Bilancio: «l'Abruzzo perde il confronto con le altre regioni»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una situazione a dir poco drammatica quella che delinea Roberto Campo della Uil sulle condizioni di salute della regione. E l'Abruzzo perde il confronto anche con le altre realtà locali. * CONFINDUSTRIA: «SERVE UN NUOVO MODO DI GOVERNARE»
Pochi soldi per sviluppo e territorio, sotto la media nazionale i servizi alla persona, scarsissimo spazio ai servizi sociali, un ingiustificabile aumento della spesa per l'attività istituzionale (costo della politica incluso), il peso soffocante del debito (cartolarizzazioni), residui passivi ancora molto alti (ma meno che in passato), tasse record e tariffe alle stelle.
E' questa, in sintesi, la valutazione (negativa) che fa il segretario regionale della Uil, Roberto Campo. La situazione di «eccezionale difficoltà», come la definisce il sindacalista, risalta anche dal confronto a grandi linee tra il bilancio dell'Abruzzo e quello delle altre (bilanci preventivi 2008).


ENTRATE

«Tra le entrate», sottolinea la Uil, «spicca il dato del formidabile aumento nell'ultimo anno delle entrate extra-tributarie:
+201,5, contro un dato medio nazionale di +3,7. Con questa impennata,
l'Abruzzo, che aveva tariffe sotto la media nazionale, si è portato sopra la media. «La Giunta Regionale è andata in direzione opposta alla piattaforma sindacale non solo sulle tasse, cosa arcinota, ma anche sulle tariffe. Il rifiuto del confronto è stato di sostanza, non solo di forma». Ancora molto alta la voce "avanzo finanziario", dove si annidano i residui passivi. Si sono fatti passi avanti rispetto al recente passato, grazie alla riprogrammazione di parte di queste risorse, cui il Governo nazionale non ha opposto obiezione, ma il dato è ancora il più alto tra le Regioni a Statuto ordinario.


SPESE

La spesa per lo sviluppo economico, già piuttosto bassa, cresce rispetto al 2007 meno di quella media nazionale (+9,7 Abruzzo; +24,3 Italia). Sulla carta, solo tre Regioni spendono meno dell'Abruzzo per lo sviluppo, ma nei casi della Lombardia il dato basso delle spese previste sul capitolo dello sviluppo economico è ampiamente compensato dalle poste alte di un fondo speciale istituito sempre a fini di sviluppo. Nel caso delle Marche, il dato non è strutturale, ma deriva dalla peculiarità del bilancio preventivo 2008. Il dato abruzzese, invece, è probabilmente davvero il più basso d'Italia.
Anche la spesa per la tutela del territorio ci vede nelle ultimissime posizioni, con una riduzione del 28,5 sul 2007 (a fronte di un +0,7 medio nazionale).
I servizi alla persona crescono meno che nella media nazionale
(+12,9 Abruzzo contro 15 Italia) e sono fortemente sbilanciati sulla sanità, mentre il sociale è gravemente trascurato. «Ciò compromette alla radice», commenta la Uil, «la possibilità di riorganizzare il servizio abbattendo gli usi impropri dell'ospedale in favore dello sviluppo dell'assistenza socio-sanitaria territoriale».
Ciò che cresce molto più della media nazionale è la già alta spesa per l'attività istituzionale, contenitore anche delle voci inerenti il costo della politica: +22,4, in controtendenza con il dato nazionale dove scende dello 0,7). Tolte le Regioni a Statuto Speciale, solo Lombardia, Molise e Calabria spendono una quota percentuale del proprio bilancio maggiore.

Un terzo delle spese dell'Abruzzo è destinata ad "altri oneri", comprensivi del debito (cartolarizzazioni). È il dato più alto
d'Italia: 34,6% del totale delle spese. «Un'ulteriore prova», continua Campo, «che è illusorio pensare di salvarsi dalle tasse alte contraendo ancora nuovi debiti: già sono eccessivi quelli che abbiamo, e non riusciamo a pagarli, generando nuovi deficit che poi ci mettono a rischio di nuove tasse. La sola via seria davanti all'Abruzzo è la riorganizzazione e razionalizzazione di conti pubblici e servizi».
In favore di una rigorosa stagione di riforme sta anche il dato della spesa complessiva media-pro-capite: 3.430 € in Abruzzo, un po'
sotto la media nazionale (3.560), ma comunque non il dato peggiore, sopra quello di numerose regioni.

03/10/2008 9.15




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CONFINDUSTRIA: «SERVE UN NUOVO MODO DI GOVERNARE»


ABRUZZO. Confindustria lancia il suo manifesto in vista dell'inizio della competizione elettorale.
Pochi punti, ma precisi, sul futuro della regione e degli amministratori che prenderanno in mano le redini dell'economia locale.
«Bisogna ricostruire l'Abruzzo», sottolinea il presidente Calogero Marrollo, «nei suoi fondamenti morali oltre che economici». Il primo passo decisivo sarà la scelta dei candidati: «dovrà essere effettuata sulla base delle competenze e capacità politiche ed amministrative e non può più essere sottomessa più e solamente a logiche di spartizione svincolate da quelle del buon Governo e della efficienza amministrativa».
Confindustria quindi, chiede nuove «regole comportamentali».
La prima questione da affrontare, infatti, riguarda «la capacità e la volontà reale della classe politica di compiere quello scatto di responsabilità e di orgoglio tale da rifuggire tatticismi politici e interessi di parte per concentrarsi sui problemi concreti da risolvere, che sono tanti e gravi».
«Non è più pensabile», aggiunge Marrollo, «andare al voto senza un crono programma che permetta alla società civile di fare le sue scelte e di poter poi verificare».

Ma Confindustria esige passi in avanti anche nella semplificazione amministrativa e nella riforma dell'apparato amministrativo: «al riguardo si dovrà operare con decisione, anche con severità e scelte dolorose, per dotare la regione di un apparato amministrativo snello, efficiente e meno costoso».
Discorso analogo vale per la riforma degli innumerevoli enti e società facenti capo alla regione o alla sua competenza legislativa, come i Consorzi ed i Distretti Industriali.
«Si pretende un nuovo modo di governare», chiude Marrollo. «Dato lo scenario ed il contesto congiunturale particolarmente critico non sarà facile per nessuno, neanche per chi sarà all'opposizione».

03/10/2008 9.21