Di Pietro:«allarme rosso per Procura Pescara: in arrivo azioni destabilizzanti»

Alessandro Biancardi

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Di Pietro:«allarme rosso per Procura Pescara: in arrivo azioni destabilizzanti»
PESCARA. Strani movimenti, qualche indizio, qualche coincidenza, articoli di giornale come bombe, dossier pronti ad esplodere, attacchi e ancora attacchi. Nelle parole dell’onorevole dell'Idv Antonio Di Pietro c’è qualcosa di più di quello che pure dice chiaramente. Un pericolo, una non meglio identificata azione che sarebbe volta a screditare il lavoro dei magistrati che stanno indagando su presunte mazzette e che dallo scorso 14 luglio hanno posto agli arresti i vertici della ex giunta Del Turco. INTERROGATI CESARONE E MASCIARELLI:«MAI PRESO UN SOLDO»
«La storia giudiziaria, anzi, le "storie giudiziarie" - perché sono almeno due - che i magistrati pescaresi stanno cercando di ricostruire sono oramai note», scrive oggi Di Pietro, fondatore dell'Idv sul suo blog, «la prima ipotesi accusatoria, ancora nella fase embrionale, riguarderebbe una storia di possibili "tangenti" che sarebbero girate sotto l'ombrello protettore della maggioranza di centrodestra della passata legislatura in occasione della "cartolarizzazione del debito pubblico regionale". La seconda ipotesi accusatoria, più attuale, riguarda una girandola di "mazzette" che sarebbero state pagate a seguito della distribuzione delle risorse sanitarie ad alcuni imprenditori della sanità abruzzese, primo fra tutti tale Angelini che ora è diventato la "gola profonda" della Procura e sta raccontando fatti e misfatti che si sono verificati sotto la direzione della Giunta regionale abruzzese, ora a maggioranza di centrosinistra, e che ha portato in carcere anche l'attuale Presidente Ottaviano Del Turco».
«Fin qui la "storia", di cui i "mezzi di informazione" dovrebbero appunto "informare" l'opinione pubblica man mano che i magistrati ricostruiscono il mosaico ed il segreto istruttorio cessa di essere tale», dice Di Pietro ancora una volta attaccando i media così come aveva fatto chiaramente qualche giorno fa a Pescara, in piazza Salotto.
«Senonché», scrive ancora, «ho il sentore che - anche questa volta - fra un po' si comincerà più a parlare delle "pulci" da fare a questo o quel magistrato che sta svolgendo le indagini che delle "porcherie penali" commesse da chi ha abusato del suo ruolo per arricchirsi personalmente alle spalle del contribuente».
L'intento politico, dunque, sarebbe chiaro per Di Pietro: distrarre l'attenzione per non parlare del merito, delegittimare chi indaga per mostrare la palese “incompetenza” e “insussistenza” delle prove.
Forse più di un sentore.
Quel che è certo è che Di Pietro conosce bene la storia della magistratura e le vicende ultime che hanno fatto prevalere sempre e comunque quella Casta che abbiamo visto godere di ottima salute anche in Abruzzo.
Sono storie note tutte condite –chi più chi meno- da disinformazione, da “depistaggi”, da allontanamenti.
Storie come quelle di De Magistris e Forleo, ricorda l'ex pm di Mani Pulite, i quali hanno avuto la sfacciataggine di continuare ad indagare sulle collusioni tra affari e politica.
«Come avviene - e come potrà avvenire anche per i P.M. di Pescara - la delegittimazione è semplice ma terribilmente efficace», sostiene Di Pietro, «si cominciano a riferire fatti privati di qualcuno dei magistrati inquirenti, si amplificano grazie ad una stampa amica, si comincia a mischiare il "vero" con il "verosimile", si ipotizzano "collegamenti" inesistenti ma "possibili", si sposta l'attenzione dal filone principale a quello secondario, si va a "ravanare" nei ruoli e nelle attività di parenti ed amici degli inquirenti, qualche "anonimo" qua e là e, soprattutto, qualche interrogazione parlamentare ben pilotata e ben pubblicizzata chiuderanno il cerchio, tanto, in Parlamento si può anche diffamare ma non si risponde mai del reato».
«Alla fine i ritagli di giornali – magari contenenti anche qualche intervista ben confezionata a qualche personaggio locale in cerca d'autore», scrive ancora Di Pietro sul suo Blog, «saranno mandati da qualche manina ad altra Procura e agli organi disciplina del CSM che giustamente devono aprire un fascicolo, anche per non far vedere che si vuole proteggere i propri simili. Parte insomma la "fabbrica dei dossier" e per il malcapitato di turno non c'è niente più da fare: da cacciatore diventa preda. Dovrà fermarsi con le indagini che stava svolgendo per trovare il tempo e il modo di difendersi dagli attacchi».
Già, ma chi erano e chi sono costoro?
«Sempre quelli. Ancora tutti da decifrare e mettere a fuoco, muovendosi essi nell'ombra e come "ombre", ma certamente uniti da un unico comune denominatore: il dossieraggio e la delegittimazione scatta ed ha la forza di raggiungere il risultato ogni qualvolta il lavoro dei magistrati è "trasversale", a 360 gradi, e tocca entrambi gli schieramenti politici di destra e di sinistra. Appunto come il "caso Abruzzo" o come lo sono state le varie inchieste portate avanti da Clementina Forleo, da De Magistris e tanti anni addietro pure da me con l'inchiesta Mani Pulite».
«Allora, e solo allora», conclude Di Pietro, «si registra uno strano connubio di "convergenze politiche di autotutela", del riconoscimento reciproco sbandierato ai quattro venti, di "pizzini" di solidarietà ai carcerati di turno, descritti sempre più come vittime e non come indiziati di gravi reati da mezzi di informazione accondiscendenti. A queste prime manifestazioni seguono poi le maldicenze su questo o quel magistrato, gli allarmismi esagerati ed esasperati, i dubbi che vengono "cacofonati" nell'opinione pubblica. Infine, l'attacco frontale, scontato anch'esso nel suo monotono cliché: è tutta una montatura politica voluta dal "partito dei giudici", è un attentato alla democrazia, bisogna fermare la magistratura militante, si devono allontanare i responsabili. Tutto all'insegna di un motto antico ma sempre valido, ribadito in questa legislatura da un noto esponente di Governo: bisogna colpirne uno per educarne cento».
Che l'atmosfera fosse tesa in procura lo avevano capito già da qualche giorno. Non trapelano commenti ma gli inquirenti si dicono tranquilli, sereni e pronti ad ispezioni o valutazioni del loro lavoro.
Alcuni giorni fa lo stesso Procuratore della Repubblica aveva usato toni molto duri nei confronti di alcuni personaggi e testate giornalistiche che avevano dato spazio a vere e proprie diffamazioni nei suoi confronti.
«Non ho bisogno di fare carriera, né devo presentarmi ad alcuna competizione politica», disse Trifuoggi il giorno degli arresti, a sottolineare tutto il peso che ne sarebbe derivato.
Trifuoggi, dovrebbe restare a Pescara fino al 2011. Ma l'obiettivo, stando alle parole di Di Pietro, potrebbe essere quello di fermarlo molto prima.

31/07/2008 17.02






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INTERROGATI CESARONE E MASCIARELLI:«MAI PRESO UN SOLDO»

ARRESTI DEL TURCO. CHIETI. Il capogruppo del Pd al Consiglio regionale d'Abruzzo, Camillo Cesarone, arrestato il 14 luglio scorso, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Pescara, sulle presunte tangenti nella sanità abruzzese, è stato interrogato stamane nel carcere di Chieti. Nel pomeriggio interrogato anche Giancarlo Masciarelli.
«Non ho mai preso soldi. Non ho mai ricevuto tangenti», ha detto Cesarone che ha respinto con forza ogni addebito.
Ai pm che conducono l'inchiesta, l'ex sindacalista punto di contatto tra l'ambiente della Sanità e la politica ha detto di non aver mai preso tangenti e di non aver mai avuto motivo di chiedere soldi a Vincenzo Angelini.
Cesarone ha negato anche di aver mai consigliato ad Angelini di recarsi nell'abitazione di Del Turco, poiché il padrone di Villa Pini parlava con chi voleva e si muoveva autonomamente.
L'interrogatorio di Cesarone, assistito dall'avvocato Marco Femminella, è durato circa 40 minuti.
Intanto il legale di Del Turco, Giuliano Milia, ha confermato che non ci sarà alcun incidente probatorio con il quale si possa confrontare la versione di Del Turco con quella del grande elemosiniere-accusatore.
La decisione sarebbe stata presa proprio dell'avvocato del foro pescarese che ha spiegato che ha bisogno di altro tempo per studiare la corposa documentazione notificata ai suoi clienti.
Carte su carte ancora non analizzate completamente .
Eppure qualche giorno fa era stato lo stesso figlio di Del Turco, Guido, all'uscita dal carcere a confermare: «mio padre è pronto al confronto».
Questa tattica sembra essere stata presa in piena autonomia da Milia che ha respinto l'incidente probatorio anche per gli altri suoi assistiti Lamberto Quarta e Giancarlo Masciarelli.
Confronto che, è bene ricordare, non sarebbe stato un vero e proprio faccia a faccia tra Del Turco e Angelini ma una acquisizione anticipata della prova (la confessione) questa volta in contraddittorio con gli avvocati degli indagati.
Perché farlo?
Per evitare che nel tempo l'imprenditore possa ritrattare.
Nel pomeriggio, intanto, a sorpresa è arrivato Masciarelli al quinto piano della Procura per essere ascoltato dai pubblici ministeri Trifuoggi, Bellelli, Di Florio circa un dossier dettagliato con la mappa di presunte tangenti che dall'Abruzzo sarebbero poi giunte in tutta Italia.
Al riguardo girano voci circa un troncato rapporto tra gli ambienti di Forza Italia e lo stesso Masciarelli che fino a due giorni dopo gli arresti doveva essere difeso dall'avvocato Carlo Taormina, che si occupava già delle altre inchieste Delverde e Fira. Poi a sorpresa è subentrato Milia.
Alcuni giorni fa il Riformista, quotidiano della famiglia Angelucci, ha rilanciato la notizia del dossier scritto direttamente da Masciarelli.
Questo pomeriggio potrebbe essere il giorno giusto per l'inizio di una confessione e collaborazione piena.
E' l'unica mossa plausibile per l'ex giovane manager che rischia di subire dal prossimo anno 3 processi in contemporanea.

31/07/2008 17.21