Incidente probatorio. Angelini rilancia, la difesa non c’è. Finisce 3-0

Alessandro Biancardi

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Incidente probatorio. Angelini rilancia, la difesa non c’è. Finisce 3-0
PESCARA. Che sarebbe stato un processo mediatico e politico lo si è capito pochi minuti dopo gli arresti del 14 luglio scorso. La riprova l’abbiamo avuta in questi giorni di incidente probatorio –la prima uscita pubblica degli indagati- con grandi dichiarazioni, sorrisi e disponibilità a parlare con i giornalisti, salvo poi cambiare atteggiamento nella sede ufficiale del processo.
Così tutto si è svolto ancora una volta sul filo delicato e pericoloso dell'informazione.
E dopo il crescendo di «serenità» dei giorni scorsi, alla fine di questa faticosa maratona, la gran parte degli indagati ha preferito svicolare, abbandonare il tribunale senza essere né visti né interpellati.
Un atteggiamento nuovo e non sfoderato nemmeno il primo giorno, quando l'impatto con la stampa di tutta Italia dopo il carcere poteva essere più traumatico.
Così l'aula presidiata da una settimana si è svuotata sotto il naso di telecamere e microfoni che erano in attesa di un bilancio da avvocati ed indagati che avrebbero dovuto illustrare le tesi difensive.
Cioè in che modo avrebbero tirato fuori dai guai i loro assistiti.
A controesaminare Angelini, quest'oggi, sono stati la gran parte degli avvocati (7) con l'esclusione di un paio che hanno preferito lasciar fare ai colleghi.
Non sembra che la difesa sia riuscita a scalfire minimamente l'attendibilità dell'accusatore, sempre preciso e lucido nelle sue ricostruzioni.
Più che nel merito i difensori hanno cercato di minare alla base l'impianto accusatorio provando a far cadere in contraddizione Angelini per poi dichiararlo non credibile.
Missione fallita non senza qualche momento di tensione da parte di qualche avvocato.
Secondo alcuni difensori Angelini sarebbe stato troppo preciso in diverse circostanze il che farebbe presupporre una certa preparazione, cosa peraltro plausibile e non vietata.
«Angelini è troppo preciso sui capi di imputazione e troppo vago se gli si chiede altro», è stato detto in aula.
«Se potessi chiederei immediatamente il giudizio abbreviato», ha detto Massimo Cirulli, difensore di Giovanni Pace, gli unici ad uscire dalla porta principale (insieme a Conga).

ANGELINI MATTATORE

A parlare allora è rimasto solo Angelini dipinto come «intelligentissimo» probabilmente dimostrandolo sia in aula che fuori.
Spesso reticente ma in grado di lanciare messaggi precisi e diretti.
In molti casi le sue dichiarazioni sono “il suo modo di vedere le cose”, in altre la “sua verità”.
Sui temi centrali delle accuse però il pool di magistrati, Trifuoggi, Bellelli, Di Florio, nutre la certezza della veridicità delle affermazioni riscontrate da una serie di verifiche di fatto non contestate dalla difesa, dunque acquisite e pacifiche.
Ma Angelini è e rimane un indagato accusato di reati molto gravi, di fatto messo alle strette dalla procura e dalla presunta associazione a delinquere con la quale ora si scontra.
«Questo sistema di potere mi ha attaccato fin dall'inizio. Dieci ho pagato e uno ho incassato, e non ho avuto neanche quell'uno».
«Costoro mi hanno ritualmente intimorito - ha aggiunto - perche' hanno detto che solo loro erano in grado di fermare gli atti contro di me, pero' loro facevano contestualmente questi atti. Cioe' facevano atti contro di me e poi venivamo a dirmi fermiamo gli atti contro di te se ci paghi. Facevano da boia e da tirapiedi, si direbbe».
Una verità parziale se è vero che la Regione ha ostacolato Angelini (delibere “contro”, stop ai pagamenti…) ma che lo abbia anche agevolato con i controlli poco attendibili e con una serie di prestazioni pagate e non dovute.
Angelini in aula ha ricostruito il momento della “conversione” dovuto soprattutto alla moglie che avrebbe spinto per denunciare tutto e procurarsi le prove (le foto dell'ultima tangente a Collelongo).
«Sono stato distrutto psicologicamente, moralmente e fisicamente dall'azione estorsiva di costoro e se non fosse stato per la mia famiglia - ha spiegato ai giornalisti - io non avrei mai trovato il coraggio. Sono andato li' tutte le volte come una pecora al macello».

NUOVO FRONTE SULLA SANITA'?

Il legale di Vincenzo Angelini, l'avvocato Sabatino Ciprietti, ritiene che possa aprirsi «un altro fronte, in merito ai fondi della sanità».
«Questo fronte dovrebbe prendere spunto», ha detto Ciprietti, «analizzando il bilancio della Regione «vedendo se e' un bilancio regolare oppure no. Si dovrebbe vedere se sono stati distratti fondi della sanita' su spese ordinarie e andare a capire dove sono andati a finire i soldi della sanita' che sono stati spalmati su spese correnti. Questo sara' il nuovo capitolo».
Ma l'ipotesi per ora non viene confermata e sembra non essere tra le priorità di questa inchiesta.

MISURE CAUTELARI: LIBERTA' O CARCERE

Potrebbero essere presentate martedì le istanze per la revoca delle misure cautelari da parte dei difensori. Secondo gli avvocati, infatti, sarebbero venute meno le esigenze che giustificano gli arresti domiciliari o gli obblighi di dimora.
Nella formulazione delle richieste bisognerà lasciare ampio spazio alle motivazioni per convincere il giudice.
La procura dal canto suo ha acquisito le numerose interviste rilasciate dagli indagati e che costituiscono la prova della violazione del divieto di comunicare imposta a chi è agli arresti domiciliari.
Spetterà ora al Gip valutare la gravità di queste condotte e decidere, dopo aver letto il parere non vincolante dell'accusa. In caso di revoca totale delle misure cautelari il codice prevede la possibilità di appello da parte dei pm.

«TUTTO CONFERMATO: SIAMO SODDISFATTI»

Il procuratore Trifuoggi si è detto soddisfatto dell'andamento dell'incidente probatorio poiché in sostanza «tutto è stato confermato».
Ora quelle dichiarazioni suffragate dai riscontri giudicati attendibili dal giudice (sulla base dei quali ha firmato la richiesta di arresti) sono a tutti gli effetti spendibili nel futuro processo che potrebbe partire, salvo intoppi, entro la prossima estate.
Le indagini sono ancora lunghe, così come le verifiche in campo bancario per risalire ai presunti tesori accantonati in qualche paradiso fiscale.
Ma trovare i tesori non incide in alcun modo sui reati contestati.
Secondo una stima approssimativa le indagini potrebbero finire entro febbraio: in questi casi ogni previsione è però azzardata.
Bisognerà vedere anche le prossime mosse degli avvocati che avevano tutto l'interesse affinché le testimonianze di Angelini non venissero acquisite, proponendo una serie di eccezioni poi rigettate. Manca ancora la decisione della Corte d'Appello su una eccezione (ricusazione) per la quale sia il pm sia il gip hanno la ragionevole certezza che sarà rigettata.
In presenza di questa spada di Damocle, infatti, il gip avrebbe potuto sospendere l'incidente probatorio cosa che invece non ha fatto.

IPOTESI RITI ALTERNATIVI

E già qualche avvocato lancia l'ipotesi molto accreditata che saranno in molti a scegliere riti alternativi, soprattutto quello abbreviato che consente di ottenere un consistente sconto di pena.
In quel caso il processo si svolgerà in base alle prove acquisite senza ulteriori attività dibattimentale.
Per chiederlo tuttavia bisognerà aspettare la chiusura delle indagini.
Ora dunque è prematuro parlarne.
L'alternativa potrebbe essere il patteggiamento che pure prevede lo sconto di un terzo della pena ma che presuppone l'ammissione di una colpa o una confessione.
La terza via sarebbe quella di portarla per le lunghe in attesa di un intervento… politico.
Il tempo dirà la sua, soprattutto sulla tenuta psicologica del gruppo che fin da subito è apparso compatto e unito.
Intanto qualcuno fra gli indagati già pianifica conferenze stampa e strategie difensive, qualcun altro scalpita per ritornare in pista.

12/09/2008 18.57