I 21 milioni della Humangest sono finiti nei paradisi fiscali

Alessandro Biancardi

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ARRESTI DEL TURCO ABRUZZO. Una montagna di soldi, 21 milioni di euro spariti chissà dove. Gianluca Zelli, nella veste di amministratore delegato della società "Humangest", è indagato nella maxi inchiesta della Sanità con l'accusa di riciclaggio. Ieri ai magistrati ha detto di non saperne nulla e che di tutto si è sempre occupato lo stesso Angelini. IL VERBALE SPARITO, ANGELINI: «LO USAVANO PER RICATTARMI»

ARRESTI DEL TURCO ABRUZZO. Una montagna di soldi, 21 milioni di euro spariti chissà dove. Gianluca Zelli, nella veste di amministratore delegato della società "Humangest", è indagato nella maxi inchiesta della Sanità con l'accusa di riciclaggio. Ieri ai magistrati ha detto di non saperne nulla e che di tutto si è sempre occupato lo stesso Angelini.


IL VERBALE SPARITO, ANGELINI: «LO USAVANO PER RICATTARMI»
Secondo la Procura di Pescara, invece, il manager avrebbe fatto sparire nel nulla, circa 21 milioni di euro. Il difensore Ernesto Torino Rodriguez all'uscita dal carcere, ieri mattina, dopo l'interrogatorio ha detto che il suo assistito «ha chiarito la sua posizione e si e' difeso dalle accuse»
Anche per ricostruire questa vicenda, oltre alle rogatorie internazionali, i riscontri bancari e logici è stato importante il racconto di Vincenzo Maria Angelini, il grande accusatore elemosiniere.
Da questa storia l'imprenditore della sanità si è tirato fuori completamente, sebbene la società Humangest appartenesse al gruppo Villa Pini che a sua volta sosteneva finanziariamente la capogruppo Novafin spa.

LA MAXI SPONSORIZZAZIONE

La Humangest, agenzia di lavoro interinale, nell'esercizio di costituzione, il 2005, aveva maturato una sopravvenienza attiva (introito straordinario non dipendente dalla gestione ndr) di oltre 9,6 mln di euro, scesi a 5,1 l'anno successivo.
Proprio in quell'anno, la decisione di sponsorizzare i team motociclistici "Abruzzo Racing Team" e "Team Italia mega Bike" che partecipano al motomondiale 125 e 250.
21 i milioni spesi, tutti soldi che, i conti parlano chiaro, la Humangest in realtà non aveva e così si attinse dalle casse della Novafin, la controllata del gruppo.
La Guardia di Finanza, ben prima del racconto di Angelini, scoprì poi una singolare "coincidenza".
21 milioni era anche la cifra totale dei soldi ottenuti dalla prima cartolarizzazione da Villa Pini per quei crediti che secondo la procura non dovevano essere pagati dalla regione al privato perché non esigibili.
Invece quei crediti furono assicurati attraverso la falsificazione di documenti, autocertificazioni sballate e l'aiuto indispensabile di Giancarlo Masciarelli.
Inoltre c'è da chiarire che il valore delle sponsorizzazioni, girate alle società di Londra "Publirel Ltd" e "Delta Sport Events Lp" («delle quali non sono mai stati identificati i reali controllori») è per il gip Di Fine «assolutamente sproporzionato rispetto al valore effettivo dell'operazione».
Ma loro versarono senza problemi.
La prima erogazione avvenne il 9 giugno del 2006: 4.930.000 alla Publirel Ltd da parte della Novafin.
La seconda ammonta a 4.070.000 (saldo pagato il 17 dicembre 2005).
Il 14 dicembre altro versamento, valida per una sponsorizzazione del 2006: 12 milioni di euro con 6 bonifici, dal 19 marzo del 2006 al 9 agosto del 2006.
«Attraverso l'attività di indagine», scrive il gip nell'ordinanza, «emergevano chiaramente nella condotta di Zelli, amministratore della Humangest e artefice dell'operazione, gravi indizi di colpevolezza».
L'accusa, scritta qualche parola più in là è di reciclaggio: il manager avrebbe trasferito in sostanza soldi all'estero «e compiuto operazioni in modo da ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa delle somme».
«L'unica cosa che abbiamo capito», ha detto il procuratore Trifuoggi, «è che i soldi sono spariti nel nulla e questo ci ha insospettito».
Intanto sembra che il corridore Dovizioso che avrebbe dovuto beneficiare della sponsorizzazione verrà sentito in procura come testimone ma ai giornali ha già dichiarato di non conoscere Zelli.

IL MALLOPPO FINISCE IN PARADISO

Attraverso la documentazione acquisita mediante le rogatorie internazionali «si riscontrava effettivamente» che da giugno del 2005 a settembre 2006, erano stati trasferiti in totale 21 milioni di euro paesi off-shore, ovvero paradisi fiscali.
«La strutturazione dei movimenti finanziari», ha aggiunto il gip, «era stata realizzata in maniera complessa e alquanto sofisticata».
Una volta che le società inglesi ricevevano i soldi, infatti, venivano immediatamente dirottati altrove.
Perché?
Avviene così con il primo pagamento, nel periodo giugno-novembre 2005.
Una volta che i 4.930.000 soldi arrivarono a Londra, il 79% (pari a
3,8 milioni) venne traghettata alla Rivermont Marketing and Prom Ltd con sede a Alofi Nieu (nella Polinesia Neozelandese).
Altri spostamenti simili avvengono anche qualche mese dopo quando il 93% dei restanti 16 milioni di euro finiscono in Delawere, alle Isole Vergini e a San Marino.

«ZELLI COMANDAVA TUTTO»

E fu lo stesso Angelini a spiegare ai pm quella strana operazione, di cui però lui disse di non saperne niente e dei sui rapporti con Zelli, un manager conosciuto un po' per caso e messo alla guida del suo impero. Angelini parla di carte predisposte dal manager, che lui firmava senza nemmeno leggere.

«Nel 2004 ero alla ricerca di un capo del personale, la moglie era sul mercato (…)»
e proprio lei gli fece conoscere il marito.
«Mi disse "questo è il mio compagno, lui si occupa di gestione logistica aziendale"».
Ma forse la scelta ricadde su di lui non proprio per le sue capacità, come raccontò Angelini .
«Io confesso, Procuratore, che bisognerebbe fucilarmi per dissezione di fronte al nemico, perché la verità vera è che tutta questa gente ha potuto assumere il potere che ha assunto perché per quattro anni io sono stato assolutamente preda di un (parola incomprensibile) di schifo generale legato fondamentalmente al fatto che vedevo con chiarezza che le norme nei miei confronti si interpretavano in maniera specifica e nei confronti degli altri no, e quindi è venuto Zelli.
Prima si è occupato soltanto del commerciale, poi l'ho nominato direttore generale contro il parere della ma famiglia, perché tanto per cambiare in questa vicenda mia moglie aveva capito tutto, noi non gli diamo mai retta e poi purtroppo ci azzeccano sempre, e Zelli in realtà ha gestito l'azienda al mio posto per un certo numero di anni».


Cosa faceva? Lo spiega sempre Angelini: «Faceva il direttore generale».

Una posizione dalla quale poi verrà tolto proprio perché nacque l'idea della Humangest.

«Mia moglie»
, racconta Angelini, «ha in mente di mettere in piedi Humangest (…) all'inizio ci ha entusiasmato tutti perché indubbiamente il mercato del lavoro interinale era un mercato in crescita grossa..(…). Quindi noi investiamo un sacco di soldi per mettere in piedi Humangest.

Quel noi, come chiarirà poi la gola profonda Angelini, sta per Zelli.

«Io ci mettevo solo i soldi. Zelli ha organizzato tutto. Zelli ha scelto gli uomini, Zelli ha aperto le sedi, ha fatto tutto, dalla A alla Z. Questo è avvenuto anche per quelle sponsorizzazioni della
motocicletta.(…..) Zelli voleva rimanere da solo al comando del mio gruppo, sono vere queste cose….


«ZELLI UN ENFANT PRODIGE»

E quando dice "gruppo", Angelini indica sia Villa Pini che Humangest.
Ma perché, chiede il pm nell'interrogatorio, «Zelli diventa questo enfant prodige tutto d'un colpo?» «Perché lui aveva a che fare», spiegò Angelini, «con la cosa che mi pesa di più nel mio lavoro, cioè quello di avere a che fare con le banche (...)da quando la Regione Abruzzo prima, prima della cartolarizzazione (…) l'80 per cento del mio tempo era correre appresso alle banche».

Ma il ruolo di Zelli avrebbe avuto poi «una degenerazione patologica». Zelli, racconta ancora Angelini, «ha firmato contratti senza avere procure».

Non sono poi mancate discussioni, divergenze di opinioni non proprio tranquille ma «con sedie volanti», perché Zelli non seguiva le direttive della famiglia Angelini.
In quel momento Angelini uscì da Humangest «secondo il vecchio motto», raccontò Angelini, «che quando tolgono un delinquente prendi e scappa».
Ma sulla sponsorizzazione milionaria insiste: «è una cosa che ha gestito interamente Zelli».

DOVE SONO FINITI I SOLDI?

«Dove sono andati a finire i soldi, dottor Angelini, siamo sinceri?», gli chiese il pm.
Angelini: «siamo sinceri, lo dovete chiedere a Zelli perché a me non sono tornati.
Il pm: «ma sono soldi suoi…»
Angelini: «Sì, certo che sono soldi miei, ma sono andati a questa sponsorizzazione perché mi si è detto che dato che nasceva Humangest (…) mi si è detto "facciamo un enorme investimento pubblicitario" (…) era solo per fare esplodere Humangest»
Pm: «ma è antieconomico, cio腻
Angelini: «no, perch酻.
Pm: «21 milioni di euro non è il valore di una sponsorizzazione per quella categoria di motomondiale. Lei lo sa questo?»
Angelini: «tutto questo che lei dice l'ho appreso, quando poi ho sbattuto fuori Zelli».
Pm: «e quando l'ha appreso non ha chiesto a Zelli "ma scusa un po', perché mi hai fatto tirare fuori 21 milioni di euro per una sponsorizzazione che ne vale massimo due?»
Angelini: «no che glielo chiedevo a fare, è un'altra fregatura che mi ha dato».
Pm: «ma lei mette i soldi così in tasca alle persone?»
Angelini: «no, dottore (…) in quel periodo comandava tutto lui»

Il pool insiste sulla cifra enorme: «non sono 200 mila euro. Con 21 milioni ci sponsorizzavate dieci squadre di serie A. Per sponsorizzare la Roma per esempio occorrono 3 milioni».

Alessandra Lotti 19/07/2008 9.50






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IL VERBALE SPARITO, ANGELINI: «LO USAVANO PER RICATTARMI»

ABRUZZO. Il verbale scomparso, quanto se n'è parlato, quanto (probabilmente) s'è ricamato sopra. Si sono perse le sue tracce nel lontano 2006: cercato, temuto, strappato (si pensava). D'un tratto, a febbraio 2008 rispuntò. Lo trovò magicamente non si sa chi, lo consegnò ai magistrati Francesco Di Stanislao, il direttore dell'agenzia sanitaria regionale oggi indagato. Ma intanto quel verbale aveva fatto già guai ed era costato un avviso di garanzia all'assessore Bernardo Mazzocca  (oggi ai domiciliari) per «falso in soppressione».
Proprio quattro giorni dopo l'interrogatorio di Mazzocca in procura il foglietto magico rivide la luce e nessuno ha ancora spiegato le modalità.
Ma sarebbe troppo azzardato parlare di coincidenza.
Lì c'era scritto l'accordo tra Regione e Associazione delle cliniche private (l'Aiop) ma solo dopo la scomparsa si inserì nella legge 20, quella creata per tagliare i rimborsi alle cliniche, una aggiunta che fece scalpore (precisamente nel momento in cui il documento stava transitando dall'ufficio legislativo alla giunta, un momento cruciale).
Poche lettere, mai pronunciate in pubblico: «affini». Poche lettere mai pronunciate in pubblico che avevano però come effetto quello di moltiplicare la spesa pubblica per i letti privati.
Ascoltato dalla Procura l'assessore fu chiaro: lui, garantì, non c'aveva messo mano.

Proprio quella storia rispunta fuori anche nell'ordinanza del pm Di Fine, dove Angelini vuota il sacco e rovina la giunta Del Turco.
Poche frasi, ben precise.
Lui disse, in un interrogatorio avvenuto lo scorso 6 maggio, di sapere chi era il responsabile: «Quel verbale se l'era nascosto Mazzocca».
L'imprenditore-pentito, che all'improvviso ha deciso di collaborare con la magistratura ha spiegato di aver capito soltanto a distanza di tempo «il gioco inscenato per tenerlo sotto scacco».
Era sicuro che il centrosinistra volesse rovinarlo e nel tragico destino dei ruoli, alla fine è stato lui a rovinare tutti.
«Viene approvata la legge 20», disse, «e chiaramente mi accorgo del fatto di essere stato preso per il culo, non perché volessi una legge per me, ma almeno non una legge contro di me. Addirittura in quella legge c'è scritto che i crediti sanitari, prendendo a base il 2004 per fuori regione, fino al valore del 2004, si pagano entro giugno dell'anno successivo, se superano il valore 2004 si pagano entro il 2008. Perchè? Perché se andate a vedere i miei conti troverete che nel 2004 io c'ho 10 milioni di euro di fuori regione e nel 2005 ce ne ho 18, perché è decollata l'ortopedia (…)»
«Non ho mai detto a differenza di altri, di Pierangeli in primis "ammazza Tizio, a me non me ne frega niente perché ritengo che chi fa il mio mestiere prima di tutto deve fare l'industriale non il commerciale. Ho sempre detto, non mi fate le leggi contro, invece, la loro tecnica era dirmi di sì e poi..»(…).
Ma il giorno del verbale scomparso Angelini non era presente alla riunione, come raccontò sempre nel corso dell'interrogatorio.
«Io, Perangeli, la Petruzzi, Mazzocca e altri funzionari facciamo questo verbale, ci vediamo il giorno tale, qua, là, sopra, sotto».
Però poi quel giorno non si è scritto, come dice l'imprenditore e come conferma anche la Procura.
Ma come avvengono i fatti?
La procura si affida nuovamente alle parole del super pentito: «Pierangeli scrive un verbale e scrive "si fanno le patologie , solo quelle equipollenti", chiaro Mazzocca questo verbale se lo trattiene e Cesarone mi viene a dire:
"No, sai ha detto solo equipollenti, ci stanno anche affini". Ho detto guarda a me non me ne frega niente, non mi interessa, scrivete, fate dite..».
“Affini”, ecco la parola magica che spunta fuori all'improvviso.

DOCUMENTI OFF LIMITS

Ma per due anni quel foglio è sparito nel nulla. Impossibile controllarlo ma anche impossibile reperirlo.
Ma sulla trasparenza dell'Agenzia sanitaria si espresse anche il vice Enrico Paolini, a colloquio con i magistrati lo scorso febbraio.
Pare che solo per il padrone di Villa Pini i documenti fossero sempre a
disposizione: «mi dissero da varie fonti, da varie occasioni che lui (Angelini), era andato molto spesso all'Agenzia sanitaria, era presente spesso nell'assessorato, forse penso all'agenzia più che all'assessorato e che avesse abbastanza via libera, via libera intendo accesso alla carta ma credo in una condizione abbastanza normale. Quello che sembrava strano», continuò Paolini, « è che gli altri, invece, reclamavano continuamente perché non avevano questo accesso. La cosa che mi colpiva di più era questa, non che lui avesse accesso alle carte perché fosse per me io le carte della Regione le renderei pubbliche a prescindere»

A.L.. 19/07/2008 9.56