Il Gip:«gli indagati potevano delinquere ancora e ostacolavano le indagini»

Alessandro Biancardi

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Il Gip:«gli indagati potevano delinquere ancora e ostacolavano le indagini»
INCHIESTA DEL TURCO ABRUZZO. Erano proprio necessari gli arresti degli indagati della sanità? Se lo sta chiedendo tutta Italia, non senza vene polemiche. Il giudice per le indagini preliminari, Maria Michela Di Fine, risponde a questa domanda impiegando ben 10 pagine nelle quali motiva con particolari le diverse posizioni degli indagati decidendo poi per la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari per dieci.(Nella foto Angelo Bucciarelli) BUCCIARELLI E MAZZOCCA: MEGLIO ASSUNZIONI CHE TANGENTI CASH
Tra le motivazioni chiaramente si dice come anche in caso di dimissioni dai diversi incarichi istituzionali il quadro accusatorio ed il pericolo di inquinamento probatorio sarebbe comunque sufficientemente grave per giustificare la permanenza delle misure cautelari.
Nella sua trattazione il giudice Maria Michela Di Fine inizia trattando le posizioni di quegli indagati per i quali rigetterà le misure chieste dalla pubblica accusa.

GIOVANNI PACE

Secondo il gip per quanto riguarda l'ex governatore Giovanni Pace vi sarebbe «l'assenza di un quadro indiziario grave in riferimento al suo coinvolgimento» nell'ambito del solo reato che riguarda un tentativo di concussione e tentata concussione che sarebbe stata attuata attraverso Giancarlo Masciarelli e l'ex genero, Vincenzo Trozzi, sempre ai danni di Angelini.
«Tali circostanze», scrive il gip, «pur nella considerazione che l'indagato attualmente è consigliere regionale, sia pur all'interno dello schieramento di minoranza, non consentono di ravvisare -sulla sola base dell'imputazione del capo 1 (prima associazione a delinquere, reato fino ad aprile 2005 ndr)- esigenze cautelari attuali che giustificano l'applicazione della misura cautelare richiesta (domiciliari)» Per il gip, dunque, nonostante la gravità dei fatti risalenti al 2005, mancherebbero le esigenze cautelari.
Motivazione simile anche per l'ex genero Vincenzo Trozzi già sottoposto agli arresti nell'ambito dell'inchiesta Fira, per il quale il gip adesso non ravvisa alcuna esigenza attuale di nuove misure cautelari.

PIETRO ANELLO: «NECESSARIE ALTRE INDAGINI»

Per quanto riguarda l'avvocato e consulente Pietro Anello, anche per lui non si ravvisa l'urgenza di misure cautelari nonostante i pubblici ministeri avessero chiesto gli arresti domiciliari.
Il gip ordina un «approfondimento del quadro indiziario in riferimento alla ipotizzata corruzione attraverso ulteriori attività investigative proprio per offrire ulteriori decisivi riscontri alle dichiarazioni accusatorie di Angelini».
Anello, secondo la ricostruzione della Finanza, avrebbe fornito la società "vergine" a Masciarelli il quale avrebbe dovuto riacquistare all'asta il pastificio Delverde coperto appunto da questa società schermata.

ANGELINI: «NESSUN PERICOLO SOCIALE»

«Discorso a parte merita l'indagato Angelini», scrive il gip Di Fine, «per il quale alla luce della maturata ed effettiva collaborazione assicurata nel corso delle indagini ed anche in considerazione del ruolo di vittima nei plurimi episodi di concussione, non è da ravvisare allo stato alcun tipo di esigenze cautelare».
Il gip in sostanza ha apprezzato in senso positivo «la valenza pregiudizievole delle dichiarazioni accusatorie rese verso se stesso e il gruppo imprenditoriale che gli appartiene».
Non vi sarebbe allora «il pericolo di recidiva» e si esclude «qualsivoglia pericolo di inquinamento probatorio».
Anche perché il giudice per le indagini preliminari ravvisa il definitivo allontanamento dalla compagine associativa rappresentata dagli altri indagati e questo farebbe ritenere «superati i profili di pericolosità sociale insiti nei gravi fatti delittuosi di cui si è comunque reso protagonista».

PRESSANTI ESIGENZE CAUTELARI PER GLI ALTRI: DECISIVA LA FUGA DI NOTIZIE

Sussistono pressanti esigenze cautelari, invece, per gli altri
indagati: Del Turco, Quarta, Cesarone, Boschetti, Mazzocca, Bucciarelli, Di Stanislao.
«Gli indagati infatti», scrive Di Fine, «sono inseriti -secondo gli specifici ruoli- nella compagine dell'attuale amministrazione regionale anche in posizioni apicali, posizione privilegiata per compiere attività di depistaggio e di incidere sull'attività investigativa».
Determinante per la decisione dell'applicazione delle misure cautelari sarebbe stata la fuga di notizie sull'indagine attuale che avrebbe raggiunto i vertici della giunta Del Turco.
Tutti sapevano delle indagini a loro carico ed avrebbero fatto in modo di rallentare, depistare, cancellare l'attività giudiziaria in corso.
Il gip a pagina 433 della sua ordinanza scrivere che «sono state compiute manovre finalizzate a carpire notizie e in alcuni casi anche di incidere sull'attività investigativa in corso, facendo uscire notizie sulle intercettazioni telefoniche, muovendosi in modo da evitare nelle conversazioni telefoniche riferimenti precisi all'oggetto delle stesse conversazioni e, comunque, adoperandosi per interferire nell'attività di indagine in corso».

«PRONTO BUCCIARELLI? ATTENZIONE STA PER SCOPPIARE…»
L'ultimo episodio giudicato grave è avvenuto pochissimi giorni prima che scattassero gli arresti.
Era il 9 luglio 2008 (gli arresti sono scattati il 14 luglio) ed una persona ha segnalato a Bucciarelli persino l'imminente deposito della ordinanza di custodia cautelare.
Una notizia segretissima che conoscevano in pochissimi.
Come dire: «stai attento» «è tutto fatto», «manca poco».
Poi il gip Di Fine focalizza la sua attenzione sull'ex presidente della Regione Del Turco e sui suoi tentativi di avvicinamento al procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello dell'Aquila, Bruno Paolo Amicarelli.
L'incontro fu organizzato dal professore Pino Mauro che informò Del Turco attraverso diversi sms.
Alla fine l'incontro fu fissato per il 9 aprile 2008 alle ore 17 proprio a casa del professor Mauro.
Come si sa Amicarelli avvertì per tempo il procuratore Trifuoggi ed inviò due giorni dopo un rapporto dettagliato.

IL RAPPORTO DI AMICARELLI

«La sua richiesta di incontrarmi in modo riservato», scrive Amicarelli a Trifuoggi parlando di Del Turco, «era per dolersi di quanto gli stava accadendo: un'informazione di garanzia per abuso di ufficio in concorso. A suo dire l'accusa non aveva fondamento in quanto la delibera di giunta incriminata era immune da vizi e dovuta per scongiurare maggiori danni all'ente regione».
Il riferimento è agli avvisi di garanzia in seguito all'approvazione della delibera 58 che autorizzava la Regione al pagamento dei crediti vantati dall'imprenditore Angelini per € 14 milioni, crediti poi ceduti alla Deutsche Bank.
«Non poteva peraltro far presente tutto ciò agli inquirenti», scrive Amicarelli, «perché vivamente consigliato dai suoi difensori ad avvalersi della facoltà di non rispondere. Il timore manifestato era che la incolpazione potesse aggravarsi. Si diceva vittima del risentimento del titolare di cliniche poichè il suo piano sulla sanità abruzzese riduce del 30% le tariffe riconosciute alle cliniche private. Su mia richiesta, mi diceva di non chiedere che io riferissi le sue doglianze a lei».
«Il colloquio si è concluso con la mia esortazione», scrive ancora Amicarelli, «a non disperare in quanto l'indagine preliminare può, per sua natura, concludersi anche con una richiesta di archiviazione e con la sua dichiarazione di aver solo voluto manifestare il suo attuale stato d'animo in una sorta di "confessione laica"».
Quell'incontro, però, dal gip viene valutato come «evidentemente volto ad inquinare l'attività investigativa esprimendo valutazioni sull'infondatezza dell'accusa e quindi tentando di screditare l'indagine in corso evidentemente nella speranza di conseguenze assai favorevoli».
Inoltre sarebbero state decisive una enorme mole di intercettazioni telefoniche che sono già in possesso della procura e fornirebbero la base delle accuse.
Del Turco avrebbe tentato più volte di contattare i vertici della Guardia di Finanza e guarda caso proprio quei militari della polizia giudiziaria che stavano conducendo l'indagine sulla sanità.
Anche Masciarelli, Domenici, Cesarone, Mazzocca, Boschetti, Quarta sono risultati in contatto con la polizia giudiziaria che sta indagando o altri magistrati del distretto di Pescara.

CIRCOSPEZIONE: PROVA CHE SAPESSERO

«Ma gli stessi indagati», scrive il giudice, «manifestavano di muoversi sempre all'insegna della circospezione, avendo evidentemente appreso da terzi delle indagini tecniche in corso».
Il fatto che la notizia delle indagini circolasse era cosa nota e manifestata da alcuni comportamenti che il gip giudica inequivocabili, come quella volta che la moglie di Cesarone si recò a colloquio con Angelini e per comunicargli di chiamare il marito scrisse un messaggio su un foglio con una matita e poi si premurò di cancellarlo.
Mimando la parola "cimici" con le labbra e poi indicando con il dito la stanza.
Episodio che evidentemente chiarisce lo stato d'animo di chi poteva essere sotto indagine.
Eppure anche gli altri utilizzavano gli stessi escamotage evitando i luoghi chiusi e preferendo parlare all'aperto..

BOSCHETTI E CESARONE

Per quanto riguarda Boschetti e Cesarone, invece, gli arresti sono giustificati per il gip dal fatto che i due stavano mettendo in atto altre condotte delittuose.
«Gli indagati sono nelle condizioni di continuare ad operare secondo il medesimo sistema di illegalità a vantaggio di altri gruppi imprenditoriali», scrive il gip, «come hanno evidenziato plurimi atti di indagine, dai significativi contatti dei due con i responsabili del gruppo imprenditoriale Tosinvest (per i quali Boschetti si adoperava in diretta durante i lavori di approvazione del testo legislativo per l'inserimento di emendamenti a loro favore forniti in diretta tramite sms).
Ma che l'associazione a delinquere ipotizzata dalla procura potesse fare altri danni e violare altre leggi sarebbe spiegato anche dal fatto che lo stesso Del Turco e Quarta avevano già intrapreso rapporti con il gruppo imprenditoriale facente capo a De Benedetti per le trattative di vendita della casa di cura Villa Pini e senza interpellare il diretto interessato e titolare Angelini.
Del Turco e Quarta, non sapendo di essere seguiti dai militari della Guardia di Finanza, si recarono a Roma presso l'abitazione di De Benedetti proprio per sondare un eventuale interesse all'acquisto della clinica di Chieti.
Per Del Turco, Quarta, Cesarone; Boschetti il gip scrive «la loro sistematica reiterazione nel tempo denota un profilo delinquenziale non comune che lascia ritenere pressoché certa, indipendentemente da dimissioni dai rispettivi incarichi pubblici, la reiterazione dei medesimi reati per i quali si procede. Analoghe considerazioni possono essere svolte in riferimento alla posizione dell'indagato Conga».

MASCIARELLI ANCORA IN AZIONE

Il gip vuole valutare a parte la posizione di Giancarlo Masciarelli:
«il fatto singolare che, nonostante la vicenda giudiziaria della Fira, Masciarelli, per come documentato dalle intercettazioni telefoniche, è nuovamente inserito nel tessuto economico ed affaristico della sanità abruzzese, continuando ad esplicare, avvalendosi dei suoi più stretti collaboratori transitati dalla Fira, attività attraverso società ad esso riconducibili (Operattiva e Tel'E') nonché svolgendo attività di consulenza in favore di Enrico Vittorini , imprenditore della sanità aquilana, procuratore della casa di cura Villa Letizia, e comunque continuando a mantenere rapporti con personaggi della politica locale e nazionale anche nel settore della sanità».
«Le intercettazioni telefoniche documentano, infatti, un proficuo rapporto tra Masciarelli e Vittorini che insieme sono attenti alle vicende della Sanatrix dell'Aquila –clinica di Angelini- e sarebbero stati pronti ad approfittare del tracollo economico di questa società».
«Dalle intercettazioni telefoniche», scrive ancora il gip, «inoltre emergono stretti rapporti di Masciarelli con l'imprenditoria locale, con persone legate al mondo bancario, con i quali si stanno avviando intese per la cartolarizzazione dei crediti delle attività di Vittorini, rimanendo, dunque, punto di riferimento per tale tipo di attività, con la quale sono stati perpetrati i maggiori abusi».
Per questo e per il concreto pericolo di reiterazione dei reati e il gip ha deciso per gli arresti domiciliari.

DOMENICI TRADITO DALL' ARROGANZA:«GLI SPARO IN BOCCA»

Anche per l'ex assessore Vito Domenici vi sarebbe per il gip la possibilità di reiterazione del reato anche perché lo stesso è consigliere regionale di minoranza e si occupa ancora di sanità in qualità di componente della quinta commissione.
Fatale gli sarebbe stata l'arroganza manifestata nei confronti dell'autorità giudiziaria in occasione di una perquisizione eseguita alcuni mesi fa a suo carico nell'ambito di un altro procedimento penale.
Il 10 marzo 2008, infatti, Domenici parlando con la moglie diceva: «… se ti toccano senza un motivo, gli sparo in bocca… capito? … a Guerra… quello non ha capito che quello pericoloso non è Masciarelli… capito?».
Per il gip questa frase sarebbe «indice di inclinazione a delinquere perché dimostrerebbe la sua evidente consapevolezza del suo coinvolgimento nelle indagini in corso».
Per Zelli, seppure gli si contesta un unico fatto, il gip lo considera di una gravità estrema (il riferimento è al riciclaggio dei 21 milioni di euro).
Per lui il carcere si è aperto poiché avrebbe ancora contatti con i vertici bancari e con le stesse persone che avrebbero operato in passato nella operazione della cartolarizzazione.
Il gip ha disposto gli arresti per evitare che le diverse persone potessero concordare una versione di comodo.

DI STANISLAO

«Quanto alla posizione di Di Stanislao pur apprezzando il rilevante contributo assicurato al sodalizio criminale con la sua fondamentale opera svolta all'interno dell'Agenzia regionale della sanità, gioca senz'altro suo favore la circostanza che a differenza di altri non ha commesso condotte concussive».

Per ragioni specifiche ed eccezionali il gip, come si sa, aveva disposto l'isolamento e il differimento di soli tre giorni dei colloqui con i legali delle persone agli arresti.
La ragione del provvedimento eccezionale risiederebbe nel «concreto rischio di inquinamento delle prove e per evitare la possibilità di impostare e preordinare comuni strategie difensive».

21/07/2008 8.26







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BUCCIARELLI E MAZZOCCA: MEGLIO ASSUNZIONI CHE TANGENTI CASH


Trifuoggi: «abbiamo parlato di Del Turco, di Quarta, di Cesarone, di Mazzocca, di Di Stanislao e di Cordoma. Rapporti suoi con Angelo Bucciarelli?»
Angelini: «con Angelo Bucciarelli continui, gli ho solo assunto cinque o sei persone su segnalazione, mi disse, del sindaco di Villa Celiera e che erano del loro bacino elettorale, solo questo, nient'altro. »
Di Florio: «ma in cambio di cosa? »
Angelini: «in cambio di niente, mi ha detto "guarda che", vabbè, il discorso è sempre il solito…» Di Florio: «no, perché per noi è importante, pure l'assunzione di persone vicine al Partito politico, alla loro area politica. »
Angelini: «allora l'area politica era quella della Margherita, stiamo parlando…»
Trifuoggi: «Bucciarelli? »
Angelini: «sì, sì, Bucciarelli e anche Mazzocca ovviamente. Certo, stiamo parlando del periodo precedente, quindi quando non c'è un Pd, ma c'è una Margherita, uno Sdi e compagnia bella, e lui, sempre con molta nonchalance mi ha detto "vedi un po' se mi puoi assumere queste persone" ».
Di Florio: «in cambio di cosa? »
Angelini: «poi mi ha fatto parlare con Mazzocca, il quale Mazzocca mi ha detto "va bene, tu sei un amico, lo sai che noi ti daremo sempre una mano", quindi non c'è stato uno scambio specifico »
Di Florio: «però hanno promesso di agevolarla…»
Angelini: «di agevolarmi…»
Di Florio: «in cambio di quelle assunzioni? »
Angelini: «esattamente».
Di Florio: «bene».
Trifuoggi: «questo glielo ha promesso Bucciarelli e glielo ha fatto confermare da Mazzocca? »
Angelini: «».

Il fatto contestato a Mazzocca e a Bucciarelli, nelle rispettive qualità di assessore alla sanità e segretario dell'altro, riguarda ripetute costrizioni adoperate da entrambi gli indagati nei confronti di Angelini per ottenere assunzione di personale nella clinica Villa Pini pur al di fuori delle reali necessità della struttura.
Per i magistrati però anche questa sarebbe una costrizione volta alla sudditanza psicologica (concussione) costrizione che nasconderebbe il vantaggio per il concusso (atteggiamenti generalizzati di favore).
Insomma una tangente pagata con le assunzioni clientelari.
Ma per i due esponenti del Pd, sia dalle testimonianze dell'imprenditore della sanità che dalle risultanze emerse dall'indagine, non vi sarebbe stata concussione ai fini di percepire indebite somme di denaro.

Di Florio: «ha ricevuto richieste di denaro da parte di questi dirigenti? »
Angelini: «no».
Di Florio: «cioè, i responsabili amministrativi della regione non hanno mai avanzato richieste di denaro nei suoi confronti come politici? »
Angelini: «no».
Trifuoggi: «Mazzocca? »
Angelini: «Mazzocca no, e si capisce».
Bellelli: «perché si capisce? »
Angelini: «perché non mi risulta che i pupazzi respirino. Mi scusi!
Poi se ad un pupazzo gli metti in mano un coltello e gli fai uccidere uno, quello non ti può venire a dire che è solo un po' pazzo
».

Altri particolari su un ruolo non proprio primario da parte dell'assessore Mazzocca emergono sempre nel corso dell'interrogatorio del 6 maggio 2008, nelle quali Angelini si lascia andare in confessioni che danno una accelerazione repentina all'indagine.

Angelini: «di tutte queste vicende, quasi di tutte, io ho sempre parlato con Mazzocca e in quasi tutte le circostanze insieme a Quarta… Quarta diceva "allora ti prendo un appuntamento con Bernardo" oppure telefonavo io a Bernardo, qualche volta ci ho parlato da solo, molte altre volte insieme a Quarta. E tutti e due dicevano " vabbè allora adesso - soprattutto Mazzocca- mo' vediamo, lo dico al presidente, vediamo che ne pensa il presidente, va bene, adesso l'hai detto a me, ora dillo a Del Turco" »

Angelini: «Mazzocca, come mi pare evidente, è solamente un pupazzo, perché lo è, lo sapete voi meglio di me… Mazzocca era ed è sempre stato assolutamente neutro tranne che nelle circostanze note della delibera dell'amico Fritz in cui è stato fulmineo…» Avvocato difensore: «l'amico Fritz chi è? »
Angelini: «Angelucci».
Trifuoggi: «San Raffaele».
Angelini: «in quell'occasione sono stati fulminei ed hanno fatto una delibera il 13 agosto e l'hanno pubblicato il 20 settembre, mi pare…»

Poi tornando alle assunzioni imposte in qualche modo all'imprenditore della sanità, lo stesso Angelini racconta d'aver assunto 5-6 persone su segnalazione di Bucciarelli («mi disse su segnalazione del sindaco di Villa Celiera e che erano del loro bacino elettorale, solo questo, nient'altro»).

Angelini: «l'assessore Bernardo Mazzocca in una delle molte volte in cui per lavoro mi recavo in assessorato, incontrandomi da solo, anche lui mi disse che voleva darmi una mano, che avevo tanti problemi, che però avrei dovuto assumergli alcune persone e che i contatti li avrebbe tenuti il suo segretario Angelo Bucciarelli. A quel punto lo chiamò dalla stanza ripeté di fronte a lui il medesimo discorso dicendogli di prendere contatto con me».

Le persone che Angelini dovette assumere -secondo le sue dichiarazioni poi confermate dalle verifiche degli inquirenti- erano effettivamente quasi tutti ricadenti nel bacino elettorale che gravita intorno a Villa Celiera.
Furono assunte così Valeria Basciani, Anna Pace, Elena Eliana Georgescu, Patrizia Pomposo, Paola D'Agostino, Stefania Cuzzi, Francesca Di Biase, Valeria Dell'Orso e Valeria Cappelluti.

Angelini: «i nomi di queste persone mi furono forniti qualche tempo dopo l'incontro, non ricordo se le assunzioni avvennero a seguito di specifica domanda delle interessate, o solo su loro segnalazione di essere state inviate da Mazzocca. Trattandosi di contratti a termine, per i rinnovi mi fu detto di tenere i contatti con Bucciarelli e, difatti, puntualmente mi telefonava in prossimità delle scadenze. Non avevo alcuna esigenza di assumere personale con le predette qualifiche ma lo feci perché mi era stato richiesto nei termini che ho indicato».

Dalle verifiche effettuate dagli inquirenti emerse poi che i lavoratori furono assunti con contratto di lavoro a tempo determinato stipulato dalla Humangest.

21/07/2008 8.12