Sanità. «Aziendalizzazione ferma per mancanza di volontà»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO.«E' mancata la volontà politica della Regione, altrimenti i due Policlinici autonomi dell'Aquila e di Chieti già funzionerebbero, con ampie ricadute positive sia sull'assistenza sanitaria sia sui finanziamenti. Il che, in questi momenti difficili, avrebbe dato sollievo ai problemi della Sanità abruzzese».
Grazia Cifone, preside della Facoltà di Medicina dell'Aquila, non ha dubbi: i ritardi nell'aziendalizzazione dei due ospedali hanno fatto svanire i vantaggi della legge 99, cioè l'azzeramento del deficit sanitario, non hanno consentito finanziamenti aggiuntivi, previsti per le Aziende autonome, ed hanno messo in crisi l'Università.
Ne ha sofferto soprattutto la Facoltà di Medicina dell'Aquila, con le sue 44 Scuole di specializzazione, di cui ben 20 con Direttori senza convenzione con l'Ospedale.
«Le chiudiamo queste Scuole? Elemosiniamo la convenzione con i privati?» si chiede la Preside di Medicina, un po' delusa perché è stato accantonato inspiegabilmente l'intenso lavoro preparatorio di questi anni in vista dell'aziendalizzazione.
Senza insistere sull'obbligo di legge per queste aziende autonome, la domanda che sorge è: perché la Regione non ha ancora dato il via a questa trasformazione?
Un comportamento che sembra inspiegabile: l'Università partecipa al ripiano dei debiti, non ha vantaggi particolari, se non di poter assicurare meglio gli aspetti formativi e didattici che poi ricadono positivamente sui malati, i vertici dei Policlinici sono nominati in comune dal Rettore e dal Presidente della Regione, anche i beni sono in comune e così i macchinari, eppure ci sono stati molti ostacoli.
All'inizio si diceva: “si fanno le aziende universitarie”, poi è stato aggiunto: “entro il gennaio 2008” e successivamente: “entro la fine del 2009”.
«Abbiamo incontrato grossi ostacoli nella Quinta Commissione regionale quando si parlava di questo argomento – racconta la Preside Cifone - i Consiglieri presenti rispondevano al telefono, leggevano il giornale, erano distratti. Solo la presidente Antonella Bosco ci ascoltava, anche se era ostile all'Università. Per questo, dopo un'attesa inutile e non avendo interlocutori locali, abbiamo deciso di scrivere al Ministero, che ci ha risposto e lo abbiamo ringraziato. Il Rettore ha scritto due volte anche a Paolini, senza ottenere alcunché. Io capisco tutto: il fatto che ci siamo imbattuti nella riforma delle Asl, nei cambi di Assessori, di Giunta e di Manager, abbiamo accettato anche che la Commissione paritetica Università-Asl non fosse più tale per le continue “aggiunte” di esperti che magari non venivano alle riunioni del venerdì e le facevano saltare per il numero legale. Ma noi», aggiunge Cifone, «abbiamo tenuto duro e siamo arrivati al Protocollo di intesa che però la Regione non ha mai approvato. E siamo qui in attesa. Non ci resta che chiedere un incontro al Commissario Gino Redigolo: il dialogo tra l'Università, il Ministero e la Regione deve restare vivo».

Sebastiano Calella 23/09/2008 8.54