MEMORIA CORTA

20 anni di politica marcia: la sanità spiegata dalla relazione Venturoni

Alessandro Biancardi

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20 anni di politica marcia: la sanità spiegata dalla relazione Venturoni

LA SANITA' NEGLI ANNI '90. ABRUZZO. Siamo davvero sicuri che lo scandalo della sanità è arrivato come un fulmine a ciel sereno? A leggere i documenti che saltano fuori dagli archivi sembrerebbe proprio di no.

Un documento a firma di un ex consigliere, Sergio Turone, vicepresidente di una commissione consiliare regionale di inchiesta sulla sanità raccontava di alcune stranezze che riguardavano soldi pubblici che venivano dirottati -non senza qualche perplessità- alla casa di cura Villa Pini. Era il 1993.
In quel documento si parlava di una infinità di irregolarità che sarebbero state perpetrate dalle diverse amministrazioni fin dalla nascita della regione Abruzzo, nel 1970.
C'è anche un altro documento che ricostruisce la sanità degli anni '90 ed è la relazione presentata dal vice presidente della commissione d'inchiesta "Rapporti Asl con le case di cura" a firma dell'allora consigliere regionale, Lanfranco Venturoni.
La relazione ripercorre lo sperpero di denaro pubblico nel decennio precedente ed è dei primi mesi del 2000.
Nella prefazione si chiarisce subito lo scopo della commissione d'inchiesta che è «quello di capire i rapporti fra tre figure importanti che ruotano intorno alla sanità»: gli imprenditori privati che erogano servizi in regime di convenzione (cioè rimborsati con i soldi dello Stato, ndr), le autorità amministrative che affidano i servizi in campo sanitario e, infine, gli esponenti politici che hanno il compito di programmare e di creare le norme di legge che regolano la materia.
La commissione d'inchiesta viene richiesta nel maggio del 1998 dai consiglieri del centrodestra. Venturoni nella sua relazione -non senza trionfalismi di fazione- ribadisce più volte come la nascita di questo organo di verifica «fu una vittoria del centrodestra» anche perchè il centrosinistra di allora non la votò.
Era l'epoca del contestato assessore Vincenzo Del Colle finito poi in un'inchiesta molto simile a quella di cui oggi si parla ancora in tutta Italia.
Di lì a poco sarebbe stato varato un discusso piano sanitario
1999-2001 che prese vita con una giunta straordinaria nel pomeriggio del 31 dicembre.
Quel piano, tanto per cambiare, si rivelò largamente favorevole ad una parte delle cliniche private. La rissosa maggioranza di centrosinistra sembra spaccarsi definitivamente tant'è che l'organo di informazione dei Comunisti italiani "Rinascita d'Abruzzo" raccontò la sveltina con il titolo di "Regali di Natale".
«Ancora una volta gli imprenditori privati governano la politica sanitaria grazie alle alleanze di politici e sindacalisti», si legge nell'articolo.
E poi ancora: «spesso abbiamo assistito impotenti alla destinazione di ingenti somme alle cliniche private, con il sospetto che non fosse la politica a programmare la sanità ma la sanità privata a governare le scelte politiche, soprattutto, ma non solo, in occasione della lunga discussione sul piano sanitario e della sua controversa approvazione in consiglio… Quanto si è consumato in quest'ultima giunta somiglia proprio alla più colossale invenzione del millennio in campo di ingegneria giuridico sanitaria».
Eppure il peggio doveva ancora venire ed allora forse nessuno poteva minimamente immaginare cosa sarebbe successo, a proposito di ingegneria sanitaria, con le cartolarizzazione.

VILLA PINI UBER ALLES

Ad avere benefici enormi da quel piano sanitario (1999-2001) fu ancora una volta -ed in maniera palese- il gruppo Villa Pini che tuttavia cominciò un lungo braccio di ferro minacciando 270 licenziamenti se non fossero stati concessi anche 350 posti di riabilitazione ad alta intensità.
«Nel giro di pochi giorni», scrive Venturoni nella sua relazione, «tutti i sindacati ai massimi livelli, si schierarono a fianco di Villa Pini e Del Colle firmò subito un accordo coinvolgendo Falconio», il presidente della Regione di allora ed i massimi vertici dell'Ente.
«Immediata la reazione di tutte le altre cliniche private abruzzesi associate all'Aiop che chiedevano le ragioni di tale preferenza verso una sola clinica e per giunta non associata», si legge nella relazione della commissione di inchiesta.
Ma la cosa che non si capiva allora era: come potevano rischiare il posto di lavoro 270 lavoratori se il budget di quella clinica era aumentato del 50%?
«A proposito del sindacato aziendale confederale, il suo comportamento nella vicenda di Villa Pini, quello che ha messo in crisi l'intero sistema, è stato la cosa più brutta e preoccupante in termini di democrazia sostanziale», scrive Venturoni, «il sindacato aziendale, chiaramente allineato sulle pretese padronali, ha agito con una intemperanza squadristica ricorrendo anche a forme non velate di intimidazione di pressione indebita; quello confederale ha concertato e realizzato accordi sconcertanti».

IMPERATIVO CATEGORICO: ACCONTENTARE VILLA PINI

Ogni occasione era buona per accontentare i privati, ma in cambio di cosa?
Nei primi anni '90 la sanità in Abruzzo fu rivoluzionata
profondamente: cambiarono i metodi di pagamento ai privati.
La sanità in convenzione passò dal metodo di retribuzione a giornate di degenza al pagamento a prestazione a partire dal 1995.
«Nel passaggio dal vecchio sistema di pagamento al nuovo», si legge nella vecchia relazione del 2000, «si è registrato nella nostra regione una eccessiva lievitazione della spesa in favore delle cliniche private e in particolare di alcune di esse».
Solo per fare qualche esempio a Villa Pini per i rimborsi del 1994 vennero dirottati 35,6 miliardi delle lire di allora; nel 1995 38,5; nel 1996 poco più di 60 miliardi; nel 1997 erano già più di 73 i miliardi.
Nel 1998 Villa Pini sfiorava i 100 miliardi di rimborso.
Livelli enormemente inferiori per le altre cliniche della regione.
Spicca solo Villa Serena che comunque non riesce ad eguagliare il record di Villa Pini: nel 1994 Villa Serena ottiene 44 miliardi di rimborso, nel 1998 passa a 65 miliardi.
Emblematica la spesa totale ricostruita dalla commissione d'inchiesta, cifra da considerarsi assolutamente approssimativa: la Regione per i rimborsi sanitari nel 1994 ha sborsato 145 miliardi, nel 1995 64 miliardi, nel 1996 i miliardi erano 212, nel 1997 eravamo già arrivati a 230 miliardi, nel 1998 si tocca la cifra record di 253 miliardi di lire di allora.

IL PUBBLICO VIENE SGONFIATO, IL PRIVATO…


Il meccanismo era semplice: «La parte pubblica rinuncia in gran misura a programmare e ad investire, lasciando mano libera al privato e dando la netta impressione di una resa incondizionata, probabilmente voluta; resa che si cerca di mascherare con la necessità di garantire comunque i livelli assistenziali uniformi».
Venturoni ricorda come nonostante i rimborsi record di Villa Pini, il gruppo imprenditoriale continuasse «in maniera pretestuosa» a coltivare ricorsi e azioni legali contro la Regione.
«Come ha potuto la nostra Regione continuare ad affidare servizi sanitari a soggetti privati che hanno adito il tribunale per metterla in ginocchio?», si domanda Venturoni nella parte conclusiva della sua relazione, «come è stato possibile che a seguito di un decreto ingiuntivo al quale nessuno si è opposto sia stato consentito alla clinica Villa Pini di pretendere per il 1995 l'assurda somma di 72 miliardi e 70 miliardi per il 1996? Com'è stato possibile che ogni accordo contenesse comunque clausole favorevoli al privato?» «Si resta allibiti davanti all'atto di negoziazione della Asl di Chieti nella casa di cura Villa Pini dell'8 novembre 1996 sottoscritto dall'assessore Del Colle. Con tale atto esautorando la giunta ed il consiglio regionale si affidavano tutti gli ex disturbati mentali di Villa Pini alla stessa clinica che provvedeva alla loro deospedalizzazione considerandoli a tutti gli effetti "soggetti a riabilitazione" e quindi da retribuire a tariffa altissima».
Ma non furono quelli atti isolati: ne seguirono molti altri che incrementarono i posti letto in convenzione così da far lievitare ogni anno di più il denaro pubblico in entrata nelle case private.
Dal canto loro i concorrenti di Angelini proposero esposti su esposti, alcuni dei quali vennero letti con attenzione dalla procura di Pescara che qualche anno più tardi pensò di aprire un processo dopo lunghe indagini a carico di Villa Pini e gli amministratori di allora. Le violazioni accertate si sono concluse in gran parte con prescrizioni.

ASSESSORE DE CESARE:«ABUSIVISMO EDILIZIO MA AUTORIZZAZIONI DALLA REGIONE»

Dopo l'informativa dei Nas-sanità del Comando regionale di Pescara su mandato della procura e anche su richiesta della Asl di Chieti, la sorveglianza urbanistica del Comune ha controllato la regolarità delle strutture residenziali psichiatriche presenti a Chieti: gli appartamenti delle Case famiglia e le Villette.
«Abbiamo incontrato forti ostacoli da parte dell'azienda, addirittura lo stesso Angelini ha impedito ai tecnici ed alla Polizia municipale di accedere agli appartamenti destinati alla riabilitazione psichiatrica – spiega Valter De Cesare - l'esito delle procedure di sorveglianza edilizia è stato semplicemente incredibile: tutte, dicasi, tutte le strutture distribuite in vari appartamenti della città risultano mai autorizzate sotto il profilo urbanistico per il mutamento della destinazione d'uso, obbligatorio per legge. Inoltre questi appartamenti difettavano di numerosi requisiti previsti dalle norme di settore. Ciò nonostante le strutture risultavano regolarmente autorizzate dalla Regione. Anche i precedenti amministrazioni del Comune, nonostante fossero pervenute alcune segnalazioni, non avevano mai disposto accertamenti e controlli».
Dopo l'accertamento di queste irregolarità, come si è mosso il Comune?
«Ha sanzionato dal punto di vista amministrativo la società Villa Pini e le varie società del Gruppo proprietarie dei vari immobili. Addirittura la sede di una di queste società, la srl Novafin, è stata demolita prima che si potesse notificare l'accertamento e la sanzione edilizia».
Ma è possibile che nessuna struttura fosse stata autorizzata con regolare concessione edilizia?
«L'unica struttura risultata autorizzata dal punto di vista urbanistico è quella delle “villette” e “padiglione” - continua l'assessore De Cesare - Ma la concessione edilizia del 4 marzo 1998 è risultata illegittima ed è stata pertanto annullata in sede di autotutela. Sono pertanto del tutto abusivi e saranno presto oggetto di ordinanza di demolizione. Le strutture sono risultate, infatti, carenti per violazione degli standard edilizi sia funzionali che dimensionali degli alloggi, di alcuni servizi igienici e soprattutto per violazione del criterio legale della localizzazione in zona ospedaliera, che non è permessa per la psico-riabilitazione ossia per la fase dell'assistenza psichiatrica post-acuzia».


L'INTRECCIO TRA LA POLITICA E GLI AFFARI DELLA SANITÀ PRIVATA TARGATA ANGELINI

Dalla lettura del fascicolo amministrativo e delle informative trasmesse dalla Asl e dai Nas è emerso con chiarezza che la vicenda è emblematica per comprendere l'intreccio tra politica ed affari della sanità privata.
Come noto, e se ne parla proprio questi giorni per il trentennale della morte di Basaglia, la legge 180 del 1978 che porta il suo nome, venne recepita dalla Regione Abruzzo con molto ritardo nel 1994.
A Chieti la Asl istituì il Dipartimento di salute mentale nel 1995 e sottoscrisse l'atto di negoziazione aziendale con Villa Pini nel 1996 per la deospedalizzazione di oltre 300 malati psichiatrici ricoverati allora a Villa Pini.
La clinica presentò per questo un progetto chiamato “Sorridere”.
A fronte di una previsione del Piano sanitario regionale di 36 posti letto in strutture protette e semi-protette, vennero riconosciuti a Villa Pini 300 posti letto per una spesa annua di 10 miliardi e 500 milioni di lire sulla base di un processo di riconversione della struttura ospedaliera che prevedeva un prezzario già allora di tutto rispetto per le spese in conto capitale.
Ad esempio: la spesa per la costruzione dei nuovi locali venne stabilita in misura lire 3 milioni m/q, la spesa per i bagni 2, 5 milioni al m/q; 2 milioni e mezzo per arredo di ogni posto letto, insomma una previsione per residenze extralusso.
Venne pertanto negoziato il riconoscimento, tenuto conto delle spese in conto capitale e le spese del personale, di una diaria giornaliera per ogni posto letto di lire 180.000 (ossia 10 miliardi e 700 milioni per il 1996 e circa 19 miliardi e mezzo all'anno successivamente a regime).


IL PROCESSO PER TRUFFA A PESCARA ESTINTO PER PRESCRIZIONE

«Questa vicenda – ricorda De Cesare - fu oggetto di indagini penali della Procura di Pescara che chiese ed ottenne il rinvio a giudizio del direttore generale Asl, Mauro D'Eramo, dell'Assessore regionale alla sanità Del Colle e di Angelini per truffa aggravata e falso (D'Eramo ed Angelini) e per abuso Del Colle, con il concorso di D'Eramo ed Angelini in danno della Regione e della Asl (come si legge nel capo di imputazione) per aver procurato indebiti profitti alla clinica Villa Pini per circa 30 miliardi. Uno dei capi di imputazione riguardava proprio le strutture psico-riabilitative di Villa Pini cui veniva addebitato di aver richiesto “fraudolentemente” alla Regione un credito di 72 miliardi di lire per il 1995 ed una proiezione per il 1996 di 70 miliardi di lire espressamente escludendo la Regione, la Asl e Villa Pini, in frode, il budget precedentemente concordato per il trasferimento dei 300 malati psichiatri e cioè 10 miliardi e 700 milioni per il 1996».
Il risultato di questo processo?
«Intervenne la legge ex-Cirielli, una delle tante leggi ad personam, che abbreviò drasticamente i tempi di prescrizione del reato di truffa nei confronti della Pubblica amministrazione ed il Tribunale di Pescara, dopo alcune derubricazioni ed esclusioni, dichiarò il reato estinto per prescrizione. Vi è da dire che la Regione Abruzzo e la Asl non si costituirono parte civile e non agirono poi, almeno che si sappia, in sede civile con azioni di danni contro Villa Pini per il recupero della somma in sede civile».
Per quanto riguarda le Villette come furono costruite?
«Vennero realizzate in strutture prefabbricate ed assemblate con una spesa di gran lunga inferiore a quella prevista nell'atto di negoziazione e furono costruite senza i requisiti di legge ed in area ospedaliera. Ossia tutto illegale – conclude De Cesare - nessun controllo e con tanto di autorizzazione regionale. Il Comune oggi ha disposto i dovuti controlli ed ha annullato la concessione edilizia. Come noto, già il sindaco ha dovuto emanare una ordinanza per la chiusura della struttura. Villa Pini ha impugnato avanti al Tar Pescara l'ordinanza chiedendo la sospensiva, che è stata rigettata. Intanto la crisi del gruppo si è aggravata come tutti sappiamo».



19/09/2008 17.00