Lavoro, 4mila occupati in più nel 2007 ma il terziario ne perde 11mila

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nel 2007 i dati statistici dell'Istat sull'Abruzzo, sulle forze di lavoro e l'occupazione hanno delineato un cambiamento di fondo della struttura economico-sociale della nostra regione.

Questi dati infatti mostrano una crescita dell'occupazione in Abruzzo, dove la popolazione occupata ammonta a 502.000 persone - di cui 360.000 lavoratori dipendenti e 142.000 autonomi – con una crescita di circa 4.000 occupati rispetto al 2006.
A fornire questi dati è Gianni Di Cesare, segretario generale della Cgil abruzzese, che analizza nel dettaglio il dato occupazionale, lo divide nelle tre grandi aree settoriali e coglie le novità e le grandi contraddizioni aperte in Abruzzo, individuando le responsabilità che fanno capo alle varie istituzioni, a partire dalla Regione.
L'agricoltura occupa 20.000 persone (il 4% dell'occupazione abruzzese), con 2.000 lavoratori in più rispetto all'anno precedente, l'industria conta 161.000 occupati (il 32,2% del totale), con una crescita rispetto al 2006 di 12.000 lavoratori, nei servizi lavorano 320.000 persone (il 63,8% degli occupati in Abruzzo), questo settore tuttavia ha perso 11.000 occupati rispetto all'anno precedente.
«L'Abruzzo», spiega Di Cesare, «ha saputo difendere una solida base produttiva e industriale che può essere ulteriormente qualificata e riorganizzata utilizzando al meglio gli aiuti europei dell'87.3.c che si è deciso di mantenere in vaste aree industriali della nostra regione e qualificando professionalità e ricerca».
«E tuttavia – continua - la grave crisi di crescita che coinvolge il nostro paese sicuramente può creare problemi alle aziende abruzzesi esposte al mercato mondiale».
Problemi di cui già vediamo alcuni effetti: per esempio alla Burgo di Chieti Scalo, alla Sitindustrie o alla Bluradia, unitamente alle crisi industriali storiche che non riescono ad avere una definizione compiuta. «Comunque sia, l'Abruzzo è ormai tra le regioni più industrializzate d'Italia, con punte di eccellenza nella provincia di Chieti», chiude Di Cesare.
Per la Cgil abruzzese, tuttavia, resta aperta la grave contraddizione e la debolezza occupazionale del settore terziario, «dove in un anno abbiamo perso 11.000 occupati. In questo comparto dunque bisogna mettere tutte le capacità di analisi e di risposta, se si vuole avere – definitivamente – una regione mediamente sviluppata».
«Inoltre il federalismo fiscale solidale – continua il segretario - sta fallendo nei suoi intenti già oggi, nelle piccole regioni, figuriamoci se l'Italia potrà ulteriormente sopportare un federalismo come quello proposto dalla Lega Nord».
Per la Cgil la giunta regionale, le Asl, le giunte comunali e provinciali «devono saper spendere le risorse con la massima efficacia, efficienza e trasparenza»; le banche «devono saper fare una migliore e più espansiva politica del credito», mentre il Parlamento e il governo «devono trovare la forza di rivedere scelte sbagliate come quella della riforma fiscale, evitando almeno di commettere altri errori».
«Se tutto ciò non accadrà», dice il dirigente sindacale, «potremmo arrivare ad una frattura tra i fatti dell'economia ed i problemi sociali, e già oggi abbiamo le prime, notevoli avvisaglie di questa separazione».
17/06/2008 11.25