Bankitalia: rapporto 2007, quasi 1% crescita prodotto Abruzzo

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. La crescita del Pil rallenta in tutt'Italia, in Abruzzo più che nella media nazionale, ma un po' meno che nel Mezzogiorno. Nel 2007 l'economia locale ha continuato la fase di ripresa ciclica avviata due anni prima: la crescita del prodotto è stata vicina all'1%, in lieve rallentamento rispetto al 2006.


L'AQUILA. La crescita del Pil rallenta in tutt'Italia, in Abruzzo più che nella media nazionale, ma un po' meno che nel Mezzogiorno. Nel 2007 l'economia locale ha continuato la fase di ripresa ciclica avviata due anni prima: la crescita del prodotto è stata vicina all'1%, in lieve rallentamento rispetto al 2006. Il quadro emerge dal rapporto "L'Economia dell'Abruzzo nell'anno 2007", presentato dalla filiale dell'Aquila della Banca d'Italia. La Uil: «dati che confermano quanto già sapevamo».
In Abruzzo, in linea con la tendenza osservata dall'inizio del decennio, la dinamica del prodotto
interno lordo appare meno sostenuta rispetto alla media nazionale: in termini pro capite, il Pil regionale è parti a circa l'83% del livello nazionale, in calo di 4 punti in confronto al 2000.
Tra i settori, positivo l'andamento del manifatturiero, calo della produzione nell'agricoltura, in crescita le esportazioni, aumenta l'occupazione, si riduce il tasso di disoccupazione.
Alla luce degli incentivi all'acquisto di nuove autovetture, le immatricolazioni nel 2007 sono aumentate del 6,5%. Stabile il comparto turistico dal punto di vista della presenze.
Nelle costruzioni, che hanno una incidenza del 6,3% sul valore aggiunto regionale, ancora in calo il comparto residenziale, mentre dopo due anni di forte contrazioni, si registra una ripresa del 10,8% dell'importo dei bandi per opere pubbliche.
Le esportazioni sono cresciute dell'11,8% ad un ritmo superiore dello scorso anno e dell'aumento medio dell'export nazionale.
E' aumentato del 12% il fatturato delle imprese industriali con almeno 20 dipendenti, un andamento superiore al 2006: tuttavia l'indebolimento della domanda, ha prodotto un rallentamento della produzione nella seconda metà dell'anno.
I finanziamenti bancari hanno subito un rallentamento: il calo è stato contenuto nelle famiglie, dall'11,2% al 9,9%, e più accentuata per le imprese, flessione (-2,6%), anche se lieve, nei mutui alle famiglie per l'acquisto della casa.
E' fortemente calata la quota dei contratti a tasso indicizzato, passata dal 70 al 32,1% del totale dei mutui erogati.

GLI ABRUZZESI E LE BANCHE

La raccolta bancaria ha decelerato passando dal 5,9% al 4,9%: sono invece aumentati gli investimenti in titoli obbligazionari,m a fronte di un calo della componente azionaria e delle quote di fondi comuni.
Si colloca in posizione intermedia, tra il Mezzogiorno e il dato nazionale complessivo, la ricchezza pro-capite degli abruzzesi che si attesta sui 100 mila euro.
Tra il 2000 e il 2006, secondo le stime di Prometeia, il tasso medio di crescita nominale del reddito delle famiglie abruzzesi e' stato del 3,7%.
La crescita del risparmio e' stata del 5,8%. La propensione al risparmio e' cosi' salita dal 13,7% al 15,5% (contro il 14% nazionale).
In base a elaborazioni su dati dell'Agenzia del territorio, l'importo unitario dei mutui stipulati nel 2006, nella media delle quattro province abruzzesi, e' stato di 104 milioni di euro.

UIL: «CONFERMA DI PROBLEMI NOTI»

«Lo studio della Banca d'Italia sull'economia dell'Abruzzo nel 2007 arricchisce la nostra conoscenza sulla situazione regionale», ha commentato Roberto Campo della Uil, «ma sostanzialmente conferma caratteristiche e problemi noti».
«Alla politica, alle istituzioni, alle parti sociali abruzzesi questi dati confermano che bisogna dotarsi di una strategia per ridurre le tasse», continua il sindacato, «cambiare per davvero la sanità, favorire l'aumento dei salari e delle pensioni, avere una politica industriale che punti alla crescita dimensionale delle imprese e al loro collegamento con i grandi gruppi, agire per il riequilibrio territoriale, usare al meglio le risorse dei fondi strutturali e del FAS».
Per raggiungere questi obbiettivi, secondo la Uil, «il programma di fine legislatura ha bisogno di robuste correzioni e di aprirsi al dialogo sociale».


13/06/2008 9.49