Del Turco, finiti i domiciliari: obbligo di dimora anche per gli altri

Alessandro Biancardi

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Del Turco, finiti i domiciliari: obbligo di dimora anche per gli altri
INCHIESTA DEL TURCO. ABRUZZO. Quasi libero dopo 3 mesi di detenzione, l'ex governatore d'Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ai domiciliari nell'ambito dell’inchiesta della magistratura pescarese su presunte tangenti nella sanità abruzzese. (Foto:Antonio Oddi) * DELIBERA 58: ARCHIVIAZIONE PER GLI ASSESSORI


Per lui il tribunale non ha ritenuto siano completamente cessate le esigenze cautelari per questo ha disposto la cessazione degli arresti domiciliari e l'obbligo di dimora.
Stessa sorte anche per gli altri indagati ancora ai domiciliari come Lamberto Quarta, ex segretario regionale alla presidenza della Giunta regionale, Camillo Cesarone, ex capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, l'ex assessore Antonio Boschetti e Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Fira.
La decisione è stata presa dal Tribunale del riesame dell'Aquila questa mattina che si è pronunciata contro il ricorso dei difensori degli indagati contro le misure disposte dal gip di Pescara Maria Michela Di Fine lo scorso 19 settembre.
Alcuni giorni fa il Riesame aveva rimesso in liberta' l'ex assessore alla sanita' della Giunta di centrodestra Vito Domenici, detenuto ai domiciliari.
Per questo la decisione era nell'aria e si respirava una certa serenità tra gli stessi difensori, anche se la posizione di Domenici era oggettivamente diversa rispetto a quella degli altri indagati.
Per Domenici le contestazioni risalivano indietro nel tempo mentre per gli si parlava di dazioni e tangenti anche recentissime.
Ad inchiodare gli indagati sono state le dichiarazioni del corruttore-pentito Maria Enzo Angelini, considerato il 're' della sanita' privata abruzzese, titolare della clinica Villa Pini di Chieti, che ai magistrati, in ben 8 occasioni, compreso l'incidente probatorio dello scorso 8 settembre, ha raccontato di aver dato tangenti per 15 milioni
in cambio di favori a politici di destra e di sinistra.
E' indagato anche lui ma è sempre rimasto libero.

IL PRIMO COMMENTO AL SINDACO DI COLLELONGO

L'avvocato di Del Turco lo avrebbe già avvisato della buona notizia.
Formalmente non essendo ancora stato notificato il provvedimento gli arresti domiciliari dovrebbero rimanere efficaci così come i divieti di comunicazione.
L'agenzia Ansa tuttavia riporta una dichiarazione del primo cittadino di Collelongo, Angelo Salucci, compagno di scuola e amico di sempre secondo la quale l'ex presidente della Regione avrebbe detto a Salucci:«ho accolto con sollievo la notizia del provvedimento. L'obbligo di residenza è per me un esilio d'oro in quanto avrò la possibilità di uscire di casa, girare liberamente per il territorio, ma soprattutto nel paese per incontrare amici e conoscenti».
Poco dopo arriva anche il commento rilasciato all'Agi.
«Essere condannato all'esilio a Collelongo, il mio paese, e' la piu' bella delle condanne che mi possa capitare», ha detto Del Turco, «ora potrò riprendere a camminare molto, finalmente poi leggo, scrivo e dipingo».

LE MOTIVAZIONI:«PERMANGONO GRAVI INDIZI»

Quella di oggi è una decisione importante ma relativa soltanto al capitolo della corretta irrogazione delle misure cautelari e non nel merito dell'intero impianto accusatorio della maxi indagine sulla sanità.
Il tribunale del Riesame, infatti, ha dovuto solo valutare la correttezza della decisione del gip di Pescara circa la permanenza di pericolo di fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato.
Il tribunale aquilano, pur riformando quanto deciso a Pescara, però ha ritenuto non completamente cessate le esigenze cautelari.
Disponendo l'obbligo di dimora formalmente si impedisce agli indagati di incontrarsi e dunque di ricostituire l'associazione a delinquere ipotizzata dalla procura di Pescara.
Secondo quanto disposto dal Collegio costituito da Giansaverio Cappa, Elvira Buzzelli e Romano Gargarella, «si sono affievolite le esigenze della misura cautelare anche se permangono i gravi indizi di colpevolezza».
«Considerando però il tempo trascorso, non avendo più gli indagati incarichi istituzionali e alla luce dell'incidente probatorio già consumato, non essendoci più il pericolo di inquinamento delle prove sono venute meno le esigenze cautelari e il Tribunale ha disposto per gli indagati l'obbligo di dimora nei comuni di residenza».
Il 20 ottobre prossimo il Riesame analizzerà la posizione dell'indagato ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga.

«INDIZI GRAVI, POSSONO ANCORA DELINQUERE»

«Tenuto conto dell'estrema gravita' dei fatti ascritti e del ruolo tenuto dagli indagati vi e' tuttora concreto pericolo di ulteriori comportamenti analoghi».
E' quanto si legge ancora nel provvedimento del Riesame.
«In realta»' - scrivono i giudici -«allo stato attuale si deve prendere atto di alcuni provvedimenti che di concreto modificano e attenuano le esigenze cautelari di carattere special preventivo poste alla
base della misura attualmente in atto. Ricordiamo al riguardo che in tema di inquinamento probatorio il problema e' ormai superato. Orbene, le dimissioni degli odierni indagati dalle cariche istituzionali dagli stessi ricoperti in particolare la circostanza che cio' sia avvenuto per la totalita' degli stessi, il decorso del tempo da tale accadimento, l'indizione di nuove elezioni, sono circostanze che inducono a far ritenere che vi sia stata un' attenuazione delle esigenze cautelari tale da far ritenere non piu' necessarie le misure di tipo custodiale come quelle degli arresti domiciliari. Allo stesso tempo, pero' - rileva il Riesame - non si puo' concordare con la difesa degli indagati nel momento in cui arriva ad affermare che le esigenze sono da ritenere completamente venute meno. In senso contrario depongono molteplici considerazioni: la pericolosita' dimostrata nel porre in essere comportamenti delittuosi di indubbia gravita' avente durata considerevole nel tempo e in riferimento agli stessi a interessi economici di altissimo livello nonche' l'aver contribuito a una
organizzazione criminosa di notevolissimo spessore. Ne' si deve ignorare il fatto che allo stato, malgrado le dimissioni, permangono possibilita' concrete di contatti con l'ambiente politico e istituzionale di riferimento sempre ai fini di perseguire nella propria attivita' altri illeciti. Di conseguenza - si legge infine nel provvedimento – valutate tutte le ragioni finora esposte si deve concludere che considerata anche la circostanza che gli indagati nel presente procedimento risultano avere per lo piu' residenza in Comuni diversi l'uno dall'altro, misura idonea ad ovviare alle esigenze cautelari tuttora sussistenti sia quella dell'obbligo di dimora nel Comune di rispettiva residenza».



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TUTTO SULL'INCHIESTA DELLA PROCURA DI PESCARA


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LE ACCUSE A DEL TURCO
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 MASCIARELLI CONTE DI CAVOUR, ERA LUI IL VERO ASSESSORE ALLA SANITA'
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ANGELINI:«HO SEMPRE PAGATO A DESTRA E A SINISTRA»
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ARCHIVIAZIONE PER GLI ASSESSORI

Archiviazione per mancanza di dolo.
Con questa motivazione il Gip del tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, ha disposto l'archiviazione del procedimento penale a carico di quattro assessori della Giunta regionale, Giovanni D'Amico, Mimmo Srour, Marco Verticelli e Fernando Fabbiani, e di due ex assessori, Franco Caramanico e Tommaso Ginoble, indagati per abuso d'ufficio e falso in relazione alla delibera della Giunta regionale numero 58 del 29 gennaio scorso con la quale si autorizzava il pagamento alla Deutsche bank di un credito cartolarizzato di circa 14 milioni di euro.
Il decreto di archiviazione è stato depositato venerdì ed accoglie in toto le argomentazioni dei magistrati inquirenti contenute nella richiesta di archiviazione depositata il 7 ottobre scorso dal procuratore della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi e dai due sostituti Giuseppe Bellelli e Giampiero di Florio.
Nel decreto il Gip Di Fine scrive che «non emergono elementi in base ai quali poter sostenere il loro (degli assessori, ndr) consapevole coinvolgimento nell'attività invero organizzata da altri».
Inoltre, secondo il Gip, «la complessità del deliberato, la presentazione della pratica in Giunta al di fuori dell'ordine del giorno, le assicurazioni ricevute dai proponenti sulla legittimità del deliberato e sull'interesse della Regione al sollecito compimento dell'atto sono tutti elementi che consentono di avvalorare le giustificazioni rese dei componenti della Giunta, risultati tutti estranei all'associazione a delinquere configurata nel procedimento principale». Da qui «le carenze insuperabili in ordine alla prova della sussistenza del dolo intenzionale per l'abuso d'ufficio e del dolo generico per il falso» che hanno convinto il Gip Di Fine a firmare il decreto di archiviazione.

13/10/2008 9.53