Tutti i pagamenti di Angelini, «prelevamenti esorbitanti»

Alessandro Biancardi

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ARRESTI DEL TURCO ABRUZZO. Pagava tutti, centrodestra, centrosinistra. Il grande pentito Vincenzo Angelini, che ha inguaiato in modo bipartisan quelli che negli ultimi dieci anni hanno lavorato per la Sanità abruzzese, era facile al prelevamento esoso. Bastava richiedere, dirgli che era diventato difficile accontentarlo. Lui, da quanto ha raccontato in prima persona, smerciava mazzette con una disinvoltura sconcertante. LA PROCURA:«ECCO PERCHE’ ANGELINI E’ ATTENDIBILE». I MOVIMENTI BANCARI SOSPETTI DI DEL TURCO
Per la procura, gli oltre 15 milioni di tangenti gli avrebbero creato un danno patrimoniale ingente. Ma allo stesso tempo lui riusciva a rifarsi grazie alle cartolarizzazione e ai crediti inesistenti. Grazie ai favori della politica comprata a caro prezzo.

Luigi Conga, 53 anni ex manager dell'Asl di Chieti (fino a novembre
2005) ieri non ha risposto all'interrogatorio del pool di pm che sta indagando.
«Non ha potuto rispondere», ha detto il suo legale. «Versa in condizioni fisiche pessime: attacchi di panico, mancanza di lucidità».
Per lui l'avvocato ha già predisposto i documenti per farlo trasferire ai domiciliari. Su Conga, però, i magistrati avrebbero prove schiaccianti e una accusa pesantissima: concussione continuata ed aggravata.
Gli inquirenti sono convinti che stesse scappando. Lunedì all'alba nella sua Porche Cayenne è stata trovata una valigetta con 113 mila euro in contanti. In molti si sono accorti del suo tenore di vita che è sembrato non adeguato alle entrate note.
5 milioni di tangenti, secondo quando ha raccontato il grande elemosiniere della sanità Vincenzo Angelini, il totale dei soldi ricevuti.
Tutti denari che sarebbero stati chiesti per assicurare al padrone di Villa Pini «certa protezione».
Come faceva?
Ricordava all'imprenditore della Sanità, scrive l'accusa, «che il procedimento di cartolarizzazione in corso presentava particolari difficoltà», e che solo a Conga «spettava la responsabilità e la decisione di accertare e certificare i crediti del gruppo nei confronti della Asl di Chieti».
Aveva, insomma, il coltello dalla parte del manico.
Da qui sarebbe partita la richiesta: o 5 milioni di euro o l'ex manager non avrebbe certificato un bel niente.
Soldi che vennero prelevati e consegnati nel periodo che va da agosto a dicembre 2004.
La consegna delle mazzette, secondo l'accusa, avveniva sempre presso l'appartamento di Conga a Pescara.
E la Procura di questi "prelevamenti" avrebbe anche controllato: 300 mila euro prelevati da Angelini alla Carichieti il 9 agosto 2004, 400 mila euro prelevati alla Carichieti il 30 settembre, 850 mila euro prelevati alla Carichieti il 15 ottobre, 750 mila euro prelevati alla Carichieti il 25 ottobre, 300 mila euro prelevati alla Carichieti il 24 novembre, 500 mila euro prelevati alla Carichieti il 7 dicembre, 750 mila euro prelevati alla Tercas il 20 dicembre, 400 mila euro prelevati alla Carichieti il 22 dicembre, 200 mila euro prelevati alla Carichieti il 23-24 dicembre.

DANNO PATRIMONIALE PER ARRICCHIRSI NUOVAMENTE

Un totale di 4 milioni e 450 mila euro di tangenti che avrebbero, secondo l'accusa, «cagionato alla persona offesa (Angelini, ndr) un danno patrimoniale di rilevante entità».
Ma con le mazzette, però, Angelini aveva via libera per la cartolarizzazione e quindi ampiamente modo di rifarsi con i soldi pubblici.

Secondo la ricostruzione, infatti, al manager di Villa Pini è stato consentito di lucrare «complessivamente ai danni della Regione Abruzzo e delle Asl, presunti crediti, la somma di oltre 33 milioni di euro e quasi 22 milioni di euro per crediti inesistenti riconosciuti attraverso la cartolarizzazione approvata dalla giunta regionale il 14 dicembre 2004 (prima cartolarizzazione).

I PAGAMENTI AL CENTROSINISTRA

La prima richiesta di pagamento al centrosinistra avvenne invece, secondo la ricostruzione della Procura, a fine febbraio del 2006.
La richiesta l'avanzò Camillo Cesarone, capogruppo del Pd in consiglio regionale ma ex dipendente di Villa Pini, «ricordandogli nell'occasione che erano loro al potere ed avevano bisogno di denaro per i costi della politica».
Così Angeli avrebbe portato direttamente a Collelongo, il 10 e il 20 marzo, 200 mila euro in contanti, consegnati a Del Turco.
Prima dell'approvazione della legge 20, sui tagli dei posti letto per le cliniche private, Cesarone chiese altri soldi.
Era aprile, Cesarone spiegò «le difficoltà per il mantenimento del regime di favore adottato fino a quel momento nei suoi confronti» e lo avrebbe spinto ad incontrare Del Turco per poi redarguirlo («non aveva capito niente, era inutile andare da Del Turco soltanto per parlare… a parlare soltanto…»).
A ottobre 2006 nuovo viaggio a Collelongo «per l'importo di 100 mila euro».
A fine mese Masciarelli finì in carcere.
Per la Regione cominciò un periodo di intenso lavoro per il riordino dei posti letto.
A gennaio arrivarono super tagli per Angelini che chiese spiegazioni.
A rispondere fu ancora una volta Cesarone che spiegò che Del Turco era arrabbiato perché Angelini non lo aveva più pagato: «no guarda, lascia perdere Ottaviano è incazzato ….perchè tu non ti sei fatto più vivo… e lui c'ha un sacco di spese per questa faccenda della corrente (del partito dello Sdi ndr)).
Arrivò così un'altra richiesta di denaro: 100 mila euro che vengono consegnati il 16 gennaio.
Sempre a gennaio arrivò l'interrogazione in consiglio regionale di Rifondazione Comunista per far luce sulle anomalie denunciate dall'Aiop.
Mazzocca non rispose (lo fece solo dopo 6 mesi «con una nota ambigua».)
Ma in quel periodo l'assessore aveva altro a cui pensare: il 26 febbraio chiese ad Angelini di assumere 6 ausiliari «pur in assenza di esigenze aziendali».
A marzo spuntò un'altra persona da assumere.
Angelini obbedì.
Entrò anche la settima.
Ma intanto per Del Turco e i suoi solidales, come li chiama la procura, sarebbero arrivati ancora soldi: una mazzetta di 220 mila euro il 23 maggio, una da 200 mila il 41 dello stesso mese.
A giugno Cesarone riceve altri 100 mila euro, qualche giorno dopo altri 500 mila consegnati per evitare ispezioni.
Parallelamente ai soldi non si fermarono le richieste di assunzione di Mazzocca e il suo segretario Bucciarrelli.
Ad aprile, pur non avendone bisogno, Angelini dovette assumere una ragazza romena.
Ma la consegna dei soldi non si interruppero.
Le pretese venivano sempre accompagnate da riferimenti alle difficoltà, sempre maggiori, di aiutare le cliniche del suo gruppo(«Se si parla di Angelini scappano tutti…»), nonché in relazione ad esigenze personali di Del Turco (impegnato economicamente nell'acquisto di una casa a Roma).

Nell'estate del 2007, così, gli importi aumentarono: Angelini pagò 250 mila euro, poi altri 750 mila euro consegnati a Cesarone il 26 luglio e non troppo graditi (perché la richiesta era stata di 1 milione di euro).
Poi arrivarono anche altri 100 mila euro, dati a Cesarone, «fondamentali per costruire con Quarta il partito dello Sdi a Chieti».
Pochi giorni dopo una nuova dazione: 200 mila euro consegnati a Del Turco e altri 100 mila a Cesarone ad ottobre del 2007.
Anche l'autunno fu una stagione di forti movimenti: 4 dazioni una il 24 ottobre quando Angelini consegnò a Quarta presso la pasticceria Veronesi di Chieti 100 mila euro.
Il 2 novembre ancora il turno di Del Turco: 200 mila euro portati direttamente a Colleongo.
Il 9 novembre 300 mila euro dati a Cesarone (destinata a suo dire a Del Turco).
Il 27 novembre altri 200 mila a casa dell'ex governatore.

I SOLDI A DOMENICI

Ma come già detto, Angelini pagò anche la destra.
Fu proprio lui a raccontare di aver dato 500 mila euro all'ex assessore di Forza Italia Vito Domenici, «durante la campagna elettorale del 2005. Consegnati al casello di Pratola- Sulmona in data 9 febbraio 2005. Lui voleva 1 milione».
La richiesta però sarebbe giunta da Masciarelli: «Masciarelli viene da me e mi dice "Domenici vuole un milione", io gli dico "andatevene a fanculo tu e lui". Al che comincia una marea di telefonate di Domenici (…) io spero tanto che in quel periodo fossimo già tutti sotto controllo (…) alla fine io chiamo Masciarelli e gli dico "avete rotto il cazzo, che cosa volete da me?" "no, ma sai, tu ci devi dare una mano"».

GIOVANNI PACE

Soldi arrivarono anche a Giovanni Pace, ex presidente della Regione in quota An.
«Giovanni Pace mi chiese 200 mila euro che io dò a Masciarelli che Masciarelli dà al responsabile, poveretto, come si chiama il responsabile di An per il tesoriere…»
Avvocato difensore di Angelini? «è morto?»
Angelini: «no, non non mi ricordo come si chiama. Poveretto, tra un attimo dico perché. Loro volevano 200 mila, questo qui è andatomi rompendomi i coglioni tutto l'anno 2005 e parte del 2006».
E per la campagna elettorale arrivarono altri 100 mila euro «in nero», conferma Angelini, «loro me li hanno chiesti in nero».
E Angelini diceva di sì sempre perché dietro c'era Masciarelli:
«ecco perché glieli ho dati, perché il discorso è sempre quello, a me che cazzo me ne frega di Trozzi, di Pace o degli altri, è sempre Masciarelli che…(…) Masciarelli è stato il re della Sanità e credo che questo lo abbiate compreso (…) perché io forse sono uno dei pochissimi o l'unico a poterlo dire».

SABATINO ARACU

Sempre secondo Angelini Sabatino Aracu, oggi senatore di Forza Italia, gli chiese 2 milioni di euro. Circostanza che non trova però riscontri dalle indagini della Procura.
«Il primo contatto mi arriva sempre con Masciarelli che mi dice "Aracu ti vuole parlare", già questo è strano perché io con Aracu ho sempre avuto rapporti diretti.(…)» Ci sarebbe stato poi un incontro a maggio del 2008 a piazza Salotto, «mi chiese la somma da me rifiutata, di 2 milioni per l'acquisto a suo dire di una casa per la figlia, avvenne a Pescara in piazza Salotto.

«PENSAVO VOI FOSTE MIEI NEMICI»

Ma perché, si chiedono i magistrati ad un certo punto Angelini decise di collaborare?
Lui lo spiegò in questo modo.
«Ad un certo punto mi sono rotto perché mi sono accorto che erano i primi nemici. Questa giunta è quella che mi ha ucciso più di tutti nei 30 anni in cui ho avuto….di gestire la mia clinica. Questa è la giunta che ha danneggiato la casa di cura …di più ….a tutti i
livelli…(..) Del Turco vantava di avere protezioni alla Procura».

E il pm lo incalzò: «si sarebbe risparmiato un sacco di soldi…»
«Eh, lo so, adesso me ne rendo conto. Perchè voi eravate miei nemici e perché voi mi volevate accoppare sugli esposti di Pierangeli (che presentò esposti contro Angelini, ndr) (…) però è stato fatto questo discorso, Bellelli (il pm, ndr) è molto amico di Pierangeli, fa tutto quello che dice Pierangeli, questo è stato detto mille volte».

«Lui non è amico di nessuno», chiuse laconico il procuratore Trifuoggi.

Alessandra Lotti 19/07/2008 11.26



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LA PROCURA:«ECCO PERCHE' ANGELINI E' ATTENDIBILE».
I MOVIMENTI BANCARI SOSPETTI DI DEL TURCO


ANGELINI E' ATTENDIBILE?

Angelini può essere ritenuta una persona attendibile?
Secondo la Procura lo è, anche perché alle sue dichiarazioni sono seguiti accertamenti bancari e non solo.
In alcuni casi quello che Angelini avrebbe raccontato coinciderebbe anche con le testimonianze di altre persone.
Il manager di Villa Pini ha messo a disposizione i libri contabili, le fotografie scattate dal suo autista nel momento dell'ingresso in casa a Collelongo, tutte foto controllate dai periti della procura.
Ci sono poi le intercettazioni telefoniche, le ricevute dei telepass.
E poi ancora ci sono le ricostruzioni di alcune operazioni immobiliari compiute da personaggi coinvolti nella vicenda (anche grazie a terze persone) e la "singolare coincidenza" cronologica dell'adozione di atti amministrativi emessi e le dazioni ricevute.
Per provare lo stretto rapporto tra Angelini e Del Turco, poi, i magistrati si sono affidati anche all'agenda elettronica del padrone di Villa Pini.
Nella rubrica telefonica, nella parte relativa a Del Turco, accanto alle varie utenze c'era anche il numero di cellulare con accanto l'annotazione scritta a stampatello "numero che può utilizzare solo e direttamente il dott.".
«A conferma», scrive il gip, «dell'esistenza di stretti rapporti personali tra i due indagati».
Ma in sostanza, la prova fondamentale dell'attendibilità di Angelini erano «le plurime violazioni di legge che accompagnavano le determinazioni assunte direttamente in suo favore», «piegando», scrive ancora il gip, «il sistema della sanità in maniera tale da assicurarsi a coloro che lo gestivano condizioni per favorire arbitrariamente alcuni operatori sanitari, tra cui lo stesso Angelini».

GLI STRANI MOVIMENTI BANCARI DI DEL TURCO

Oltre alle parole del pentito, la Procura si sarebbe basata anche sui movimenti bancari di Del Turco.
Si parla di una «sospetta operazione di giroconto dell'importo di 269.498,89 effettuata il 17 marzo 2006 (in coincidenza con la prima dazione di Angelini) presso la Banca Toscana di Collelongo in favore della convivente.
Con quei soldi la donna acquistò 5 assegni circolari da 50 mila euro cadauno verosimilmente usati per l'acquisto di un immobile a Roma, un immobile ex proprietà dell'Inps al costo di 259.800 euro».
Oltre questo la procura ha notato «l'effettuazione di sistematici bonifici a favore della donna per un importo complessivo di 576.498 euro».
Ci sarebbe poi da aggiungere «la sospetta operazione di acquisto immobiliare effettuata a nome del figlio per l'importo complessivo di 453 mila euro. Ma il figlio, risultava al tempo stesso coaffittuario di un appartamento a Roma per il canone annuo di 15 mila euro».
Poi c'è la «misteriosa prestigiosa abitazione acquistata a Roma, cui faceva riferimento Angelini ma anche alcune conversazioni telefoniche».
A fare acquisti di immobili anche Lamberto Quarta che comprò una casa a Francavilla da 120 mila euro.

19/07/2008 11.27