Corte dei Conti: sanità e derivati, le bestie nere delle Regioni

Alessandro Biancardi

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LA RELAZIONE. Il capitolo sanità è destinato a diventare la bestia nera di tanti amministratori regionali se anche la Corte dei Conti è tornata ad accendere i riflettori su un ambito che già tanto sconquasso ha portato recentemente nella vita politica italiana.
E la magistratura contabile ha colto l'occasione della 'Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni' per ribadire l'allarme sul fronte costi, visto che «al momento la sanità assorbirebbe più dell'80% dei bilanci regionali».
Ma non basta: l'organismo presieduto da Tullio Lazzaro ha puntato il dito anche sulle criticità prossime venture che tanti governatori saranno chiamati ad affrontare e sull'uso, «spesso improprio», fatto da più di un ente locale, degli strumenti dei derivati finanziari.
«Dunque - ha reso noto la Corte dei Conti, che ha messo sotto la lente d'ingrandimento gli esercizi 2006 e 2007 delle Regioni - la gestione corrente della Sanità assorbe l'80% dei bilanci regionali, facendo così diventare secondaria la questione del Patto di stabilità interno e della sua osservanza», rispettata nel complesso nel 2007, con l'eccezione di «pochi casi riscontrati in alcune Regioni del Sud».
Ma la Corte dei Conti mette sul banco degli imputati anche la «mancata piena attuazione del decreto legislativo 56 del 2000 in tema di federalismo fiscale» e il «complicato meccanismo previsto per la verifica degli adempimenti imposti alle Regioni dagli accordi per la copertura dei disavanzi e dei Piani di rientro».
Sotto accusa anche il monitoraggio trimestrale e annuale messo a punto dai Ministeri dell'Economia e della Salute avviato a partire dal 2005: è importante, ammettono i magistrati contabili.
Al di là della Sanità, la Corte dei Conti lancia poi l'allarme sulla situazione finanziaria delle amministrazioni locali e regionali, mettendo in evidenza «persistenti criticità», destinate ad emergere a partire già dal prossimo anno, «con un maggiore impatto sugli anni futuri».
Da ultimo, bacchettata sull'uso dei derivati da parte degli enti locali nelle operazioni finanziarie, giudicato dai magistrati contabili «improprio». Anche perché viene bollato come «preoccupante» l'allungamento delle scadenze dei debiti con la rimodulazione delle relative operazioni con derivati, «segnale evidente delle difficoltà finanziarie e strutturali ancora irrisolte e rinviate alle gestioni future».


29/07/2008 10.35

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