Il futuro, dissociazione molecolare per lo smaltimento dei rifiuti

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2774

NERETO. Non esistono discariche ecologiche e vanno quindi trovate alternative valide per l’ambiente e per la salute di tutti. Questo è quanto è stato più volte sottolineato durante il convegno sul “Sistema al Plasma per il recupero delle Risorse” ovvero la “Dissociazione molecolare mediante l’arco voltaico” che si è svolto all’Auditorium di Ancarano.
La dissociazione molecolare è una tecnologia nota da tempo e grazie al ridotto impatto ambientale costituisce un'importante alternativa alla termovalorizzazione.
E' mancata solo la prova pratica della “Dissociazione molecolare mediante l'arco voltaico” poichè ‘per motivi di sicurezza' - come ha dichiarato Mario Fabbri responsabile A.S.T. - non è stato possibile fare arrivare il prototipo.
«Raccogliere il rifiuto differenziandolo non basta», ha spiegato Emiliano Di Matteo, sindaco di Ancarano, «perché facciamo fatica a smaltirlo».
«La strada che è stata intrapresa – ha poi detto Antonio Sorgi direttore della Direzione Parchi Ambiente Energia per la Regione Abruzzo - per quel che riguarda il rifiuto e per trovare alternative alla discarica, credo sia quella giusta. Per la raccolta differenziata la nostra Regione sta spingendo e impegnando importanti risorse economiche attraverso due strumenti: il Vas, con un'azione di 7 milioni di euro per incentivare la raccolta differenziata e il POR per finanziare le bonifiche di situazioni di degrado».
L'ingegnere Mario Fabbri ha poi spiegato che «gli impianti funzionano bene e con risultati eccellenti attraverso la dissociazione molecolare reattiva ad alta temperatura in un ambiente sottovuoto».
Con due elettrodi si crea un arco voltaico. Non ci sono combustibili, non si vede fumo, in atmosfera non va nulla. Alla fine del ciclo resta solo della lava pietrificata. L'impianto più grande ha la capacità di smaltire 350 tonnellate al giorno. La raccolta differenziata però è una prerogativa indispensabile per il suo funzionamento anche se deve essere fatta in modo diverso da come è avvenuto fino ad oggi.
Con questo tipo di impianto la raccolta va fatta attraverso contenitori standard in plastica, prodotti con materiale recuperato e riciclabile dallo stesso impianto, del peso massimo di 10 kg. Una volta chiusi non è possibile riaprirli se non tagliandoli.
Sono dotati di un codice a barre che viene letto al momento del ritiro. I rifiuti contenuti vengono poi selezionati da macchinari che li separa in base alla sua taratura e non vengono mai toccati dagli operatori. L'apparecchiatura – ha continuato Fabbri - si compone di una preparazione del prodotto rifiuto, dall'alimentatore, dal reattore di prima gassificazione, da un altro per la seconda gassificazione, da un raffreddatore rapido del gas da 1600° ad 80° e dal sistema prefiltraggio del gas da corpuscoli. L'impianto è realizzato in modo da non creare qualsiasi tipo di black out. Gli impianti non sono mai di grandi dimensioni perché i rifiuti vanno smaltiti dove si producono ed in questo modo vengono abbattuti i costi di trasporto. Quello che riesce a smaltire 120 tonnellate la giorno occupa una superficie di circa 400mq e vanno dimensionati sulla base del tipo di rifiuto che si intende smaltire evitando di realizzare le discariche.
14/06/2008 11.51