Cartesio, il metodo per lucrare tangenti e mettere sul conto (della Regione)

Alessandro Biancardi

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Cartesio, il metodo per lucrare tangenti e mettere sul conto (della Regione)
ARRESTI DEL TURCO. ABRUZZO. Come venne organizzata e portata a termine la prima operazione di cartolarizzazione, quali atti amministrativi furono quelli decisivi, quali prove dimostrano l'attività svolta dagli indagati che componevano l'ipotizzata prima associazione a delinquere. È questa la parte delle ponderose indagini nella quale emerge il meticoloso lavoro di analisi della Guardia di Finanza e dei Nas di Pescara, coordinati dai pm Trifuoggi, Bellelli, Di Florio. (Nella foto: il comandante della Guardia di Finanza Francesco Paolo Rampolla) 1998, RITORNO AL PASSATO: TUTTO ERA GIA' SUCCESSO BOSCHETTI: QUANDO L'INCOERENZA E' IL PROBLEMA
La polizia giudiziaria è stata capace di mettere insieme una serie di documenti dell'amministrazione regionale, dati bancari, testimoniali, intercettazioni e riscontri di vario tipo.
Un immenso puzzle con milioni di tessere da ricomporre: un lavoro durato oltre due anni. E non è stato facile districarsi nella complicatissima materia di alta finanza prospettatasi dinanzi agli inquirenti.
Ma di una cosa sono sicuri in procura: dietro la prima cartolarizzazione si nascondono tangenti milionarie e ci sarebbe ancora molto da scoprire. Lo dimostrerebbero operazioni bancarie certe e verificate, così come certo è il fatto che non si sa dove siano finiti quei soldi…

CARTESIO E' IN BUONA COMPAGNIA

Abbiamo già visto come dal 2004 si costituisce un vero gruppo di potere sulla sanità.
L'ipotizzata associazione a delinquere sarebbe formata da Giancarlo Masciarelli (quale amministratore delegato e dominus della Fira spa, autore del progetto di cartolarizzazione), Vito Domenici (assessore alla sanità dal 23 ottobre 2003 al maggio 2005), Giovanni Pace (ex governatore), Vincenzo Trozzi (vicepresidente del consiglio di amministrazione della Fira, ex genero di Pace), Pietro Anello (avvocato, titolare dello studio omonimo), Luigi Conga (direttore generale Asl Chieti), Walter Russo (direttore dipartimento Programmazione e bilancio e contabilità Asl Chieti), Luciano Di Odoardo (direttore amministrativo protempore e direttore affari generali Asl Chieti, responsabile nucleo convenzioni, segretario del manager Conga), Antonio Boschetti (avvocato della Asl), Gianfranco Martini (funzionario Asl Chieti, responsabile nucleo convenzioni).
Una organizzazione studiata in ogni dettaglio che aveva di fatto esautorato gli organi istituzionali dal controllo e dall'azione in campo sanitario.
Il giudice Maria Michela Di Fine nella sua ordinanza parla di «arbitraria gestione» dei rapporti tra l'assessore alla sanità Domenici e l'apparato da lui creato, da un lato, e le case di cura private, dall'altro.
Quest'organizzazione si occupò per intero dell'operazione di cartolarizzazione e, dunque, dell'analisi e della scelta dei crediti che dovevano essere in definitiva pagati con soldi pubblici e quindi rientrare nell'operazione finanziaria.
Intorno a questo grumo ruotano interessi vorticosi che avrebbero generato profitti illeciti in parte ancora da scoprire.
Un filone parallelo di indagine starebbe cercando di far luce su questo aspetto.

IL REGIME DI FAVORE PER VILLA PINI

Le indagini della Guardia di Finanza hanno, però, nel frattempo già potuto scoprire «un regime di favore» assicurato soprattutto nei confronti di alcuni gruppi imprenditoriali tra cui il gruppo Villa Pini al quale sono stati imputati crediti (dunque debiti per le casse pubbliche) «inesistenti, incerti e comunque non debitamente certificati».
Dal punto di vista penale una accusa tutta da "certificare" nel prossimo processo ma dal versante politico-amministrativo un passo falso dalle implicazioni gigantesche, tutto raccolto nei documenti ufficiali smontati dalla procura attraverso un elenco infinito di contestazioni.
«Si tratta di operazioni scritte e dirette dall'indagato Masciarelli», scrive il gip, «affiancato nel ruolo cardine dall'indagato Pietro Anello che nella prima cartolarizzazione, attraverso un incarico di perizie a lui artatamente demandato, attribuiva una falsa patente di legittimità e convenienza economica alla proposta di transizione della Asl, aprendo la strada al riconoscimento di debiti inesistenti verso la casa di cura Villa Pini e dall'ulteriore pesantissimo indebitamento della regione».

UN REGALO DI 33 MILIONI DI EURO, OFFRE LA REGIONE

L'operazione di cartolarizzazione coinvolge direttamente Angelini al quale veniva consentito di lucrare complessivamente ai danni della regione Abruzzo e della Asl una cifra pari a 33.231.052 euro di presunti crediti derivanti da prestazioni sanitarie, in realtà non dovute.
Questa cifra derivava dalla somma di

-11.260.000 di euro oggetto di una transazione tra Angelini e la Asl di Chieti, firmata il 25 ottobre 2004 (ratificata per conto della Regione dall'indagato Pierluigi Cosenza. Tale transazione fu poi inserita nella cartolarizzazione da Masciarelli come crediti certi ed esigibili ceduti dalla Casa di cura alla Fira)
- 21.971.000 di euro per crediti inesistenti, riconosciuti attraverso la cosiddetta cartolarizzazione "non performing" approvata dalla giunta regionale con la delibera 1281 del 14 dicembre 2004 e con la delibera del direttore generale della Asl di Chieti numero 1994 del 16 dicembre 2004.

Le due cartolarizzazioni secondo il gip Di Fine sarebbero state caratterizzate «da una pluralità di atti ed azioni contrari alla legge» e l'affare sarebbe stato «il frutto di un lavoro di squadra costituito da amministratori e funzionari pubblici facenti parte del sodalizio creato da Domenici e Masciarelli, ciascuno coinvolto sulla base delle specifiche proprie competenze e funzioni con una collaborazione certamente non occasionale e non qualificabile in termine di mero concorso ma verosimilmente remunerati a vario titolo dallo stesso Angelini».
In base alla legge 130 del 30 aprile 1999 la prima cartolarizzazione dei crediti -denominata Cartesio- avrebbe dovuto interessare tutti i crediti vantati dai fornitori di beni e servizi nei confronti delle aziende sanitarie locali abruzzesi nel periodo di gennaio 2001 dicembre 2003 per un importo pari a 257 milioni.
Nell'ambito di questa operazione però veniva invece realizzato anche lo smobilizzo di una massa complessiva di crediti autocertificati dalle case di cura private operante nella regione Abruzzo e derivanti da un presunto contenzioso sia effettivo sia potenziale pari a 224.253.000 euro che costituisce il monte dei crediti e secondo la procura non erano esigibili e nemmeno certi.
Le indagini sulla complessa operazione di cartolarizzazione hanno così evidenziato una serie di stranezze, coincidenze ed elementi sintomatici che gettano pesanti ombre su un'operazione di oltre 400 milioni di euro.

3 GIORNI PER CERTIFICARE

Tra le stranezze segnalate dalle indagini, forse la più importante riguarda la materiale impossibilità di una reale verifica dei crediti da parte dei direttori generali della Asl perché a loro fu concesso un periodo di tre giorni per certificarne una mole enorme.
Tanto enorme che proprio per "fare i conti" non bastarono due consulenze pagate a caro prezzo e secondo la procura "aggiustate" ad hoc per spianare la strada all'operazione. L'importante era che i manager non mettessero bocca né ostacolassero il progetto. Faceva tutto parte del piano.

MEGLIO LA CONSULENZA PRIVATA (A PAGAMENTO) CHE QUELLA PUBBLICA (GRATIS)

Altro caso strano è che si preferì ricorrere alla consulenza di un ufficio legale privato piuttosto che al parere dell'avvocatura dello Stato.
Lo studio Anello riuscì a produrre una consulenza pagata con quasi 300mila euro che "spingeva" le Asl ad una transazione con le cliniche private che protestavano per avere i famosi rimborsi sui ricoveri in regime di accreditamento.
In questo caso l'avvocato Pietro Anello spiegò che gli eventuali ricorsi sarebbero stati fatali per le Asl che avrebbero di sicuro perso e sarebbero state costrette a pagare somme maggiorate.
Dunque meglio mediare subito.
Dopo l'accordo firmato dal manager Conga, però, nessuna delle cliniche si arrischiò in un inutile, ormai, contenzioso.
La procura, infatti, nella sua tesi accusatoria dimostra come, invece, quelle somme extra budget erano tutt'altro che dovute.
Che si tratti di una consulenza "comprata" da Angelini lo dimostrerebbero testimonianze e riscontri: 250mila euro per scrivere quello che faceva comodo al re-testimone che pagò l'avvocato che si era impuntato e minacciava di non finire in tempo per l'appuntamento con la cartolarizzazione.

Alessandro Biancardi 23/07/2008 8.52
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1998, RITORNO AL PASSATO: TUTTO ERA GIA' SUCCESSO


Tra le molteplici accuse sulla operazione della prima cartolarizzazione vi è anche quella davvero macroscopica di una dimenticanza non di poco conto.
Infatti nel monte dei crediti da cartolarizzare vennero inseriti anche quei crediti vantati dal gruppo Villa Pini per gli anni 1996-1998 per i quali era pendente dinanzi al tribunale di Pescara una procedimento penale per truffa.
Doppia violazione perché bisognava computare solo quelli dal 2001 e perché quei crediti come stabilirà il tribunale erano stati il frutto di una truffa e per questi non reali e non dovuti.
Cosa si contestava ad Angelini, all'ex assessore e altri funzionari regionali?
Di aver utilizzato false attestazioni che avevano già garantito allo stesso imprenditore ed in tempi così lontani somme di denaro non dovute per i soliti ricoveri.
Insomma anche in quel caso furono falsificate le carte per agevolare il grande imprenditore che evidentemente aveva coltivato il suo vizio di pagare i politici anche in ere remote.
Una storia fotocopia che evidentemente non ha insegnato nulla.
In quell'occasione furono «artatamente sovrastimate e conseguentemente non dovute cifre per un importo di € 35 milioni al punto da configurare un'ipotesi di truffa aggravata e continuata, abuso d'ufficio continuato, di falso in atto pubblico», si legge nell'ordinanza, «nei riguardi di Angelini Vincenzo ed altri tra cui l'allora assessore alla sanità Vincenzo Del Colle ed il direttore generale della Asl di Chieti, Mauro D'Eramo tutti imputati nel medesimo giudizio penale».
Dopo una serie di ricorsi, tuttavia, data la lentezza processuale, il procedimento si è concluso alcuni mesi fa con una sentenza dichiarativa che non poteva che prendere atto della prescrizione dei reati.
Fine dei giochi. Tutti impuniti.

a.b. 23/07/2008 8.57
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BOSCHETTI: QUANDO L'INCOERENZA E' IL PROBLEMA

Nel periodo in cui si concretizzava la prima cartolarizzazione Angelini, l'ex assessore regionale alla sanità Del Colle e l'ex manager della Asl, D'Eramo erano stati chiamati davanti al tribunale di Pescara a rispondere dell'accusa di truffa proprio in relazione a pagamenti di ricoveri gonfiati allo stesso Angelini.
Questo fatto, che avrebbe dovuto indurre ad una enorme cautela, invece, non venne mai menzionato nei documenti della Fira che, invece, diede per certi ed esigibili quei crediti gonfiati, frutto di un reato.
E' solo una tra le tante accuse mosse dalla procura alla imponente operazione finanziaria.
Ma la cosa eclatante è che la stessa Asl di Chieti -all'epoca presieduta da Luigi Conga- si era costituita diligentemente parte civile per chiedere i danni per mezzo del proprio procuratore speciale e avvocato, Antonio Boschetti.
Con la costituzione si cercava di tutelare la Asl dalla ipotizzata truffa che aveva portato ad un esborso non dovuto di soldi pubblici.
A pensarci era l'avvocato Boschetti che aveva elaborato la sua strategia per recuperare quelle somme.
Eppure lo stesso avvocato, qualche tempo dopo, avrebbe espresso parere favorevole alla delibera con la quale la Asl riconosceva il monte totale dei crediti oggetto di cartolarizzazione.
Ed in quella cifra erano computati anche quei ricoveri gonfiati che Boschetti da una parte criticava e dall'altra avallava.
Una incongruenza fatale, una incoerenza che si trasforma in una pesante responsabilità penale secondo la procura.
La vicenda acquista ulteriore “colore” quando lo stesso Boschetti venne eletto consigliere regionale nell'aprile 2005 con la nuova giunta Del Turco.
«Anche con la nuova giunta», scrive il gip, «Boschetti avrebbe continuato la medesima opera al servizio del sodalizio criminale», traghettando così dalla prima associazione a delinquere costituitasi nell'ambito del governo di centrodestra, alla seconda, costituitasi con la nuova giunta regionale di centrosinistra».
Ma sempre dalla parte del «partito dei soldi».
Anche il gip attribuisce un ruolo fondamentale a Boschetti che fu capace di muoversi senza intralcio nei due governi regionali di segno opposto, esattamente come riuscì a fare anche Masciarelli.
Un ruolo decisivo dell'avvocato Boschetti(insieme a Masciarelli e Cosenza) ci sarebbe stato così anche nell'ambito della seconda cartolarizzazione «assicurando contributi decisivi nell'approvazione della contestata delibera 58 del 29 gennaio 2008 (Deutsche Bank) assicurando sempre ad Angelini una importante solidarietà fino a vedersi attribuito, in occasione delle ultime operazioni di rimpasto del giugno 2000, un assessorato, forse quale dovuta promozione per il contributo assicurato al governatore Del Turco ed ai suoi fedelissimi, Lamberto Quarta e Camillo Cesarone».
«Forse non a caso», scrive ancora il gip, «nell'ambito della nuova giunta si collocava la dazione di denaro per un importo complessivo di € 90.000 effettuata da Angelini in favore di Boschetti attraverso l'intercessione di Cesarone».

a.b. 23/07/2008 9.03