Fiumi abruzzesi al collasso, i dati confermano: «c'è un peggioramento»

Alessandro Biancardi

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Fiumi abruzzesi al collasso, i dati confermano: «c'è un peggioramento»
ABRUZZO. Il 57% delle stazioni lontane dall'obiettivo di qualità fissato dall'Unione Europea per il 2015. Provincia di Chieti maglia nera. Il WWF: sotto accusa depurazione e captazioni incontrollate, necessaria una cura d'urto.
La qualità delle acque dei fiumi abruzzesi è in forte peggioramento e si sta allontanando dagli obiettivi europei. Questa è la situazione delineata dal Dossier Fiumi del Wwf Abruzzo, basato su elaborazioni dei dati raccolti dall'ARTA nel 2007 e recentemente resi disponibili.
L'Arta monitora dal 2004 oltre un centinaio di stazioni di rilevamento poste lungo tutti i principali corsi d'acqua abruzzesi, dalle sorgenti fino alle foci. Con un grande sforzo tali campionamenti vengono ripetuti durante l'anno e comprendono la raccolta di numerose informazioni circa la qualità fisico-chimica delle acque, lo stato delle sponde e la ricchezza di fauna.

I dati del 2007 sono sconfortanti. Il 57% delle stazioni di campionamento è risultato nelle classi Pessimo, Scadente e Sufficiente, quando l'Unione Europea stabilisce che entro il 2015 tutte le stazioni devono essere nella categoria "Buono".
Ad aggravare il quadro è il confronto con il 2006, utilizzando i dati per le 117 stazioni campionate in entrambi gli anni.
Da un lato si osserva una complessiva tenuta delle stazioni nelle classi migliori, "Buono" ed "Elevato" (anche se ormai sono solo 3 le stazioni nella classe migliore quando nel 2006 erano 6, con uno sconsolante -50%).
Dall'altro vi è stato un netto peggioramento delle stazioni che nel
2006 erano nello stato di qualità "Sufficiente", molte delle quali nel
2007 sono passate nella classe peggiore ("Scadente"). Il numero di stazioni nella classe "Scadente" è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente (+44%), rappresentando ormai il 22,5% delle stazioni complessive. Anche se sono poche sul totale, le stazioni in classe "Pessimo" sono quelle che hanno il tasso di crescita maggiore (+66%).
Ci si allontana, cioè, dagli obiettivi europei che diventano ogni anno sempre più difficili da raggiungere.
Per 94 stazioni per cui si hanno tutti i dati per i 4 anni di campionamento, dal 2004 al 2007, si assiste ad una progressiva dicotomizzazione della realtà di qualità delle acque dei fiumi: le stazioni poste nelle alto corso dei fiumi mostrano una tendenza a rimanere nelle classi di qualità soddisfacenti, mentre quelle nel medio e basso corso mostrano una forte tendenza al peggioramento di classe e, quindi, ad un allontanamento dagli standard europei.

SOLO A TERAMO LA SITUAZIONE MIGLIORA

A livello provinciale, solo nella Provincia di Teramo si presenta una situazione in controtendenza, con più miglioramenti che peggioramenti per quanto riguarda la classe di qualità delle stazioni (5 contro 1).
Nelle restanti tre province i dati sono negativi, con una situazione impressionante in quella di Chieti dove ben il 33% delle stazioni è peggiorato (e solo il 5% è migliorato).
Anche la Provincia di L'Aquila si segnala per una netta tendenza al peggioramento (20% di stazioni con peggioramento a fronte di nessun
miglioramento) mentre in Provincia di Pescara al 20% di peggioramenti corrisponde un 12% di miglioramenti.
Per la zona costiera le situazioni più critiche riguardano i fiumi Vibrata e Saline, entrambi in uno stato "pessimo", e tutti i corsi d'acqua dell'area frentana (Torrente Riccio con stato "Pessimo" e fiumi Alento, Foro, Arielli, Moro e Feltrino in stato "scadente"), dove questa situazione ha comportato un'immediata ripercussione sulla balneabilità delle acque. Per l'interno, il Fiume Imele ha un giudizio "pessimo".

CASERTA: «TROPPA DISATTENZIONE

«Sono ormai molti anni che denunciamo lo stato di forte criticità dei nostri fiumi», ha commentato Dante Caserta, presidente Wwf Abruzzo, «causata principalmente da tre cause: il malfunzionamento della rete dei sistemi di depurazione, grandi e piccoli; la captazione incontrollata delle acque per scopi produttivi (agricoli ed industriali); il degrado delle aree golenali sia da un punto di vista dell'assenza di vegetazione sia dal punto di vista dello scarico illegale. Purtroppo non assistiamo ad una reazione adeguata da parte della pubblica amministrazione».
Anzi, il Consiglio Regionale a fine 2007 ha approvato la cosiddetta "Legge Fogna", che consentirebbe, se applicata, di scaricare i reflui nei fiumi con parametri peggiori.
«Constatiamo», continua Caserta, «una generale disattenzione verso i dati della situazione ambientale dei corsi d'acqua se non peggio, il prevalere degli interessi di chi non è in grado di gestire correttamente i depuratori rispetto a quelli delle collettività. Con dati così fallimentari un'azienda chiuderebbe subito mentre qui vediamo che non cambia nulla, né in termini di azione sul territorio né in termini di assunzione di responsabilità per una situazione ormai palesemente insostenibile».

SERVE UNA CURA D'URTO

Il Wwf chiede adesso una cura "d'urto": «c'è bisogno del rafforzamento dei sistemi di controllo, come l'Arta, prevenzione e repressione, con la stipula di specifici accordi con le forze dell'ordine; l'immediato coinvolgimento dei cittadini nelle scelte riguardanti la gestione del ciclo idrico e la programmazione degli interventi sui fiumi, come peraltro espressamente indicato dalla Direttiva Acque 60/2000 dell'Unione Europea; un controllo sullo stato dei finanziamenti finora concessi per la depurazione e un programma immediato di azione sulle principali criticità; la responsabilizzazione degli enti locali attraverso uno specifico percorso da attivare da parte della Regione Abruzzo».



07/07/2008 14.05