Del Turco:«incastrato da Angelini. Non sarò scarcerato ma tornerò in politica»

Alessandro Biancardi

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Del Turco:«incastrato da Angelini. Non sarò scarcerato ma tornerò in politica»
INCHIESTA DEL TURCO. ”L'INTERVISTA” DA IL GIORNALE. SULMONA. «Lo sfogo del presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, raccolto dal figlio Guido, giornalista del Tg5, nel suo incontro di ieri nel carcere di Sulmona», e poi riversato nella pagine de Il Giornale, della famiglia Berlusconi. Una serie di domande e risposte che sono «la prima risposta pubblica alle accuse lanciate dall'imprenditore-pentito Vincenzo Angelini». (Del Turco con il figlio Guido questo inverno a Collelongo. FOTO:Antonio Oddi) LO SFOGO DI TRIFUOGGI: «SUL NOSTRO LAVORO CALUNNIE FANTASIOSE»APRILE 2007: QUELLE PAROLE PROFETICHE DI TRIFUOGGI A PrimaDaNoi.it
Del Turco racconta di sperare fortemente il ritorno a casa: «Non è piacevole stare in carcere, e questi tre giorni trascorsi in una cella di tre metri per due, non sono stati certamente una bella esperienza».
Tutto sommato dice che sta «abbastanza bene, ho letto già quattro libri, adesso vedo la tv, e questo carcere non mi sembra così maledetto come alcuni lo descrivono».
Del suo arresto parla di una cosa «impensabile»: «che finisse così era impensabile anche perché sono io che ho cominciato a mettere mano ai conti disastrati della sanità regionale. Purtroppo sono incappato in questo singolare personaggio...».
E questo singolare personaggio sarebbe Angelini: «Lui. A un certo punto si è voluto vendicare allorché abbiamo iniziato a spulciare conti e attività delle sue cliniche private riscontrando numerose magagne, specie sul fronte della degenza legata alle malattie mentali.
Per avere un riscontro ai nostri timori facemmo fare uno studio all'università Cattolica di Milano da cui risultava che prima del mio insediamento in Regione, c'erano più pazzi allettati nelle case di cura che gente sana in circolazione fuori. Tutti matti, tutti ricoverati in Abruzzo. Quando abbiamo iniziato a tagliare le spese, lui ha iniziato a fare la guerra. E tre anni dopo ecco il risultato:
lui fuori, io dentro. Il colmo. Un truffatore reo confesso da 120 milioni di euro ha evitato la galera correndo a collaborare coi giudici. Col risultato che la sua posizione è immediatamente mutata da "corruttore" in "concusso"».
E per comprare le case di Roma Del Turco ha detto di essere stato costretto a vendere anche dei quadri.
Sul futuro in politica ha le idee chiare: «Mi sono sospeso dal Pd...
temporaneamente, mica a vita. Quando la vicenda sarà completamente chiarita, ne riparleremo».

19/07/2008 11.45

[url=http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=277066&START=0&2col=]L'INTERVISTA DE IL GIORNALE[/url]

DEL TURCO «LE VISURE CATASTALI HANNO GIA' CHIARITO TUTTO»

C'è un via vai continuo al carcere di Sulmona dove il detenuto eccellente che sta agitando il mondo politico italiano (con ripercussioni persino all'estero) questa mattina ha ricevuto la visita del consigliere Nicola Pisegna, originario di Collelongo.
Dopo “l'intervista” a Il Giornale, dove Del Turco aveva parlato per bocca del figlio Guido, si aggiungono anche quelle che arrivano attraverso Pisegna.
«Sono grato a 'Italia Oggi' che ha effettuato la visura catastale dei beni immobili che ho, chiarendo tutta la situazione», ha riferito Pisegna riportando le parole dell'ex presidente della regione.
«Sono proprietario di una normalissima casa a Colellongo in cui risiedo e come qualsiasi genitore ho aiutato mio figlio Guido ad acquistare l'immobile a Roma con un mutuo di 250 mila euro e con il mio aiuto frutto della vendita di quadri di Schifano - ha proseguito Del Turco nel suo incontro con Pisegna
Orlando - Posso dimostrare chiaramente anche la tempistica tra la vendita e il passaggio di questi soldi che sono andati a mio figlio per acquistare la casa».
Per quanto riguarda l'altro immobile di cui si parla di proprietà della compagna di Ottaviano del Turco, Pisegna ha riferito che si tratta di un immobile assolutamente accessibile per le stesse finanze di Cristina.
«Del Turco ha detto di vagliare i suoi conti in maniera scrupolosa da 15 anni a questa parte e tutti i movimenti bancari, tutti rintracciabili dalle operazioni effettuate con assegni intestati alla moglie, tutte
operazioni normali avvenute attraverso un percorso bancario che é assolutamente tracciabile».
Sulle foto scattate da Angelini invece secondo Pisegna Del Turco avrebbe solo sorriso.
Ieri invece Del Turco avrebbe letto tutto d'un fiato le 450 pagine dell'ordinanza del Gip che ha disposto il suo arresto. «E' rimasto interdetto per le cose che ha letto», ha riferito Piesegna.
«Del Turco sa perfettamente quali sono le solidarietà vere e quali quelle fasulle - ha detto - Mi ha riferito anche che vuole tornare a fare politica nel Pd ma da uomo libero che ha assolutamente
chiarito la sua posizione. E' questa la motivazione per cui ha scritto la lettera a Veltroni e non ha risentimenti verso nessuno. Ha apprezzato giustamente le lettere di solidarietà da parte degli uomini politici nazionali, uomini di governo».
Poi è tornato a parlare di Angelini: «è uno che nel corso della sua storia personale e imprenditoriale non ha mai avuto regole e nel momento in cui qualcuno ha provato a dargliele si è ribellato».

«QUALCUNO DOVREBBE PROSEGUIRE IL LAVORO CON ABRUZZO ENGINEERING»

Tra le altre cose Del Turco si è detto preoccupato per le sorti di Abruzzo Engineering, la sua creatura diretta da Lamberto Quarta e che aveva partner importanti e progetti già avviati.
Anche su Abruzzo Engineering tuttavia si stanno concentrando le attenzioni della procura di Pescara avendo eseguito alcune perquisizioni e sequestri di documenti inerenti la società partecipata della Regione.
A Pisegna questa mattina l'ex governatore ha sottolineato che in questa vicenda ci sono partner e gruppi importanti come Finmeccanica e altri e quindi «è un'operazione che va curata» e si augura che «qualcuno possa proseguire il lavoro che stava svolgendo».
«Non ha molte aspettative rispetto alla decisione del Gip che dovrebbe arrivare entro lunedì sulla richiesta di scarcerazione presentata dall'avvocato Giuliano Milia - ha proseguito – Pensa che si debba ricorrere al Tribunale della Libertà e non si pone il problema di quanto tempo ci vorrà, e questo tempo servirà per chiarire le contestazioni senza alcuna fretta e con assoluta serenità».

19/07/2008 14.34

SACCONI: PRESTO COMMISSARIAMENTO ABRUZZO









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LO SFOGO DI TRIFUOGGI: «SUL NOSTRO LAVORO CALUNNIE FANTASIOSE»

Era turbato questa mattina il procuratore Nicola Trifuoggi, intervenuto a margine di un convegno organizzato dall'Ugl per ricordare l'anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino.
Il procuratore, a capo dell'inchiesta sulla Sanità e della procura che da lunedì scorso è al centro della cronaca, non ha potuto non lasciarsi andare ad uno sfogo.
L'inchiesta ha decapitato la giunta del Turco poi si sono susseguite reazioni di ogni genere e per questo ha avuto parole pesanti verso i politici e i giornalisti che hanno messo in dubbio l'operato del pool di magistrati.
Dal presidente Berlusconi («sono solo teoremi), al portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone («Del Turco trattato peggio di un boss della Camorra»), da Marco Pannella («l'isolamento non mi piace») ai familiari o i giornalisti di Italia Oggi («quanti strafalcioni su Del Turco»), solo per citarne alcuni.
E il Procuratore ha letto, incassato e preso nota.
Ma di nomi lui non ne ha fatti.
«Mi sembra», ha detto questa mattina irritato, «che alle più che legittime critiche sui provvedimenti giudiziari si stiano sostituendo gli insulti, le denigrazioni, calunnie fantasiose, da parte di personaggi che ….sto cercando una frase che non mi faccia prendere una querela…. che apparentemente non attraversano un buon periodo di salute mentale. Ma la salute mentale», ha aggiunto, «ce l'hanno i giornalisti che li intervistano e che aizzano, li stimolano e li provocano».
A questo punto è scrosciato un grosso applauso da parte dei presenti.
«Il confronto ci sarà con questi signori», ha continuato Trifuoggi, «ci tengo a dirlo, non nei dibattiti radio televisivi ai quali non andrò, sempre ammesso che mi invitino, non dalle colonne dei giornali, ma nell'unico luogo possibile per un magistrato: un'aula di giustizia nelle quali questi signori dovranno rendere conto delle affermazioni che stanno facendo, così come dovranno rendere conto quegli altri signori, che già a novembre scorso, sempre per motivi chiarissimi e ben individuati hanno tentato di infangarmi».
A novembre scorso un deputato del centrodestra presentò in Parlamento una interrogazione che coinvolgeva direttamente il procuratore, "colpevole" di aver acquistato casa da un inquisito.
Tutti i magistrati di Pescara difesero strenuamente il loro procuratore.

INTERVIENE L'ORDINE GIORNALISTI

«In queste ore convulse», ha detto Stefano Pallotta, presidente dell'ordine dei Giornalisti d'Abruzzo dopo l'intervento di Trifuoggi, «i giornalisti della carta stampata, delle agenzie, delle televisioni, dei quotidiani online, cercano di spiegare ad una opinione pubblica sgomenta fatti e retroscena di una vicenda giudiziaria dalle enormi implicazioni, come quella che ha portato all'arresto del presidente della Regione, Ottaviano Del Turco».
«Per farlo», ha continuato Pallotta, «ascoltano persone, raccolgono dati, esprimono critiche, secondo le linee suggerite dalla propria legge professionale, dai codici deontologici, dalla propria coscienza.
A giudicare la bontà di tutto ciò sono i lettori, in grado di valutare con senso critico e in piena libertà l'operato di ciascuno. Eventuali posizioni che trascendano il diritto di cronaca e di critica possono essere perseguite in ambiti, secondo legge».

19/07/2008 14.37