Nell'ordinanza del gip i dettagli delle accuse per Del Turco & Co

Alessandro Biancardi

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Nell'ordinanza del gip i dettagli delle accuse per Del Turco & Co
INCHIESTA DEL TURCO ABRUZZO. Dopo il tornado degli arresti di lunedì oggi potrebbe essere un giorno importante per l'inchiesta sulla sanità che ha devastato la giunta Del Turco e sta provocando ripercussioni pesanti in regione ed in tutta Italia. Oggi si parte con gli interrogatori delle persone in carcere. Gli inquirenti tuttavia non nutrono particolari speranze e si presume che quasi tutti si riserveranno di non rispondere. ANGELINI: «HO SEMPRE PAGATO A DESTRA E A SINISTRA» AFFOLLATO ISOLAMENTO: LA CASTA PUO’ LA SCHEDA: TUTTI GLI INDAGATI
Si comincia con il capogruppo regionale del Pd, Camillo Cesarone, che sarà sentito nel carcere di Chieti alle 9; alle 11 sarà la volta del presidente Del Turco nel carcere di Sulmona (L'Aquila), mentre alle 14 toccherà all'assessore alle Attività Produttive, Antonio Boschetti, nel carcere di Lanciano (Chieti).
Venerdì sono in programma nel carcere di San Donato a Pescara, a partire dalle 9.30, gli interrogatori dell'ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga, dell'amministratore delegato della società di ricerche di personale Humangest, Gianluca Zelli e il segretario generale della Presidenza della Giunta regionale, Lamberto Quarta.
Lunedì invece saranno sentiti in Procura a Pescara, a partire dalle 9, l'assessore regionale alla Sanità, Bernardo Mazzocca, il suo segretario particolare Angelo Bucciarelli, l'ex assessore alla Sanità Vito Domenici, all'epoca Fi, oggi consigliere regionale Pdl, l'ex presidente della finanziaria regionale (Fira), Giancarlo Masciarelli, e il direttore generale dell'azienda sanitaria regionale, Francesco Di Stanislao.
Intanto nulla sarebbe emerso dalle ispezioni nelle cassette di sicurezza di alcuni indagati tra i quali l'ex manager Asl Conga.
Eppure si sperava in qualcosa di più. Gli inquirenti si sono comunque riservati di chiedere alle banche la lista dei movimenti bancari e delle stesse cassette per capire a quando risalgono gli ultimi movimenti. C'è il fondato sentore che vi sia stata anche in questo caso una fuga di notizie e che alcuni sapessero in tempo per mettere al sicuro l'eventuale tesoro.

«DEL TURCO DIRETTORE D'ORCHESTRA DELLA ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE»


Intanto iniziano ad emergere particolari sempre più precisi circa le accuse mosse dalla procura agli indagati. Fatti, dettagli, ricostruzioni logiche che proverebbero una serie di reati tra i quali concussione, corruzione, associazione a delinquere, truffa.
Ed il gip nella sua ordinanza è chiaro: «il presidente Del Turco promuoveva, costituiva, organizzava e dirigeva l'associazione per delinquere».
Parole pesanti del Gip Maria Michela Di Fine che secondo quanto dichiarato dal procuratore Trifuoggi non si sarebbe «appiattita» sulle posizioni della accusa ma avrebbe rielaborato criticamente le tesi del pool dei pm.
Tanto da rifiutare alcune richieste ben precise: gli arresti dell'ex governatore Giovanni Pace, e misure cautelari (domiciliari) per l'imprenditore Vincenzo Maria Angelini.
Secondo i magistrati, Del Turco «imponeva e realizzava un sistema di gestione illegale dei rapporti con le case di cura private, imperniato sulla mancanza di trasparenza, sulla violazione delle leggi e dei principi di imparzialità e buon andamento, sulla incertezza ed arbitrarietà in ordine a tempi, modi e regole in tema di negoziazioni, pagamenti e controlli, in tema di valutazione dell'operato delle cliniche ed altresì caratterizzata dalla imposizione di rapporti privilegiati con l'istituto bancario Deutsche Bank».

«DEL TURCO LAVORAVA PER PREDISPORRE IL TERRENO PER LA CONCUSSIONE»

Secondo quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare (420
pagine) Del Turco insieme al suo entourage avrebbe posto in essere una serie di azioni per aggravare le condizioni dell'imprenditore privato della sanità Angelini in modo da "costringerlo" a versare somme di denaro per ottenere un "ammorbidimento".
«Poneva in essere», scrive il Gip Di Fine, «le premesse per degradare tutti i titolari delle case di cura in condizione di sudditanza in modo da pretendere ed ottenere quantomeno da Angelini promesse e consegne ripetute di ingenti somme di denaro».
Il Gip nella sua ordinanza scrive che Del Turco chiedeva soldi o altre utilità del sodalizio criminoso «inducendo Angelini a promettere e dare allo scopo di garantirsi i pagamenti per prestazioni effettuate, evitare atti dannosi o azioni ritorsive, ed in cambio di favoritismi, accessi agli atti o con il pretesto di protezioni da attività ispettive, di controllo e di polizia giudiziaria».
Gli stessi capi di imputazione sono stati contestati al segretario alla presidenza della Giunta di Del Turco, Lamberto Quarta, che insieme al Governatore «costituiva, organizzava e dirigeva l'associazione per delinquere».

SANITA' IN MANO ALLA POLITICA: L'ORIGINE DEL CANCRO

Che la sanità fosse controllata dalla politica è una verità inconfutabile e tutt'altro che recente.
Ma ci sarebbe dell'altro. La politica avrebbe fatto di tutto per garantirsi il controllo di tutte le posizioni imponendo uomini di fiducia pronti a tutto e capaci di mettere sotto scacco l'intero sistema che così riusciva ad essere controllato e guidato dalla maggioranza di turno. Accadeva con il centrodestra e con il centrosinistra… un sistema che evidentemente funzionava e garantiva ricchezze e serbatoi di voti.
Così il consigliere Pdl, Vito Domenici, all'epoca assessore alla sanità e l'ex presidente della finanziaria regionale (Fira), Giancarlo Masciarelli, infatti - scrive il Gip - «ottenevano, con l'avallo dell'allora presidente Giovanni Pace, il pieno controllo del settore sanità della Regione Abruzzo, grazie all'accentramento dei poteri in capo a Masciarelli ed agli uomini Fira, alla sistematica sottrazione di poteri, funzioni, competenze ed informazioni agli uffici ed ai funzionari della direzione regionale sanità, delle Asl e dell'avvocatura regionale».
Verità già emerse dopo l'inchiesta sulla Fira, un progetto criminale ben preciso che vedeva la politica solo come strumento per giungere "in posizione" e poter iniziare a muovere le leve del comando.
Secondo il magistrato, Domenici e Masciarelli «promuovevano nell'ottobre 2003 e costituivano insieme al governatore Pace, l'ex vicepresidente della Fira e genero di Pace, Vincenzo Trozzi, e l'avvocato romano Pietro Anello, un'associazione per delinquere finalizzata a deviare e condizionare illegalmente l'attività amministrativa e negoziale della Regione Abruzzo».
Di questa prima associazione per delinquere ai tempi del centrodestra avrebbero fatto parte, secondo gli inquirenti, anche l'ex direttore generale della Asl di Chieti, Luigi Conga, il dirigente del Servizio Assistenza Ospedaliera pubblica e privata della Direzione Sanità Regione Abruzzo, Pierluigi Cosenza, l'imprenditore della sanità, Vincenzo Angelini, e Antonio Boschetti, all'epoca avvocato della Asl di Chieti.
Masciarelli e Domenici, in particolare, «si avvalevano di minacce e ritorsioni, isolando e rimuovendo pubblici funzionari non accomodanti e rispettosi della legalità, ed attraverso l'arruolamento nel sodalizio di funzionari e dirigenti (in primis Cosenza, funzionario della Regione, e Conga direttore generale della
Asl) ed altre persone (Romano quale dirigente dell'Ufficio Unico degli Acquisti della direzione sanità della Regione, Anello e Boschetti con i propri pareri e con le proprie consulenze legali di comodo), ciascuna con il compito di concorrere al compimento da parte dei pubblici ufficiali del settore sanità della Regione Abruzzo e della Asl di Chieti di atti in violazione di legge, in modo da gestire i rapporti con le case di cura private esautorando gli uffici della direzione sanità e le Asl».

MASCIARELLI, ANCORA LUI…

Giancarlo Masciarelli. Gli inquirenti lo descrivono come una persona estremamente furba ed intelligente e poiché dedita ad attività che sarebbero state illecite, pericolosa.
La figura di Masciarelli è sempre stata esaltata ed incensata fin da quando l'ex assessore Domenici lo volle a tutti i costi come presidente della Fira. Era la condizione indispensabile per impossessarsi della sanità, per proseguire con le cartolarizzazioni e per mettere le mani sui fondi Docup.
Alla fine del 2006 il primo arresto nell'ambito dell'inchiesta Fira, circa 5 mesi tra carcere e domiciliari poi di nuovo libero. Nel frattempo però i guai giudiziari non erano finiti. Per Masciarelli è stato inoltre chiesto il rinvio a giudizio per truffa e associazione a delinquere verso gli ex soci della Delverde per aver contribuito a portare verso il fallimento il noto pastificio di Fara per poi ricomprarla a prezzo di realizzo.
Negli ultimi tempi era poco tranquillo ma non aveva perso l'abitudine di tentare di dare ripetute indicazioni ai giornalisti su come e cosa scrivere, così come faceva ai tempi della Fira con l'ex direttore de Il Centro. Ma questa volta cadevano spesso nel vuoto.
«Consulente ombra» lo aveva definito Trifuoggi, «agiva al posto dell'assessore Mazzocca dopo aver importato nella Giunta Del Turco il proprio sistema di gestione della sanità con l'accentramento, la sistematica sottrazione di poteri, funzioni e competenze a uffici e funzionari della direzione regionale sanità, delle Asl e dell'Avvocatura generale».
Quasi un alter ego di Del Turco appare Giancarlo Masciarelli, consulente dell'assessorato alla sanità fino all'ottobre 2006. Tanto potente che Del Turco e Mazzocca lo portarono a Roma in un incontro istituzionale con il ministro Padoa Schioppa.
Fino al 27 ottobre 2006, Masciarelli avrebbe concorso, con Del Turco e Quarta, nella «direzione e organizzazione» dell'associazione a delinquere (la seconda rispetto alla prima del centrodestra), «mettendo a punto il sistema - realizzato con la giunta precedente - caratterizzato all'accentramento dei poteri ispettivi in capo a una Commissione ispettiva permanente, composta da personale esterno all'amministrazione e non idoneo, alla quale, esautorati gli organi ispettivi della Asl, erano attribuiti poteri ispettivi e certificativi sulla legittimità e inappropriatezza delle prestazioni delle case di cura private».
Tutto fino a quando fu arrestato, a fine ottobre 2006.

17/07/2008 8.48



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ANGELINI: «HO SEMPRE PAGATO A DESTRA E A SINISTRA»

Il generoso elemosiniere della politica abruzzese è l'imprenditore Angelini che grazie a questo metodo è diventato il primo nel suo campo con il favore (comprato a caro prezzo) della politica locale.
Il suo gruppo però, probabilmente spremuto fino all'osso, starebbe in brutte acque anche se da calcoli approssimativi della procura il vantaggio ottenuto sarebbe vicino ai 100milioni di euro per tangenti pagate (accertate e scoperte) di circa 36 milioni di euro.
«Tutte le dazioni e le altre utilità (tra cui le pretese di assunzione di personale presso la casa di cura) elargite ed assicurate da Angelini in favore di pubblici amministratori risultavano determinate proprio da situazioni inquadrabili nel paradigma normativo della 'costrizione' o 'induzione'».
Lo si legge a pagina 355 dell'ordinanza del gip di Pescara, Maria Michela Di Fine.
Il corposo documento riprende i verbali degli interrogatori dell'imprenditore 'pentito' Vincenzo Angelini, il quale precisa che le date dei prelievi di soldi per le tangenti «non coincidono con quelle della consegna delle somme, perché su precise istruzioni di Cesarone (capogruppo regionale del Pd, un altro degli arrestati - ndr)...«questi prima mi telefonava per incontrarmi e indicarmi l'importo che veniva richiesto e mi diceva di tenerlo pronto. Poi mi chiamava telefonicamente per dirmi 'oggi vai da Ottaviano'».
Ha dato tangenti prima al centrodestra per rendere effettiva la cartolarizzazione dei debiti della sanità - dalla quale ha ottenuto rimborsi di prestazioni mai effettuate per 21 milioni di euro - poi al centrosinistra per ottenere la seconda ed evitare il fallimento: il soggetto tra i fuochi della politica è l'imprenditore della sanità abruzzese, Vincenzo Angelini, che, stufo di pagare, avrebbe vuotato il sacco davanti ai magistrati.
Resta però da capire se la sua confessione possa definirsi "piena" o se invece per diverse ragioni possa essere parziale e nascondere ulteriori fatti di rilevanza pubblica.
Durante il governo regionale del centrodestra nel febbraio del 2005 Angelini versò i soldi per la campagna elettorale dell'ex assessore della sanità, Vito Domenici, all'epoca Fi: l'ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli ne chiese un milione, Angelini ne versò 500 mila per ottenere il via libera alla cartolarizzazione (in una intercettazione Masciarelli dice ad Angelini: «se questi (centrosinistra, ndr) vincono tu sei un uomo morto»).
Nello stesso periodo soldi versati per la campagna elettorale di
An: Masciarelli ne chiese 200 mila («su segnalazione di Masciarelli, che mi diceva aveva avuto questa segnalazione da Pace», dice il proprietario di Villa Pini), Angelini ne versò 100 mila a Vincenzo Trozzi, genero di Pace. Tra marzo e maggio, immediatamente dopo la conclusione della prima cartolarizzazione, a chiedere dei soldi all'imprenditore ci sarebbe stato anche il deputato di Fi, Sabatino
Aracu: a pagina 333 dell'ordinanza Angelini riferisce che Aracu «voleva 2 milioni di euro perché doveva comprare un appartamento alla figlia».
Al deputato Angelini rispose che non gli doveva niente («Sabatì ma
vaff…») ma Angelini ai giudici dice di Aracu: «E' una della persone più spudorate che io conosca».

DO UT DES, DARE E AVERE PER ASSICURARSI FAVORI DALLA POLITICA

Angelini, a posteriori, però fa anche una considerazione non di poco conto, a proposito dell'esito delle elezioni regionali del 2005, quando vinse il centrosinistra.
«Avrei preferito vincessero loro (il centrodestra, ndr). Visto che loro non hanno mai tentato di assassinarmi».
Infatti il centrosinistra chiede molti più soldi all'imprenditore, rendendogli però pochi favori, come dimostra anche la legge regionale 20 del 2006 che riduce sensibilmente i posti letto di Villa Pini nell'arco di pochi mesi (211 a novembre 2006, 178 a gennaio 2007), soprattutto per quello che era riuscito ad ottenere durante il governo di centrodestra (Cesarone ad Angelini: «tu sei nell'occhio del ciclone, tu sei troppo grosso»; «siccome tu per primo hai fatto i ricoveri illegittimi, tu come base di partenza per i posti letto non devi avere quello che hai prodotto con i ricoveri»).
Angelini decide di pagare anche al centrosinistra quando capisce «che il disegno era quello di farmi fallire e poi eventualmente di vendere le ossa a qualcun altro o regalargliele».
Piccoli versamenti (100 mila, 200 mila), ma frequenti, in più tranche, per lo più a Cesarone, ma spesso anche direttamente nelle mani di Del Turco nella sua casa di Collelongo (L'Aquila).

«DEL TURCO PRENDEVA SOLTANTO SENZA CHIEDERE PERCHE'»


«Se Del Turco è il fucile, Mazzocca è stato il puntale su cui poggiare». Così recitano le dichiarazioni, messe a verbale, di Angelini. Ai magistrati ha detto che, quando portava denaro a Del Turco, il Governatore non chiedeva «'perche' me li dai?
Chi ti ha detto di darmeli? Ma dai, non fare così? Non posso?' Non ha aperto bocca, li ha presi, li ha messi...». E il pm: «lui nello scaffale».
«Tutte le volte che ho parlato con Bernardo Mazzocca (assessore alla sanità agli arresti domiciliari, ndr) in presenza di Camillo Cesarone (arrestato, capogruppo regionale Pd), in presenza di Lamberto Quarta (segretario di Giunta), suonando assolutamente le stesse disperate musiche che ho suonato con Del Turco - dice Angelini - la risposta finale era: 'va bene, mo' ne parliamo con il presidente».
L'imprenditore, che ha ammesso ai magistrati di aver pagato milioni di tangenti, insiste così: «Io dico: scusa, assessore, tu ne parli con il presidente? La risposta era: sì, vabbé, no, veditela con Quarta».
Le dichiarazioni dell'imprenditore teatino si riferivano ai suoi rapporti con la regione e la ristrutturazione del settore sanità, alle ispezioni cui venivano sottoposte le sue cliniche, i rimborsi.
«In più di una occasione - prosegue il racconto di Angelini riportato nell'ordinanza del Gip di Pescara - ho chiesto a Ottaviano 'scusa, Cesarone mi dice questo, di portarti questo o quest'altro, lui lo sa? Ci pensi tu? (a riferire a Cesarone dell'avvenuto pagamento, ndr). Lui mi ha detto «no, no, questi sono fatti tra me, Cesarone e Quarta'».
In occasione del pagamento di una tangente a Collelongo, residenza di Del Turco, Angelini ha raccontato ai giudici che Del Turco non controllava l'entità del pacchetto: «No. Quindi evidentemente sapeva, è chiaro, che se un pacchetto è così sono più di 100 mila euro...».

17/07/2008 9.05

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AFFOLLATO ISOLAMENTO: LA CASTA PUO'

La procura dispone l'isolamento di Del Turco per ragioni di indagine, la Casta, grazie a leggi precise, riesce ad aggirare il provvedimento. Si badi bene tutto legittimo nel senso che una legge lo prevede purchè non si parli della indagine in corso.
Bisognerebbe però domandarsi perché tutta questa fretta e affollamento per andare a trovare l'eccellente recluso?

Dopo quelle dell'altro ieri degli onorevoli Marcello Pera e Pierluigi Mantini, ieri il governatore Del Turco ha ricevuto in carcere, a Sulmona, dove si trova recluso da lunedi', anche la visita degli onorevoli Giancarlo Lehener e Renato Farina (ex vice direttore di Libero, rinviato a giudizio per l'inchiesta Abu Omar per favoreggiamento, nel 2007 patteggiato e condannato a sei mesi) entrambi del Pdl. Breve la visita "ispettiva" dei parlamentari volta, in particolare, a «sincerarsi delle condizioni di salute del presidente Ottaviano Del Turco».
Capezzone scalpita e fin dal primo momento ha lanciato dardi contro i magistrati pescaresi e le modalità scelte: arresti e “isolamento”.
«Da quarantotto ore, pur evitando di affrontare gli aspetti di merito della vicenda, cerco - insieme ad altri - di accendere qualche riflettore sulle modalita' dell'inchiesta riguardante Ottaviano Del Turco. C'e' la scelta (tuttora non motivata - per quanto e' dato sapere - ne' con il pericolo di fuga, ne' con la reiterazione del reato, ne' con l'inquinamento delle prove)», dice, «dell'arresto, strumento obiettivamente in grado di colpire l'immagine dell'indagato in modo devastante. C'e' poi la scelta dell'isolamento. Da questo punto di vista, e' per lo meno curiosa la tesi filo-magistrati esposta oggi su qualche quotidiano, secondo cui i magistrati hanno comunque adottato uno strumento previsto dalla legge. E vorrei vedere: mancherebbe perfino che pm e giudici adottassero misure vietate dalle norme vigenti! Il punto, semmai, e' la scelta di opportunita': era proprio necessario l'isolamento di tre giorni, senza neanche poter vedere i legali? Infine, la cosa piu' surreale. Sembra che una delle tessere del mosaico accusatorio consista nel fatto che Del Turco avrebbe voluto utilizzare parte del denaro per "spostare" otto senatori dallo Sdi verso il Pd, in opposizione alla linea decisa da Boselli.
Ma forse qualcuno ha dimenticato il "piccolo dettaglio" della inesistenza di quei senatori», ha detto Capezzone. «La legislatura 2006-2008, infatti, ha visto l'assenza di senatori della Rosa nel pugno.
Semmai, questa formazione politica rivendicava l'assegnazione di alcuni seggi senatoriali, che e' stata invece negata in base ad una discussa interpretazione della legge elettorale vigente. Morale: per lo meno questo presunto pilastro dell'inchiesta crolla come un castello di carte».
Tuttavia in questo caso Del Turco sarebbe accusato di concussione, reato che si compie costringendo qualcuno a versare o promettere di versare denaro.
«I magistrati usano l'isolamento per creare un pentito»: Tiziana Maiolo, assessore di Milano e responsabile nazionale diritti civili di Forza Italia, critica in questo modo la detenzione del presidente dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco.
«Nell'inchiesta contro il governatore Del Turco - osserva in un comunicato Maiolo - a tutt'oggi i soldi legati ai presunti illeciti non sono ancora stati trovati, così come manca un effettivo riscontro alle affermazioni dell'imprenditore Angelini. Cosa significano questi tre giorni di isolamento pesantissimo - si è chiesta -, senza nemmeno un libro da leggere?», concludendo «non è che in questo modo i magistrati stanno cercando di costruire il pentito?».
Diversa la posizione di Tabacci.
«Quello che sta succedendo in Abruzzo è solo la punta di un iceberg» ha detto Bruno Tabacci, deputato dell'Udc, durante il dibattito di "Omnibus Estate" su LA7.
«L'elezione diretta del governatore - ha spiegato Tabacci - ha stravolto il meccanismo dei controlli politici; sulla sanità in cui si concentrano i due terzi della spesa regionale è necessario introdurre dei meccanismi di rigorosissimo controllo».
«L'Abruzzo non è un caso isolato - ha detto il deputato - quando la battaglia politica si riduce al potere del governatore di nominare gli amministratori delle Asl si fa un danno ai cittadini: siamo di fronte a una gestione 'politica' della sanità».

17/07/2008 9.25

LE "ISPEZIONI" DEL SECONDO GIORNO