Del Turco sui giornali: «i fatti mi stanno dando ragione»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Del Turco professa la sua innocenza, c'è chi richiama il codice Hammurabi che prevedeva sanzioni esemplari per i giudici che sbagliavano e anche chi rivolta la frittata e il procuratore diventa l'uomo al di sotto di ogni sospetto.

La stampa italiana si sta sbizzarrendo con l'affare Del Turco e lo stesso governatore, molto silenzioso negli ultimi mesi, ha detto la sua.
«I fatti mi stanno dando ragione», ha raccontato a Fabio Martini in una intervista a La Stampa in edicola questa mattina.
L'ex presidente rimanda al mittente le accuse del procuratore che ieri aveva parlato di difesa «dal processo e non nel processo» e di accuse confermate.
Trifuoggi «si sbaglia», assicura Del Turco, «uscendo dal carcere di Sulmona dissi di aspettare con ansia il processo. Lo immaginavo per direttisima visto che si annunciavano prove schiaccianti ma le prove non c'erano e non ci sono».
L'ex governatore ammette anche di non avere «risentimento verso i magistrati perchè si sono trovati davanti ad un signore che non parlava soltanto a nome suo (Angelini, ndr), ma secondo me rappresentava un milieu che a Pescara non sopportava più il mio modo trasparente di governare».
Del Turco si dice «ferito» dalla reazione del suo partito, parla della «viltà politica di Veltroni» che al suo arresto rilasciò dichiarazioni anodine: «ci siamo incontrati due volte a Roma per strada. Ma è come se non ci fossimo mai visti».
Anche di D'Alema, che non commentò la notizia dell'arresto, non ha un buon ricordo: «disse col suo tono, che lui non è un procuratore e neppure un avvocato e quindi non aveva una opinione. Quando si è trattato delle vicende pugliesi è diventato procuratore e avvocato».
L'ex governatore non lascia intuire la linea difensiva che adotterà al processo ma riporta un fatto: «Angelini dice di essere venuto da me il 16 gennaio e di avermi versato 250 mila euro. Ma quel giorno a Collelongo si festeggiava Sant'Antonio, c'erano il presidente del Senato, la giunta al completo, i direttori dei giornali e non si entrava in paese perchè c'erano le transenne. Lui racconta di aver fatto Chieti-Collelongo-Chieti uscendo a Pescina in 40 minuti. Consiglio alla Mercedes di rinunciare a Schumacher e di assumere l'autista di Angelini».
A domanda Del Turco replica inoltre che per le regionali nel Lazio voterebbe per Emma Bonino e in Puglia per Nichi Vendola».

«PUNIZIONI PER I MAGISTRATI»

Sul Tempo Giancarlo Lehner parla di un Del Turco «oltraggiato e offeso da una giustizia che ama lo spettacolo».
Per il giornalista, Trifuoggi «prese talmente sul serio lo Spatuzza pescarese (Angelini, ndr) da non dare importanza al rapporto dei Nas», che invece oggi dalla Procura confermano di conoscere bene.
«Certo è giusto», continua il giornalista, «essere garantisti anche nei confronti di Trifuoggi e dei suoi pm, precisando che possono aver sbagliato in perfetta buona fede. Solo che i loro errori, se saranno confermati, hanno causato un impatto politico devastante che meriterebbe di essere sanzionato».
Il giornalista richiama addirittura il codice Hammurabi «che quattromila anni fa prevedeva severe punizioni per i giudici colpevoli di aver causato sofferenze e danni a cittadini innocenti. Fa vergogna che nel terzo millennio dopo cristo il parlamento italiano non abbia avuto la forza di varare una riforma della giustizia all'altezza della civiltà babilonese».

Il Riformista non ci va più leggero e sostiene che se il famoso dossier Masciarelli fosse venuto a galla, allora sì che Del Turco sarebbe stato scagionato fin dalla prima ora perchè «il grande buco nero dell'inchiesta mancata di Pescara riguarda il centrodestra, che ha governato a lungo prima di Del Turco».
Il quotidiano ricorda quindi il memoriale dell'ex presidente della Fira «mai trovato dai magistrati e che elencava tutti gli uomini della destra all'interno del sistema sia nazionale che locale. Un dossier», scrive il giornale, «che purtroppo rimase confinato nel recinto di una faida interna al Pdl».
E arriva poi la mazzata al procuratore capo che ha guidato l'inchiesta: «è bene evidenziare le responsabilità di Trifuoggi, già al centro di acquisti sospetti di case. Il punto vero e che spesso chi indaga potrebbe non essere al di sopra di ogni sospetto».
Il giornalista Fabrizio D'Esposito bolla infine tutta la vicenda come «una storia tipicamente italiana, ambientata in una regione di salotti trasversali dove tutti conoscono tutti: magistrati, politici, banchieri, giornalisti, faccendieri scambiati per geni».

a.l. 09/01/2010 12.49