Viaggio nell’impero decadente del Re-testimone delle cliniche private

Alessandro Biancardi

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Viaggio nell’impero decadente del Re-testimone delle cliniche private
CHIETI. Villa Pini che cambia: non più posto di lavoro desiderato o le file di un tempo per pagare il ticket o prenotare una visita specialistica. All'ingresso c'è un banchetto sindacale con uno scatolone come salvadanaio. Si chiedono le offerte in favore dei dipendenti ormai sull'orlo di una crisi di nervi: tre mesi senza stipendio già trascorsi, un quarto, luglio, che sta per finire e all'orizzonte non si vede una soluzione a breve.
Per i medici va anche peggio: anche loro sono senza emolumenti dal mese di aprile e le prestazioni ambulatoriali non vengono pagate da un anno.
E' l'altro dramma del gruppo Villa Pini di Vincenzo Angelini il corruttore-pentito che ha dato la stura alla più grande inchiesta sulla sanità ed il relativo terremoto che ha portato agli arresti del presidente della Regione, Del Turco, altre nove persone oltre a 25 indagati.
Stipendi non pagati, sarebbe questa la prova delle difficoltà economiche di uno dei primi gruppi sanitari della regione.



Sarebbe questa la conseguenza di un «mare di soldi, una barca di soldi», come l'ha definita il procuratore Trifuoggi, finiti nelle tasche di politici e amministratori e di atti di ostruzionismo della politica o ancora di bastoni tra le ruote di un imprenditore che ha sempre saputo comprare il favore dell'amministratore di turno.
Un volantino e le parole del sindacalista che presidia il banchetto, così come le fotocopie dei quotidiani che raccontano di questa crisi, spiegano oggi la rabbia e la rassegnazione di chi si trova in una bufera di cui non si intravedono né gli sviluppi né la durata.
“Assessore incontriamoci” è l'appello che campeggia su una bacheca e riferito ad un'assemblea di fine giugno. Oggi l'assessore in questione è ai domiciliari.
«Da allora nulla è cambiato – spiega il sindacalista – direi anzi che la situazione è notevolmente peggiorata. Ci parlano delle tangenti, delle difficoltà della Clinica ad essere pagata, ma noi che c'entriamo? Questo è un fatto di gestione della società che eroga prestazioni per la quali viene pagata. Il resto è un problema di Angelini». Alcuni medici in camice verde stanno sorseggiando un caffè, seduti ad un tavolino tra la cassa del bar e l'edicola dei giornali.
«Le prestazioni sono diminuite di un 20-30% dopo i noti fatti di cronaca. Eppure le professionalità mediche di Villa Pini non sono in discussione».
All'ingresso del salone un manifesto racconta la storia di una donna alla quale è stata ricostruita la trachea, dopo che aveva bevuto acido muriatico.
C'è però un clima surreale in tutta la Clinica.
Gli sportelli un tempo assediati dai pazienti sono quasi inattivi: «305 sportello C», avvisa la voce metallica della segreteria.
Un utente appena arrivato ritira rapido una busta gialla con la risposta della sua analisi, l'apre nervosamente e si avvia verso l'uscita.
Passa distratto di fronte al banchetto sindacale, poi percorre il corridoio con le vetrate.





Da una parte c'è l'esposizione delle ceramiche e dei ricami, opera della Cooperativa “il Colle” che fa realizzare ai malati questi manufatti che nulla hanno da
invidiare alle esposizioni professionali.
Dall'altra parte, nel salotto di vetro, si intravede un volto con gli occhi persi nel vuoto: è un giovane su una carrozzella ortopedica, tracheotomizzato, assistito da un parente.
In fondo, all'uscita, la grande fontana è muta.
In passato, già nel parcheggio della clinica, i malati mentali chiedevano una sigaretta. Ora nei giardini, nei corridoi, al bar le patologie visibili sono diverse, prima i malati geriatrici poi quelli neurologici da incidente stradale o da ictus.
«Se vuole saperne di più sui nostri stipendi – spiega il sindacalista - vada al primo piano, ufficio personale, prima porta a destra».
I corridoi sono deserti, gli uffici chiusi.
Le poltrone di pelle rossa, un po' sformate, si riflettono negli specchi della sala d'attesa. Vuote anche le sedie verdi.
A piano terra alcuni dipendenti commentano le vicende di cronaca e la «fredda applicazione del piano di riordino della rete ospedaliera» che mette a rischio il destino di centinaia di dipendenti di Villa Pini.
Ma oggi non ci sono interlocutori.
«Con quelle tangenti avrebbero pagato molti stipendi».
I due busti in bronzo del padre e della madre di Enzo Angelini, assistono in silenzio al centro del salone.
Oggi è questo il clima che si respira nel regno del grande testimone-accusatore di un sistema che non sorprende affatto.
Ma la tensione è alta e si tocca: ogni istante è una voce che arriva, una presunta notizia che dovrebbe sconvolgere, un tintinnio di nuove manette, una morte improvvisa…
E' psicosi, è desiderio, è speranza di aria nuova e pulizia che possa, sì, quella curarci e risanarci davvero.

Sebastiano Calella 18/07/2008 15.01