Ricostruzione, il Tar dà ragione ad Abruzzo Engineering:«è società in house»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il Tar riconosce Abruzzo Engineering società in house. Annullato il bando per l’affidamento esterno dei lavori di ricostruzione.  * LA SENTENZA INTEGRALE

ABRUZZO. Il Tar riconosce Abruzzo Engineering società in house. Annullato il bando per l’affidamento esterno dei lavori di ricostruzione. 

 * LA SENTENZA INTEGRALE

Con sentenza numero 162/2011  depositata il 24 marzo 2011, il Tar de L’Aquila ha annullato un bando di gara relativo ad attività collegate alla ricostruzione ritenendo pienamente in house la società Abruzzo Engineering, e ha obbligato la Regione ad affidare alla stessa società i lavori, per motivi di economicità e trasparenza dell’azione pubblica.

La sentenza del Tar su Abruzzo Engineering, società in liquidazione, dà uno spiraglio per i circa 200 lavoratori il cui futuro professionale era seriamente a rischio.

Oggetto della sentenza era il bando di gara 2010/s 170-260799 con cui la Regione Abruzzo ha indetto la procedura aperta per l'affidamento delle condizioni di fattibilità di interventi nel territorio aquilano identificati con progetto di territorio 1 e per la progettazione di opere di infrastrutture in essi ricomprese.

La società ricorrente Abruzzo Engineering spa – quale organismo in house della Regione – ha lamentato di essere stata illegittimamente emarginata dall’affidamento diretto di tale attività, che la Regione avrebbe destinato al mercato tramite gara, senza alcuna motivazione, dopo una infruttuosa trattativa inspiegabilmente interrotta con la stessa società ricorrente.

Più in particolare, Abruzzo Engineering era stata sollecitata a formulare una proposta per lo svolgimento di attività di supporto alla ricostruzione, con specifico riferimento al “sistema delle reti e dei servizi” ma la sua proposta non era stata presa in considerazione.

La società, d’altra parte, non aveva potuto partecipare al bando di gara indetto dalla Regione perché, essendo partecipata per intero da strutture pubbliche, non può operare sul mercato per vincolo statutario.

Quale struttura in house ha lamentato pertanto di esser stata esautorata senza motivo proprio dalla regione di appartenenza, che è ricorsa al mercato per l’appalto di prestazioni pubblicistiche che avrebbero potuto essere adeguatamente erogate dalla società medesima.

Il Tar ha dato ragione alla società sostenendo che la Regione Abruzzo doveva esternare le ragioni per le quali riteneva di non avvalersi della struttura domestica su cui esercita il controllo analogo, mentre nel caso specifico avrebbe ignorato il progetto di settore presentato da Abruzzo Engineering e deciso di bandire in alternativa la gara pubblica.

Da qui il vizio motivazionale che inficia gli atti di indizione della gara.

Il Tar ha anche rigettato la motivazione presentata dalla Regione relativa alla messa in liquidazione della società, perché trattasi di una circostanza esterna e sopravvenuta rispetto agli atti impugnati, che comunque non inibisce in toto l’attività societaria.

In riferimento poi al bando impugnato da Abruzzo Engineering, è emerso che i fondi finalizzati sono stati trasferiti in un altro settore dalla Regione.

Il dato attiverà probabilmente un nuovo contenzioso, visto che il Tar ha stabilito che lo status di società in liquidazione non è un ostacolo all'affidamento dell'incarico.

Al proposito è intervenuto il vice presidente del Consiglio Giovanni D’Amico, che ha dichiarato che «si è dimostrata la beffa del presidente Chiodi e della maggioranza di centrodestra, per cui la liquidazione della società Abruzzo Engineering risponde ad “altri obiettivi” che non sono certo quelli della Regione Abruzzo. Il licenziamento di 200 persone, la cessazione di attività fondamentali per la qualità dei servizi collegati alla ricostruzione determinano un danno irreparabile nell’ambito della governance della ricostruzione che, a parole, sta tanto a cuore al presidente Chiodi. Per quello che ci compete – ha concluso D’Amico - non ci stancheremo di lavorare perché tanta imperizia ed incapacità di governo cessi, al di là delle chiacchiere, di arrecare danno alla città de L’Aquila e all’intera Regione Abruzzo».

Sulla sentenza è intervenuta anche l'ex assessore regionale Daniela Stati, defenestrata dall'incarico dopo essere stata interdetta dai pubblici uffici a causa del coinvolgimento in un'inchiesta proprio su Abruzzo Engineering.

«Avevo ragione io. Dopo la sentenza del Tar dell'Aquila provo un profondo senso di rabbia - commenta il consigliere regionale di Fli - Infatti i giudici del Tar hanno accolto il ricorso proposto da Abruzzo Engineering per l'annullamento del bando di gara della Regione Abruzzo dando ragione ad Ae, che rivendicava di essere partecipata per intero da strutture pubbliche e di avere per oggetto in via esclusiva l'esercizio di attività pubblicistiche in materia di sicurezza ambientale e territoriale a beneficio della Regione Abruzzo e degli enti pubblici abruzzesi. Quindi, in sintesi, è una società in house della Regione Abruzzo e da questa deve ottenere le commesse per poter sopravvivere. - continua la Stati -. Ma io cosa andavo gridando 8 mesi fa, non dicevo forse questo?».

Stati, che ribadisce la sua estraneità alla vicenda, ha sottolineato che «sono 8 mesi che attendo di sapere che cosa ho fatto, di leggere le motivazioni, di vedere questa inchiesta chiudersi. Ma non era tutto chiaro all'indomani dei 'grandi arresti'?».

 

26/03/2011 9.53

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N. 00162/2011 REG.PROV.COLL.

N. 00523/2010 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 523 del 2010, proposto da:
Abruzzo Enginering S.p.A., rappresentata e difesa dall'avv. Dover Scalera, con domicilio eletto presso Dover Avv. Scalera in L'Aquila, via Carducci N. 30;

contro

Regione Abruzzo in Persona del Presidente P.T., rappresentata e difesa dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in L'Aquila, Complesso Monumentale S. Domenico;

per l'annullamento

DEL BANDO DI GARA N. 2010/S 170-260799 CON CUI LA REGIONE ABRUZZO HA INDETTO LA PROCEDURA APERTA PER L'AFFIDAMENTO DELLE CONDIZIONI DI FATTIBILITA' DI INTERVENTI NEL TERRITORIO AQUILANO IDENTIFICATI CON PROGETTO DI TERRITORIO 1 E PER LA PROGETTAZIONE DI OPERE DI INFRASTRUTTURE IN ESSI RICOMPRESE.

 Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Abruzzo in Persona del Presidente P.T.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 febbraio 2011 il dott. Paolo Passoni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 FATTO

Con il bando di gara pubblicato in GUCE in data 2.9.2010, la Regione Abruzzo ha indetto la procedura aperta “per l’affidamento di attività di assistenza tecnica e consulenza per l’approfondimento delle condizioni di fattibilità di interventi nel territorio aquilano identificati con il progetto di territorio 1 e per la progettazione di opere di infrastrutturazione in essi ricomprese”.

La società ricorrente Abruzzo Engineering spa –quale organismo in house della Regione- lamenta di essere stata illegittimamente emarginata dall’affidamento diretto di tale attività, che la Regione avrebbe destinato al mercato tramite gara (in luogo dell’avvalimento della propria struttura societaria ad hoc), senza alcuna motivazione dopo una infruttuosa trattativa inspiegabilmente interrotta con la stessa soc. ricorrente.

Più in particolare, nel contesto delle attività connesse alla ricostruzione post sisma, Abruzzo Engineering era stata sollecitata a formulare una proposta per lo svolgimento di attività di supporto alla ricostruzione, con specifico riferimento al “sistema delle reti e dei servizi”; si deduce poi che in esito a vari incontri preparatori il 22 aprile 2010 la società avrebbe consegnato alla Regione (rimasta silente), una proposta per la “Fornitura e gestione di servizi di ingegneria in riferimento ai sottoservizi” che recepiva le indicazioni via via fornite dai soggetti, con contenuti per buona parte identici alle attività messe a gara con il bando impugnato.

La società ricorrente precisa al riguardo di essere partecipata per intero da strutture pubbliche, di non poter operare sul mercato per vincolo statutario (non rientrando così tra i soggetti legittimati a partecipare alla gara de qua) e di avere per oggetto in via esclusiva l’esercizio di attività pubblicistiche in materia di sicurezza mbientale e territoriale a beneficio della Regione Abruzzo e degli enti pubblici abruzzesi.

Quale struttura in house pacificamente soggetta al cd. controllo analogo di ascendenza comunitaria lamenta pertanto di esser stata esautorata senza motivo proprio dalla regione di appartenenza, che è ricorsa la mercato per l’appalto di prestazioni pubblicistiche che avrebbero potuto essere adeguatamente erogate dalla società medesima.

Si è costituita in giudizio l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di L’Aquila che ha sostenuto le diversità delle attività da realizzare con il progetto messo a gara, rispetto a quelle espletate dalla società ricorrente per conto della regione Abruzzo.

L’Avvocatura erariale ha poi depositato in data 22.1.11 il verbale di assemblea straordinaria del 2.12.2010 nel corso della quale è stata deliberata la liquidazione della società ricorrente, affidata ad apposito collegio di quattro liquidatori.

Alla pubblica udienza del 23.2.11 la causa è stata riservata a sentenza.

DIRITTO

Il ricorso è fondato nei sensi di seguito illustrati.

Fra le parti resta incontestata la natura di struttura in house della società Abruzzo Engineering (e quindi l’astratta legittimazione di tale società ad avversare la scelta di non avvalimento da parte della PA di appartenenza e di conseguente ricorso al mercato esterno), mentre viene negato dalla Regione intimata che nel caso specifico la prestazione appaltata corrisponda alle attività di istituto proprie di tale società pubblica.

L’assunto dell’amministrazione regionale non può tuttavia essere condiviso, visto che nel gravame sono state evidenziate con estremo dettaglio (e senza specifica confutazione, ad eccezione della banda larga) le rilevanti coincidenze prestazionali del progetto appaltato rispetto alle finalità statutarie della ricorrente, con specifico ma non esclusivo riguardo alla realizzazione del cd “cunicolo intelligente”, per il quale tale coincidenza risulta agevolmente ex actis, fermo restando che il mancato o controverso utilizzo di una o più delle specializzazioni societarie (come per l’appunto la banda larga) non può di per sé postulare l’assenza di collegamento funzionale fra prestazioni appaltate e missione societaria.

Del resto la pertinenza delle attività di gara con quelle riservate in via esclusiva ad Abruzzo Engineering viene aliunde confermata dal procedimento di consultazione intercorso fra le parti (che nel caso opposto non avrebbe dovuto neanche essere attivato, potendo e dovendo la regione ben conoscere ex ante le potenzialità funzionali della propria struttura in house), procedimento poi formalizzato con la consegna in data 22 aprile 2010 della proposta per la “Fornitura e gestione di servizi di ingegneria in riferimento ai sottoservizi”.

Acclarato quanto sopra, osserva il collegio che l’amministrazione di appartenenza di una società in house, nell’accezione più volte puntualizzata dall’ordinamento comunitario ed ormai anche da quello interno di recepimento, deve esternare le ragioni per le quali ritiene di non avvalersi della struttura domestica su cui esercita il cd. controllo analogo, rinunciando alla delegazione interorganica nei confronti di strutture sostanzialmente interne alla PA medesima, per esternalizzare il servizio mediante il più oneroso ricorso al mercato; quanto sopra, in doverosa applicazione dei principi di economicità e di trasparenza dell’azione pubblica.

Nel caso di specie la Regione nulla ha invece allegato a motivo della scelta di ignorare il progetto di settore presentato dalla soc. Abruzzo Engineering e di bandire in alternativa la gara pubblica oggetto della presente vertenza. Ed anche a voler concedere che solo in esito all’esame di quel progetto l’amministrazione si sia accorta dell’estraneità del progetto stesso rispetto alle finalità dell’intervento programmato, le evidenziate esigenze di trasparenza avrebbero parimenti imposto un riscontro esplicito e motivato in tal senso.

Da qui il vizio motivazionale che inficia gli atti indizione della gara.

Né in contrario può rilevare il fatto che alla fine dello scorso anno la società è stata messa in liquidazione (come da documentazione allegata in giudizio dalla difesa della Regione), trattandosi di una circostanza esterna e sopravvenuta rispetto agli atti impugnati che comunque non inibisce in toto l’attività societaria, come specificato dal legale della ricorrente in udienza senza alcuna replica sul punto da parte del patrono della PA; ciò non di meno resta inteso che nell’impegno motivazionale che la regione dovrà porre in essere, a seguito dell’accoglimento del gravame ed in conformità alle normae agendi della presente sentenza, potrà ovviamente trovare giusto rilievo lo stato di salute e di affidabilità della società ricorrente.

In conclusione, il ricorso trova accoglimento nei sensi sopra delineati, con conseguente caducazione degli impugnati atti di gara.

Sussistono ragioni per compensare integralmente le spese di lite.

 P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo (Sezione Prima) accoglie il ricorso nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione.

Spese compensate.

 Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in L'Aquila nella camera di consiglio del giorno 23 febbraio 2011 con l'intervento dei magistrati:

Cesare Mastrocola, Presidente

Paolo Passoni, Consigliere, Estensore

Alberto Tramaglini, Consigliere

 



 



L'ESTENSORE


IL PRESIDENTE

 



 



 



 



 



DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 24/03/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)