Tutti a caccia intorno al Parco Nazionale

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Orso bruno marsicano sempre più in pericolo e non più per i bracconieri. E’ singolare la decisione della Giunta Regionale abruzzese riunitasi il 15 settembre scorso che ha approvato in via sostitutiva il disciplinare per la caccia nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
Con questo atto si permette di far cacciare nella ZPE il doppio dei cacciatori, abbassando l'indice di densità venatoria da 1:40 ettari a 1:19 ettari al pari di qualsiasi altro territorio della regione.
La Regione Abruzzo è intervenuta ricorrendo al potere sostitutivo perché il Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise e la Provincia di L'Aquila non avevano sottoscritto per il terzo anno consecutivo l'intesa che permette di normare in maniera particolare l'attività venatoria nella Zona di Protezione Esterna.
La Giunta Regionale, invece di riproporre le forme di attività venatoria decise per gli ultimi anni che prevedevano una densità venatoria più bassa rispetto al resto del territorio regionale, ha di fatto privilegiato gli interessi dei cacciatori non residenti abbassando l'indice.
In questo modo gli Ambiti di Caccia dovranno far accedere un numero doppio di cacciatori.
Una valanga che potrà entrare in aree delicatissime, molte delle quali tutelate dalle Direttive Comunitarie.
Il Wwf oggi ricorda che il tavolo tecnico del PATOM, l'accordo per la tutela dell'Orso bruno a cui hanno aderito tutti gli enti coinvolti nella gestione della specie compresa la Regione, aveva chiarito che su due punti non si poteva transigere rispetto all'attività venatoria: 1)l'indice venatorio doveva essere almeno 1:40; 2)la caccia al cinghiale non doveva avvenire nella forma della braccata e secondo la caccia di selezione.
Ora con la nuova delibera entrambi i punti vengono meno, anche perché non si è fatto nulla per garantire che le decisioni prese sulla carta vengano poi realmente applicate sul territorio.
«Ad esempio», chiarisce il Wwf, «mancano del tutto stime sulla presenza dei cinghiali, alla base di qualsiasi forma di caccia di selezione, e nella ZPE non sono stati fatti corsi per i cacciatori per il telecontrollo e per la caccia con la tecnica della girata».
«E' una decisione gravissima», sostiene il presidente Wwf Dante Caserta, «perché viene dall'Istituzione che dovrebbe per prima cercare di tutelare il simbolo della Regione. Si trattano territori importantissimi e fragilissimi dal punto di vista naturalistico alla stregua di qualsiasi fondovalle della Regione. L'impatto di questa decisione sarà negativa non solo sull'Orso bruno ma anche su altre specie particolarmente tutelate dall'Unione Europea come la Coturnice. L'Assessore Fabbiani aveva reagito alle nostre critiche al calendario venatorio in maniera del tutto scomposta, senza poter peraltro basare le sue posizioni su dati scientifici ed oggettivi».
«La Giunta Regionale di cui fa parte Fabbiani», conclude Caserta, «a causa degli scandali, può prendere solo decisioni urgenti o di ordinaria amministrazione ma rischia di essere ricordata per aver tentato di stravolgere quelle forme di tutela che tengono accesa per l'Orso la speranza di evitare l'estinzione che, ricordo, “è per sempre”. Faccio appello al Presidente della Giunta Regionale Paolini affinché vi sia un immediato ripensamento da parte della Regione».
« E' di tutta evidenza che questo Ente», scrivono il presidente del Parco nazionale, Giuseppe Rossi, ed il direttore, Vittorio Ducoli, «sarà costretto, qualora non si riconsiderasse la grave situazione determinatasi, ad assumere ogni possibile provvedimento e mettere in atto ogni opportuna iniziativa per evitare che la stagione venatoria 2008 possa rivelarsi letale per l'animale simbolo del Parco».
Si paventa anche un intervento del ministero in materia.

17/09/2008 15.00