I sindaci:«non vogliamo subire passivamente la politica regionale»

Alessandro Biancardi

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L’INIZIATIVA. LANCIANO. Un forte segnale a tutta la politica regionale di volontà di partecipazione e di richiesta di ascolto.
Si è tradotto in questa esigenza, unanimemente riconosciuta, l'incontro «La crisi della Regione Abruzzo ed il ruolo degli amministratori locali: protagonisti attivi o spettatori passivi?», promosso da alcuni sindaci della provincia di Chieti e che si è tenuto questa mattina presso il Palazzo degli Studi di Lanciano.
Sono stati circa trenta i Comuni rappresentati nell'assemblea, alla quale hanno preso parte anche i rappresentanti degli ordini degli Avvocati e degli Architetti, oltre che all'Associazione degli Industriali della Provincia di Chieti.
Ad introdurre il tema è stato Mauro Petrucci, sindaco di Ripa Teatina.
«Riteniamo», ha detto, «che la voce dei Comuni deve essere tenuta in considerazione dalla politica e segnatamente dai partiti. Non chiediamo poltrone o strapuntini, ma solo occasioni di ascolto e capacità di contribuire alla definizione delle strategie per il governo della nostra Regione. Purtroppo negli ultimi anni si sta assistendo ad un quasi sistematico ridimensionamento del nostro ruolo e della nostra dignità: tutto ciò sta avvenendo attraverso una sempre minore capacità di investimenti a causa delle sempre più esigue rimesse e tagli ai finanziamenti».
Ha proseguito Fabrizio Montepara, coordinatore regionale delle Unioni dei Comuni: «Dal 1995 ad oggi abbiamo visto il cambio di tre maggioranze e la situazione è sempre peggiorata: prima c'era una vera preparazione della classe dirigente, ora invece valgono solo le frequentazioni. Bisogna far rinascere il senso civico, il senso di servizio alla comunità, sentiamo il bisogno di non essere egoisti ma credere piuttosto nelle strutture di collaborazione, come l'Unione dei Comuni. Aspettiamo ancora con ansia una riforma della gestione degli enti locali, che ci appare sempre più necessaria»
Si sofferma sulle aree interne Alessio Monaco, sindaco di Rosello: «Assistiamo sempre di più allo svuotamento delle campagne elettorali, che si basano ormai solo sulla delegittimazione dei candidati dell'altra parte e, una volta arrivati al potere, non c'è traccia di una programmazione strategica. Le comunità montane in particolare soffrono questa situazione: è importante analizzare i problemi della comunità montana non rispetto al numero dei suoi abitanti, ma rispetto alle caratteristiche del territorio. La montagna ha un disagio economico che va ricompensato. A dicembre si voterà la finanziaria regionale ecco che diventa importantissimo un confronto a tal proposito».
Ha chiuso gli interventi degli organizzatori Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino: «Mentre la gestione partitica ha a che fare sempre meno con la gestione dei problemi del territorio, gli amministratori locali sono gli unici esclusi dalle elezioni del 30 novembre. Non si ha visibilità, non si ha possibilità di dire la propria, seppure il sindaco sia l'unica figura ad elezione diretta. Ecco che è importante creare una piattaforma che raccolga i problemi di noi amministratori locali per portarla all'attenzione di chi andrà ora a governare».
La proposta del sindaco Tavani di una piattaforma comune da sottoscrivere da parte di tutte le amministrazioni comunali è stata accolta da tutti i presenti al dibattito. Sono infatti intervenuti Paolo Primavera, rappresentante dell'Associazione degli Industriali della Provincia di Chieti, Ignazio Rucci, vicesindaco di Ripa Teatina, Pierluigi Pennetta, dell'Ordine degli Avvocati, Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia, Liberato Aceto, consigliere regionale dell'Udeur, e Filippo Paolini, sindaco di Lanciano.
«Questa classe politica, di destra e sinistra – ha spiegato Primavera –, non conta più nulla sui tavoli romani: non ci sono più progetti strategici nazionali nei quali l'Abruzzo è stato incluso. Abbiamo perso il corridoio adriatico, abbiamo perso la possibilità di avere a Pescara il terzo scalo romano e nulla è stato detto dai nostri rappresentanti. Ecco che solo gli enti locali più vicini ai cittadini ad avere la vera opportunità di rilancio per la nostra regione, che deve fare uno sforzo per salvaguardare i piccoli centri».
«Dobbiamo registrare – ha denunciato Di Giuseppantonio – un deficit di democrazia a tutti i livelli della vita democratica, che può essere simboleggiato dalla legge anti-sindaci. La nostra prospettiva è quella di contare di più, affinché i sindaci siano protagonisti della rinascita e del futuro dell'Abruzzo».
«Il lavoro che i sindaci dovranno fare – ha chiosato Paolini – dovrà essere fatto in squadra, con una progettazione strategica, senza cedere ai personalismi, altrimenti continueremo a pagare il prezzo di uno sviluppo ormai fermo, che ci ha fatto perdere una grossa fetta di imprenditorialità».
Entro la prossima settimana sarà redatto un documento ufficiale di intenti che sarà inviato a tutte le forze politiche regionali.

04/10/2008 15.07