Il Tar annulla la delibera sul tetto di spesa alle cliniche private

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il Tar dell'Aquila ha annullato lo scorso 15 ottobre la delibera di giunta regionale numero 49 del 28 gennaio 2008 in cui si stabiliva un tetto di spesa per gli accreditamenti alle cliniche private.
Sono una quindicina i ricorsi presentati al Tribunale amministrativo di altrettante case di cura (tra cui Villa Serena, Pierangeli, Spatocco, Wellness di Montorio al Vomano) per impugnare quella delibera giudicata illegittima.
Ricorsi fotocopia presentati separatamente dall'avvocato Tommaso Marchese e tutti accolti.
Secondo i privati la Giunta aveva provveduto a stabilire il tetto di spesa individuale, «provvisorio per le singole strutture» con significative riduzioni rispetto ai budgets pregressi.
«Gli abbattimenti», sostenevano le cliniche private che hanno impugnato la delibera, «non risultano proporzionali alla riduzione generale, ma diversificati per le singole strutture».
E le differenze erano notevoli: si va dallo 0%, ad esempio per la S.Raffaele di Sulmona al 23,44 % in meno per diverse strutture, tra cui la Wellness di Montorio al Vomano.
E' solo un dettaglio che ancora una volta la clinica di Sulmona che fa capo all'imprenditore Angelucci fosse favorita con tagli di budget pari allo 0% rispetto alle altre.
Un particolare già emerso in sede di inchiesta penale sulla sanità nella quale secondo l'accusatore e imprenditore Vincenzo Angelini la giunta del Turco avrebbe “ricevuto mandato” di favorire quel gruppo imprenditoriale che era proprietario anche di due giornali nazionali.
Il Tar, però ricorda come «la fissazione dei limiti dei tetti di spesa costituisce oggetto di atto autoritativo di esclusiva competenza della regioni e rappresenta un preciso obbligo dettato da insopprimibili esigenze di equilibrio finanziario e di razionalizzazione della spesa pubblica».
Quello che ha permesso al Tribunale amministrativo di cancellare la delibera, invece, è stata la provvisorietà indefinita e la aleatorietà del tetto.
Escludendo, infatti, gran parte delle motivazioni avanzate dai privati, il Tar ha ritenuto fondata l'illegittimità di un tetto di spesa «provvisorio per un periodo incerto».
Questo porterebbe destabilizzazione negli operatori privati che non sapendo su quanti soldi possono contare si potrebbero trovare ad operare anche in perdita.
Rigettata, invece, un'altra parte del ricorso in cui le cliniche private, difese dall'avvocato Tommaso Marchese, sostenevano che la giunta regionale fosse un organo incompetente per assumere delibere del genere e che non avesse nessun potere di regolare la materia.
Invece, il Collegio osserva che «che la determinazione da parte dell'Amministrazione costituisce esercizio del potere di programmazione sanitaria» Secondo i privati, inoltre, la determinazione di spesa non aveva interessato tenuto in conto le strutture pubbliche, ma il Tar ha sottolineato come «la giurisprudenza ha esaurientemente chiarito che la fissazione di limiti di spesa è frutto di una scelta discrezionale, di politica sanitaria e di contenimento della spesa, che, tenuto conto della ristrettezza delle risorse finanziarie dirette a soddisfare le esigenze del settore, non è in sé irragionevole».

Alessandra Lotti 18/10/2008 10.05