Mafia, a L'Aquila sequestrati beni al figlio del boss Spera

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Proprietà anche a L'Aquila per Giovanni Spera, 48 anni, figlio di Benedetto, capo della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno e braccio destro di Bernardo Provenzano. Nel 1994 si trasferì in Abruzzo, aveva un conto corrente intestato alla Banca Popolare della Marsica.
Proprio gli immobili e gli appezzamenti di terreno presenti in Abruzzo sono stati confiscati questa mattina dalla Dia di Palermo. Un valore economico che raggiunge i 3 milioni di euro e che comprende anche alcune proprietà nel capoluogo siciliano.
Il provvedimento è stato disposto dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo su richiesta della procura di Termini Imerese e oggi la confisca dei beni viene considerato come uno degli strumenti più importanti per una seria lotta alle mafie.
A Spera, inoltre, e' stata applicata la misura della sorveglianza speciale con obbligo di firma per tre anni.
Già nel 2001 la Dia gli sequestrò beni per oltre 5 miliardi di lire tra i quali terreni, depositi bancari e mezzi della società "Calcestruzzi Santa Rita" formalmente intestata al cugino, suo omonimo, e alla cognata Maria Sabrina Drago. E a quanto pare aveva deciso di investire i suoi soldi anche in Abruzzo, considerata molto spesso una regione tranquilla per passare inosservati e magari riciclare denaro non pulito.
Il padre, Benedetto Spera, oggi 67 anni, è considerata una figura di rilievo del clan di Provenzano: capo cosca di Belmonte Mezzagno è ritenuto il regista in quella zona di un giro di appalti miliardari illeciti. Condannato all'ergastolo assieme agli altri capi della "commissione" mafiosa per le stragi di Capaci e via D'Amelio in cui vennero uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte, il boss è attualmente imputato in numerosi processi riguardanti anche vari omicidi.
Non è la priva volta che confische del genere avvengono in Abruzzo.
Nel corso degli ultimi anni sono stati una ventina provvedimenti simili in tutta la regione.
02/09/2008 9.49

I BENI SEQUESTRATI

Vengono resi noti i particolari dei beni confiscati a Spera. Si tratta di beni immobili, imprese e conti correnti riconducibili all'uomo, a familiari e a persone comunque a lui legate. Nella filiale di Capistrello, provincia dell'Aquila, della Banca Popolare della Marsica, l'uomo aveva un deposito a risparmio nominativo.
Ci sono poi quattro appezzamenti di terreno nelle province di Palermo e dell'Aquila, due appartamenti a Palermo, zona Corso Calatafimi. Un conto corrente era presente anche nella filiale del Banco di Sicilia di Belmonte Mezzagno.
Nel 1994 Spera jr. si trasferi' in Abruzzo, nella provincia dell'Aquila, allo scopo di sottrarsi ad una sanguinosa faida che, a partire dal luglio del 1991, si era scatenata tra la famiglia di appartenenza e fazioni contrapposte. Nel luglio del 1999, a conclusione di indagini svolte dalla Dia di Palermo, venne arrestato. Nel febbraio 2002 gli veniva inflitta, dalla Corte di Appello di Palermo, la condanna definitiva alla pena di cinque anni di reclusione.
02/09/2008 11.50


[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/news2/article.php?storyid=176]LA MAPPA DELLE CONFISCHE AVVENUTE IN ABRUZZO[/url]


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