Sanità, l'8 luglio sciopero generale. Sindacati: «serve una riforma vera»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Martedì prossimo sciopero generale della sanità pubblica a Pescara, proclamato dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Hanno già assicurato la loro partecipazione associazioni di cittadini, consumatori, medici, infermieri e pensionati. L'OSPEDALE DI CASTEL DI SANGRO AL CENTRO DELLA CONSULTA DELLA SANITÀ PREMIAZIONE, L’OSPEDALE DI TERAMO E’ A MISURA DI DONNA



PESCARA. Martedì prossimo sciopero generale della sanità pubblica a Pescara, proclamato dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Hanno già assicurato la loro partecipazione associazioni di cittadini, consumatori, medici, infermieri e pensionati.


L'OSPEDALE DI CASTEL DI SANGRO AL CENTRO DELLA CONSULTA DELLA SANITÀ



PREMIAZIONE, L'OSPEDALE DI TERAMO E' A MISURA DI DONNA


Il raduno di tutti è previsto alle 9,30 in piazza Alessandrini, dove i sindacati daranno vita ad una manifestazione, che vedrà la presenza, fra gli altri, del responsabile del dipartimento sanità della Cgil nazionale, Stefano Cecconi.
Al centro della protesta ci saranno la garanzia dei livelli essenziali di assistenza, il rilancio e qualificazione della sanità pubblica, lo sviluppo della sanità sul territorio e, soprattutto, tutela e stabilizzazione del personale precario.
Il segretario regionale della Uil, Roberto Campo, presentando l'iniziativa, ha spiegato che i sindacati chiedono ad Asl, Regione e Governo «tagli intelligenti» ed una migliore riorganizzazione del sistema sanitario. Per il segretario provinciale della Cgil, Paolo Castellucci, il problema è nel piano di risanamento, che «si fonda esclusivamente su tasse e tagli al personale e non prende in considerazione altre voci più dispendiose».
Castellucci ha fatto presente che, nel 2007, nella Asl di Pescara è stato ridotto di 233 unità il personale ed, allo stesso tempo, è stato anche aumentato del 20% il lavoro straordinario, con conseguenze «insostenibili» per gli operatori sanitari in servizio.

FUTURO DIFFICILE

La situazione sembra destinata a peggiorare, secondo le ipotesi dei sindacati, considerando che i circa 250 precari (a gennaio 2007 erano
700) che ancora operano all'interno della Asl rischiano, entro la fine dell'anno, di non essere riconfermati.
Secondo il segretario provinciale della Cisl, Umberto Coccia, é necessario, a questo punto, riaprire un tavolo di confronto e «fare scelte vere».
Il segretario regionale della Ugl, Geremia Mancini, ha sottolineato che sulla sanità si deve tornare a fare chiarezza.

CASTIGLIONE (AN): «MAI COSI' MALE»

«Mai stata così precaria la sanità pescarese e regionale». Alfredo Castiglione, consigliere regionale di An ha espresso così la propria «preoccupazione per le disastrose conseguenze di una sciagurata politica di tagli che sta rottamando interi reparti dell'ospedale di Pescara. Sono sempre di più - denuncia il capogruppo di An - i consulenti a vario titolo allegramente sovvenzionati dalla Regione e, di contro, i precari della sanità mandati a casa».
Sulle responsabilità politiche il consigliere regionali non ha dubbi:
«sono di Del Turco e Mazzocca, la cui gestione della sanità regionale è stata del tutto inadeguata a ridurre gli sprechi laddove esistevano e permangono, sacrificando invece i servizi offerti ai cittadini, di quantità e qualità sempre minore, e il personale precario, risorsa di fondamentale importanza per la salute della nostra sanità. Il dirigente della Asl pescarese Antonio Balestrino altro non è - sottolinea il capogruppo di An - che l'ultimo anello di una catena malata».



04/07/2008 9.28
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L'OSPEDALE DI CASTEL DI SANGRO AL CENTRO DELLA CONSULTA DELLA SANITÀ



CASTEL DI SANGRO. Affollatissimo l'incontro dei cittadini con la Consulta della Sanità che si è riunita a Castel di Sangro per trattare con gli esperti e tutti i soggetti interessati, i problemi dell'ospedale locale.
«Il tema», come lo ha definito la presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane nel suo intervento, è molto sentito dalla gente del posto e viene individuato come «unica priorità del territorio». «Per questo, pur non avendo specifiche competenze in materia», ha detto la Pezzopane, «abbiamo voluto promuovere questo dibattito e permettere a coloro che decidono, di farsi un'idea sul posto di come questo problema venga sentito dalla gente».
Il presidente della Consulta Sanitaria Rinaldo Mariani, ha proposto di unire i 2,5 milioni di euro messi a disposizione dai sindaci del territorio, sottraendoli alla programmazione delle attività produttive, ai fondi ex articolo 20.
Quegli 8,5 milioni di euro che nelle intenzioni erano destinate a Castel di Sangro. Un piccolo capitale che potrebbe far riorganizzare l'ospedale in una nuova e moderna struttura, permettendo di realizzare un ospedale piccolo ma efficiente e funzionale.
Di strutture piccole ed efficienti ha parlato anche il sindacalista Cisl Gianfranco Giorgi, secondo il quale il sistema andrebbe esteso a tutta la regione.
Secondo Rossella De Santis, membro esperto della Consulta, si dovrebbe spostare il fulcro della discussione dagli ospedali ai distretti sanitari che dislocano i servizi sul territorio. «Un sistema che oggi viene facilitato anche dalle nuove tecnologie. Così un prelievo potrebbe essere fatto a Castel di Sangro per essere analizzato a Sulmona».
Luciana Ettorre, ostetrica, ha lanciato l'allarme sulla sospensione del servizio di ginecologia nell'ospedale di Castel di Sangro, a seguito della chiusura del reparto di ostetricia: «è gravissimo che la popolazione locale sia privata di questo servizio».
Secondo Angelo Raffaele, presidente del Consiglio Provinciale alcune risposte deve darle non solo la Regione ma anche l'azienda sanitaria.
Salvatore Orsini, consigliere Provinciale ha chiesto più autonomia per il nosocomio nella gestione del personale.
Il professor Di Stanislao, relatore del Piano Sanitario Regionale e direttore dell'Agenzia Regionale della Sanità che ha deciso tagli e futuro delle strutture ha così risposto alle diverse istanze: «abbiamo scelto di far vivere l'ospedale di Castel di Sangro, è ovvio che deve funzionare. Non potrà certamente esserci la cardiochirurgia, per dire, ma di sicuro i servizi ordinari devono essere efficienti, così come il Pronto Soccorso. Riguardo ai fondi dell'ex articolo 20, sono d'accordo a spenderli in una struttura nuova. Una vecchia li inghiottirebbe mostrando pochi risultati».

04/07/2008 9.28
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L'OSPEDALE DI TERAMO A MISURA DI DONNA

TERAMO. Presentata ieri al Senato la seconda edizione degli ospedali vincitori dei “bollini rosa”, il Mazzini è l'unico in Abruzzo ad aver ricevuto il prestigioso riconoscimento.

Ogni anno in Italia vengono ricoverate 5 milioni di donne. Una Commissione istituita da O.N.Da, l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, ha analizzato e classificato 115 candidature di ospedali italiani, premiandone 96 tra cui l'Ospedale Mazzini di Teramo.

Il progetto Ospedale Donna identifica le realtà clinico e/o scientifiche fortemente all'avanguardia nel panorama sanitario italiano al fine di facilitare la scelta del luogo di cura da parte delle donne. I bollini rosa sono stati assegnati a 96 strutture distribuite su tutta la penisola e il Mazzini rientra tra i 27 che hanno ottenuto due bollini, un ottimo risultato considerando che è l'unico nella nostra regione e uno dei 6 che hanno raggiunto questo risultato al sud e isole.

L'Ospedale di Teramo fa parte delle strutture «a misura di donna» segnalate nella classifica (unica in Abruzzo). Molto soddisfatto il direttore della Asl di Teramo, Mario Molinari: «siamo molto contenti del riconoscimento dei nostri sforzi per rendere il nostro ospedale più accessibile e a misura di donna però vogliamo fare ancora di più, così stiamo già lavorando per candidarci nuovamente il prossimo anno e raggiungere il bollino che ci manca. A tal scopo per le nostre utenti abbiamo pensato ed organizzato un percorso senologico che le accompagni nell'iter di diagnosi e cura del tumore al seno e inoltre è già attivo il Centro per la diagnosi e la cura dell'Osteoporosi».

«Gli ospedali premiati – ha spiegato ancora meglio Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene dell'Università Cattolica di Roma – sono quelli che accolgono e curano bene la donna, ma solo quando c'è la necessità di un ricovero. Esistono, infatti, importanti differenze regionali nell'appropriatezza delle cure, ovvero nel fornire il trattamento più adatto a ogni singolo caso»-
Al Sud la degenza media è più breve, ma i tassi di ospedalizzazione sono più elevati, e questo è vero soprattutto per il sesso femminile. In altre parole, al Sud le donne sono ricoverate più facilmente per patologie come l'ipertensione arteriosa, il diabete, la cataratta o le vene varicose, tutte condizioni che dovrebbero essere trattate fuori dall'ospedale o in Day Hospital.

04/07/2008 10.20