa" da un titubante Bruno Vespa. E' terminata all'1.30 l'autodifesa, equilibrata solo in parte dagli interventi di Antonio Di Pietro.


* PORTA A PORTA: RIGUARDA LA PUNTATA



I punti fondamentali della tesi difensiva di Del Turco (difficilmente sostenibili in un processo con i giudici) sono stati essenzialmente tre.
Primo punto: «Quando sono arrivato la Regione Abruzzo in tema di sanità era un far west». «Angelini ha sempre avuto un sacco di problemi con la giustizia ed era appena uscito da un processo che non lo ha visto condannato solo per una di quelle leggi che hanno cancellato la pena». «La giunta Pace è andata avanti senza regole poi siamo arrivati noi e le abbiamo create per ridurre la spesa». «Abbiamo dato fastidio alle cliniche private».
Secondo punto: «Io e gli altri siamo vittima di una colossale mistificazione», «i giudici si sbagliano, hanno preso una immensa cantonata e non sapendo come giustificare un buco nel bilancio hanno
creato questo teorema ridicolo». «Hanno creduto ad un tizio che si è inventato tutto per vendetta».
Terzo punto:«Abbiamo creato regole e stavamo per approvare un provvedimento che tagliava del 30% i rimborsi alle cliniche. Abbiamo "inventato" i controlli alle cliniche e dopo le verifiche ci siamo fatti restituire 16 milioni da Angelini».
«Siamo stati vittima dei poteri forti delle cliniche».
Tre punti fondamentali sui quali è ruotata la discussione in trasmissione, spesso ripetitiva, che vedeva in collegamento da Roma l'onorevole Pdl Giuliano Cazzola (vecchio amico dei tempi della Cgil di Del Turco e primo ad accorrere in carcere il 14 luglio per una "ispezione" ), il socialista storico Claudio Martelli e Antonio Di Pietro, mentre Vespa era a Collelongo.
Più di una volta Vespa è sembrato incisivo verso Del Turco che ha raccontato la sua verità e più volte ha cercato di scavare a fondo e di capire come fossero andate le cose.
Si è dimostrato dubbioso verso l'ipotesi di un «generale errore dei giudici» non solo verso Del Turco ma anche «verso tutte le altre persone coinvolte».
L'argomentazione dell'ex presidente è però apparsa in più punti poco convincente probabilmente anche a chi di questa storia non conosceva le carte o i protagonisti.
E' un dato incontestabile, infatti, che Angelini fosse un corruttore fin nel dna e che fosse abituato a pagare mazzette.
Lo dice Del Turco e lo dice lo stesso Angelini che si autoaccusa.
Tutto questo, però, all'improvviso cambia solo perché al potere arriva Del Turco e l'imprenditore di Villa Pini –secondo l'indagato eccellente- smette di pagare.
Una redenzione quanto meno improbabile visti i punti di partenza.
Poi Vespa ha fatto notare a Del Turco che, pur ammettendo –per ipotesi- la sua non colpevolezza per un errore dei giudici, è comunque difficile sostenere che anche per tutti gli altri possa parlarsi di
errore. Ma l'ex governatore ha insistito «io e tutti gli altri siamo vittima di un errore».
Una cantonata colossale di pubblici ministeri, giudice per le indagini preliminari, tribunale del riesame ed una trentina di inquirenti che hanno condotto le indagini e le verifiche.
Solo Di Pietro ha cercato di equilibrare il discorso parlando di «atti che ancora non si conoscono», «di riscontri e prove che diversi giudici hanno giudicato validi» di «Masciarelli come punto di
congiunzione tra i due sistemi».
Ha anche provato a far sapere ai telespettatori la stranezza di come Del Turco avesse scelto lo stesso avvocato di Masciarelli «una cosa molto strana, non trova Vespa?» ha detto Di Pietro.

«I SOLDI DI ANGELINI SONO ALL'ESTERO»

Secondo Del Turco quindi Angelini avrebbe ritirato ingenti somme dalle sue banche per portare capitali all'estero e ad ogni prelievo «si è inventato una dazione, ma i soldi non si trovano. Pensi», ha detto Del Turco, «che durante l'incidente probatorio facendo i calcoli ci si è

accorti che mancavano 2 milioni. Angelini ha avuto l'ardire di dire
che quelli se li era tenuti per le sue spese personali e tutti l'hanno
data per buona. Perché allora non ipotizzare la stessa cosa anche per
gli altri 15 milioni?»
L'ex governatore ha poi parlato di regole e di controlli alle cliniche
senza mai accennare al fatto che –come riporta l'ordinanza di custodia
cautelare- ci sono molti riscontri secondo i quali proprio tali controlli erano alquanto superficiali e condotti con metodi almeno discutibili.
Altro punto poco "stabile" è quello dei poteri forti delle cliniche contro il suo gruppo.
Del Turco ha dipinto il suo vice Enrico Paolini come il braccio operativo di Pierangeli, nemico storico di Angelini e suo concorrente.
Pur se in perenne disaccordo in questa partita Paolini, Pierangeli e Angelini giocherebbero, secondo l'ex sindacalista di Collelongo, la
stessa partita nella stessa squadra.
Si è fatto più volte leva sulle «suggestione» ed il parallelo tra il
caso di Enzo Tortora e quello di Del Turco secondo Cazzola «casi
identici di madornali errori giudiziari solo perché i giudici hanno
creduto ad un pentito».
La storia raccontata nelle 450 pagine dell'ordinanza cautelare è però
un tantino più complicata e articolata.

a.b. 21/10/2008 9.39



«DEL TURCO STRUMENTALE E BUGIARDO»

Del Turco accusa e chi si sente chiamato in causa replica. Ieri era toccato al presidente vicario Enrico Paolini che si è detto stupito di certe affermazioni. Oggi interviene anche l'avvocato Tommaso Marchese.
Marchese era stato tirato in ballo dall'ex governatore che aveva detto: «il registro dei verbali della Giunta è documento pubblico e immodificabile per questo si può andare a verificare che nella prima riunione di Giunta fu decisa la nomina dell'avvocato Marchese per un incarico in rappresentanza della Regione. La proposta fu fatta dall'assessore Enrico Paolini. L'avvocato Marchese è il legale delle cliniche private abruzzesi».
Ma il legale non ci sta: «Ottaviano Del Turco evoca del tutto impropriamente il mio nome» perché «non corrisponde al vero che, nella prima seduta della Giunta Regionale formatasi a seguito delle elezioni del 2005, tenutasi il 29 aprile di quell'anno, né in quelle successive, l'Organo collegiale mi
abbia conferito un incarico in rappresentanza della Regione».
Marchese ha ricordato che «con decreto presidenziale del maggio 2005 sono stato nominato, unitamente ai signori Alberico Di Cecco e Danilo Di Luca quale rappresentante della Regione
Abruzzo in seno al Consiglio di Amministrazione del Comitato Organizzatore dei XVI Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009».
Quindi il legale ha insistito dicendo che «all'epoca la commistione con le case di cura è del tutto fuori luogo perché non c'era nessuna necessità di assistenza visto che nel marzo 2005 avevano firmato senza il mio ausilio professionale accordi triennali con la Regione»
«In definitiva, l'esternazione del signor Del Turco mette strumentalmente in relazione fra loro circostanze del tutto prive di collegamento, sia sul piano logico, sia su quello cronologico, oltre a risultare radicalmente imprecise».



ANCHE PORTA A PORTA CONTRO PAOLINI

Nel pomeriggio di ieri, è arrivata anche la replica della redazione di Porta a Porta (prima della messa in onda). «Siamo stupiti», si legge in una nota, «per l'atteggiamento del presidente vicario della Regione Abruzzo Enrico Paolini. Alla sua portavoce - si legge ancora - che invocava un diritto di replica, il nostro coordinatore della redazione Maurizio Ricci ha detto che la trasmissione su Del Turco è chiusa e che eventuali commenti avrebbero dovuto essere rinviati a domani. Non si capisce infatti come si possa replicare a giudizi necessariamente frammentari riportati dai giornali e
senza aver visto la trasmissione. Come si potrà constatare, peraltro, non è certo Paolini l'interlocutore principale di Del Turco. In ogni caso non è mai accaduto nella storia della televisione che una trasmissione chiusa sia stata riaperta per ospitare osservazioni di una delle persone citate nel dibattito».

RIFONDAZIONE: «DEL TURCO COME CRAXI E BERLUSCONI»

Marco Gelmini e Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista dicono «grazie a Del Turco per aver ricordato che il nostro partito ha sempre contrastato il trattamento di favore che la Regione Abruzzo ha riservato alle cliniche di Angelini. Ci sembra l'affermazione più sensata dell'ex-presidente della Regione Abruzzo».
Sulle accuse della magistratura, secondo Rc, «Del Turco continua ad essere evasivo. Anche noi ci eravamo rivolti alla Procura proprio perchè aveva constatato atteggiamenti e atti assai discutibili di quei fidi scudieri che Del Turco continua a difendere. L'autodifesa di Del Turco per ora ricorda troppo quelle di Craxi e Berlusconi».
E una stoccata arriva anche per Paolini: «dovrebbe smetterla di attribuirsi anche il lavoro altrui. Gli emendamenti di cui parla, e che meritoriamente sostenne, erano per la gran parte opera di Rifondazione Comunista. Avrebbe fatto bene Paolini a sostenere anche quell'emendamento del Prc, purtroppo respinto, che proponeva la revoca degli accreditamenti a quei soggetti che non rispettavano le regole».
21/10/2008 10.11