Auto, viaggi, campagne elettorali: così cresceva il buco dello Ial Abruzzo

Alessandro Biancardi

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Auto, viaggi, campagne elettorali: così cresceva il buco dello Ial Abruzzo
ABRUZZO. C’era una volta lo Ial Cisl (Istituto addestramento lavoratori) dell’Abruzzo. Adesso non c’è più. L’ente di formazione del sindacato ha infatti “chiuso” per insolvenza. E’ stato risucchiato e ingoiato dai debiti e cancellato dagli intrallazzi che nel silenzio si sono consumati al suo interno. TUTTO SULLO SCANDALO DELLO IAL CISL
I dipendenti rimasti – 48 tra quelli a tempo indeterminato e i cosiddetti “atipici”, mentre altri erano già stati messi in prepensionamento – sono stati licenziati.
Consumando l'ultimo atto di lunghe vicissitudini e di travaglio.
«Siamo stati convocati a tranche nei giorni scorsi – confermano alcuni lavoratori –, ci hanno versato gli arretrati e ci hanno annunciato la fine dello Ial. Ci hanno pagato stipendi, tredicesime e persino i buoni pasto. E ci hanno dato il benservito. Ma quelli di noi con contratto a progetto, la maggior parte, si sono già rivolti all'Ispettorato del lavoro per farsi riconoscere i contributi, perché i nostri “co.pro.co.”, prorogati all'infinito, erano diventati irregolari. Il sindacato, anche per dieci anni, ha continuato a tenerci nel precariato».
C'era una volta lo Ial Abruzzo e Molise.
Un unico ente per due realtà attigue.
Era ricco, ricchissimo.
Dal 2000 – momento in cui è iniziato lo sfascio – nelle sue casse è piovuta una marea di fondi pubblici arrivati dall'Unione Europea, che gli sono stati assegnati dalle due Regioni e che sono svaniti.

CU-CU' IL FINANZIAMENTO NON C'E' PIU'

Finanziamenti comunitari… dissolti.
Sono tanti i corsi “di orientamento e di assistenza all'inserimento lavorativo e di creazione d'impresa, o finalizzati a favorire l'accesso al mondo occupazionale dei giovani e delle categorie svantaggiate” tenuti negli ultimi sei-sette anni.
Per ognuno di essi sono stati introitati, mediamente, 60-70 mila euro.
Nonostante ciò ci sono circa 1.600 insegnanti che non sono stati pagati.
Una miriade di allievi che hanno seguito i corsi reclamano i rimborsi: e per questo, dopo aver inutilmente protestato, hanno presentato esposti e alcuni di essi stanno anche pensando di unirsi per imbastire un'unica azione legale.
Poi aspettano denaro i fornitori, il fisco e l'Inps.
Secchiate di risorse sono state dissipate nell'omertà. E si è creato il passivo – accompagnato da bilanci fittizi e da sperperi – che ha portato lo Ial alla morte.
Nel frattempo lo Ial Abruzzo e Molise, scoppiato lo scandalo del disavanzo e degli sprechi, si è scisso.
Quello dell'Abruzzo è stato messo in liquidazione e cancellato.
«L'altro, invece, - spiegano rappresentanti sindacali - pur annaspando in grosse perdite, è stato salvato per volontà dei vertici Cisl».
Lo Ial nazionale, guidato da Graziano Trerè, riunito il comitato di indirizzo e di controllo, verificato lo stato finanziario dello Ial Abruzzo e Molise e ritenuto che il disavanzo fosse “ingiustificato”, ha deliberato la nomina del commissario straordinario Pietro Evangelista e ha spedito le carte negli uffici giudiziari, dove comunque erano già piovute raffiche di ricorsi.
Il pasticcio era anche stato denunciato dalla stampa.

COME TI AGGIUSTO LE CARTE…

Il maxi buco nei conti – si parla da 15 a 35 milioni di euro, un balletto di cifre in cui inquirenti e investigatori stanno tentando di raccapezzarsi – è stato così portato all'attenzione della Procura di Pescara e della Finanza che, a seguire, ha effettuato blitz e perquisizioni nelle varie sedi Ial. Da quella regionale di Pescara, alle altre di Teramo e della provincia dell'Aquila.
E sono partiti i primi avvisi di garanzia: gli indagati sarebbero almeno quattro, sospettati di aver dissipato un patrimonio in maniera anche truffaldina, ma l'elenco è destinato ad infoltirsi. In primo piano consuntivi fasulli, manipolati e costruiti ad arte, che hanno avuto l'ok dell'ex segretario regionale della Cisl, Gianni Tiburzi, di Avezzano (L'Aquila), in carica fino al 2005 e del consiglio di amministrazione che lo affiancava e spalleggiava.

QUANTA DISTRAZIONE

Anche Gaetano Pace, che è stato presidente dell'istituto, ha sempre dato il nulla osta a quegli atti, che approdavano successivamente in Regione.
E poi ci sono stati Francesco Gizzi, di L'Aquila, ex amministratore delegato dell'istituto, e il suo successore, Bruno Colombini.
Nessuno, stando alla loro versione, si è accorto di quel che accadeva.
Ma il risultato sono somme impastate, alterate, inventate per nascondere emorragie di quattrini.
Una gestione allegra dove in parecchi hanno infilato le mani.
«La formazione è sinonimo di fiumi di denaro – evidenziano ancora i sindacalisti – e lo Ial era il pozzo dove attingere. Sempre e comunque. Anche la Cisl talvolta lo ha considerato una specie di “libretto di risparmio”, dove prendere. Per fare acquisti per le proprie sedi, ad esempio…».

LA FORMAZIONE SI FA CON MERCEDES, CAMPAGNE ELETTORALI, VIAGGI

Ma il disastro è arrivato grazie a rimborsi gonfiati a dismisura, a inutili e costosissimi acquisti, come Mercedes e altre auto di lusso. A fondi usati per campagne elettorali di vari politici, spese superflue, viaggi all'estero. E arredamenti… L'inchiesta in corso – qualcuno degli indiziati avrebbe deciso di collaborare – sta facendo luce sulle vite da nababbi di diversi dirigenti. Uno di essi – e ci sono le ricevute a provarlo – ha comperato i mobili di casa prelevando in banca dallo Ial. La magistratura sta cercando di appurare se è vero che il Palermo Calcio, all'epoca della presidenza dell'allora segretario Cisl, Sergio D'Antoni, abbia ricevuto soldi dallo Ial Abruzzo. E le Fiamme gialle, spulciando negli istituti di credito, avrebbero scovato addirittura tre conti correnti intestati all'ente.
Uno ufficiale, in cui confluivano i finanziamenti, e gli altri, occultati, da dove uscivano sotto varie forme… Così all'istituto non è rimasto un centesimo.
Gli uffici ora sono stati smantellati.
Sullo Ial Abruzzo scende il sipario, ma non a livello giudiziario.

Serena Giannico 27/06/2008 19.30