Montagna, presentato il primo rapporto dell’osservatorio regionale

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Uno spaccato della montagna abruzzese con l'analisi di tutti gli aspetti socio-economici che la caratterizzano.
È il tema principale sul quale si muove il primo rapporto dell'Osservatorio regionale della montagna presentato ieri all'Aquila nel corso di un convegno alla Camera di commercio, dal titolo la "Montagna osservata".
Istituito con una legge regionale del gennaio del 2000 e reso operativo con una delibera della precedente Giunta regionale, l'Osservatorio regionale della montagna ha visto negli ultimi due anni la propria attività rafforzarsi grazie ad un accordo con il Cresa, il centro studi della Camera di commercio, che insieme con la direzione Riforme istituzionale della Regione Abruzzo ha curato la redazione del rapporto.
«Il documento prodotto dalla Regione e dal Cresa - ha spiegato l'assessore allo Sviluppo montano, Giovanni D'Amico - ci dà per la prima volta la misura statistica, economica e sociale della nostra montagna e dei comuni che la popolano. Il lavoro dell'Osservatorio solleva una serie di problematiche che le istituzioni hanno il dovere politico di risolvere. Del resto nell'intento del legislatore l'Osservatorio è considerato lo strumento più significativo a sostegno dell'azione politica regionale per il superamento del divario tra costa e zone interne».
Il rapporto dell'Osservatorio è destinato a diventare documento di riferimento per la montagna abruzzese, non foss'altro perché esso affronta tutte le problematiche dei territori montani: dallo spopolamento ai meccanismi dell'economia e dell'imprenditoria, dalla politiche di sviluppo al livello di vita degli abitanti. La discussione sui risultati dell'Osservatorio non poteva non toccare la prossima riforma di zonizzazione delle Comunità montane.
«La riforma - ha detto D'Amico - non deve riguardare solo il numero delle Comunità montate ma deve porre le premesse per creare soggetti forti e credibili sul territorio in modo da produrre idee forti in grado di far attecchire nuove prassi. È un passaggio culturale importante, che se gestito al meglio potrebbe far innescare un processo virtuoso in grado di mantenere in zona i nostri giovani».

10/10/2008 13.28