«Cittadini attenti, l’associazione Arco prendeva soldi dall’Aca»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nell’Abruzzo dello scandalo dell’acqua al veleno succede anche questo: una battaglia interna tra le associazioni. A non essere d'accordo sono Codici e Federconsumatori che ricordano ai cittadini: «l’Arco prendeva soldi dalla Aca spa». LA REPLICA DI ARCO CHE MINACCIA QUERELE
Una associazione di tutela dei consumatori che prende consulenze dalla società che gestisce il servizio?
La notizia era già stata pubblicata da PrimaDaNoi.it il 31 agosto 2006 insieme a tutte le altre spese pazze dell'Aca tutte contenute in uno dei tre esposti della associazione Codici presentati sul tema
Dai bilanci della società risultava la corresponsione di oltre 14.000 euro (6.000,00 € per il 2002 ed 8.000,00 € per il 2003) all'Arco.
«Colpisce in tal caso», si evidenziava nell'esposto, «la cadenza mensile degli emolumenti (€. 516,46 per il 2002 ed € 666,67 per il 2003). Non è dato comprendere, poi, il tenore e la natura di “consulenze amministrative” da parte di una associazione a tutela dei consumatori a favore di un ente che gestisce acqua e, poi, se corrisposte, che destinazione hanno avuto tali somme da parte dell'Arco ?».
Ma Codici e la Federconsumatori non hanno gradito le ultime posizioni assunte dall'Arco che ha sempre avuto una comportamento diverso rispetto alle altre associazioni dei consumatori e ambientaliste più vicina all'area di centrosinistra.
In piena battaglia sulle analisi la scorsa estate l'Arco fece predisporre proprie analisi e «su oltre cento prelievi effettuati presso i condomini di Pescara e Montesilvano dopo la periodica pulizia delle reti interne, l'acqua è risultata perfettamente idonea e nei parametri stabiliti di legge».
Oggi Codici e Federconsumatori contestano vivamente le ultime esternazioni di Arco, presieduta da Franco Venni, nella quale si ribadiva che «l'acqua è potabile» e che vi sarebbe in atto una «una campagna allarmistica, non giustificata e dannosa per l'immagine dell'acqua d'Abruzzo, condotta da un non meglio definibile “Partito delle Acque Minerali” che ha trovato in questa occasione, adesioni non sospette». 
«E' necessario e doveroso precisare che tali affermazioni», dichiarano Giovanni D'Andrea (Codici) e Franco Leone (Federconsumatori), «esse sì, appaiono gravi e lesive nei confronti di tutti coloro, singoli ed associati che si sono battuti e si battono, dalla scorsa estate, per la trasparenza e per la tutela della salute dei cittadini. Infatti è stato ormai scientificamente accertato, mediante analisi chimiche e perizie tecniche che in vari periodi i cittadini dell'ATO 4 hanno bevuto acqua contenente sostanze nocive, e ciò, nonostante, gli enti citati hanno omesso in maniera grave di avvisare gli utenti come prevede la legge e la stessa carta dei servizi».
«Lo scandalo dell'acqua avvelenata è venuta fuori grazie al Wwf e ad alcuni cittadini volenterosi», continuano i responsabili delle associazioni, «a questo si aggiunga l'allegra e scellerata gestione sia dell'ATO che dell'ACA che negli ultimi 5 anni hanno prodotto perdite, assunto personale in maniera nepotistica e clientelare, elargito consulenze per centinaia di migliaia di euro truffando i consumatori che , tra l'altro, hanno visto negli ultimi anni aumenti esosi a fronte di un'acqua inquinata e , in alcuni comuni, di una mancata erogazione in alcune fasce orarie della giornata. Senza contare lo sperpero di pubblico danaro per spese appaltate e mai messe in funzione come l'impianto di potabilizzazione di C.da San Martino in Chieti e come gran parte degli impianti di depurazione dei comuni della provincia di Pescara realizzati e non ancora attivi».
Per tutte queste inadempienze Codici aveva già proposto tre esposti alla procura della Repubblica.
«Mentre accadevano queste cose e mentre si distribuiva acqua inquinata, l'Arco prendeva soldi dall'Aca», concludono D'Andrea e Leone, «in virtù di una convenzione (tesa ad esprimere la soddisfazione dei consumatori per i servizi erogati) che evidentemente anziché tutelare i consumatori utenti serviva a tutelare i vertici dell'ACA e dell'ATO».
03/06/2008 13.23

L'ARCO MINACCIA QUERELE

«Arco ha già incaricato i propri avvocati per agire in sede penale e civile per un adeguato risarcimento danni a tutela della propria immagine e per stabilire in sede giudiziaria la verità dei fatti».
E' quanto si legge oggi in una nota della associazione dei consumatori.
Comunica che «l'atto è rivolto a definire le responsabilità dei singoli soggetti citati nell'articolo ma non intende aprire vertenze in sede giudiziaria con altre associazioni di consumatori ed ambientaliste, con le quali invece intende mantenere aperto un confronto politico sulle strategie e le azioni utili a raggiungere l'obbiettivo di garantire ai cittadini la qualità dell'acqua del rubinetto, stimolandone il consumo alimentare e riducendo gli effetti perversi in termini di sicurezza alimentare, costi e impatto ambientale in atto, dovuti a una pubblicità martellante e spesso ingannevole dei signori delle acque minerali»

Nella nota inoltre si fa menzione alla «strategia di promozione dell'acqua del rubinetto, alternativa agli interessi commerciali delle aziende sopracitate, ha promosso da oltre dieci anni una campagna articolata d'informazione e di miglioramento qualitativo dell'acqua del rubinetto».
«All'interno di questa campagna denominata “Acqua chiara”», scrive l'Arco, «ha proposto e realizzato iniziative e progetti in tema di osservatori sui consumi familiari, verifiche e proposte di modifica delle carte dei servizi, tavoli di conciliazione sul contenzioso, iniziative per promuovere la costituzione dell'autorità di garanzia regionale per l'acqua e per i rifiuti, sensibilizzazione degli amministratori comunali al controllo delle reti interne dei condomini, ecc. Questi progetti, cosi come da sempre fanno tutte le associazioni di volontariato, sono stati realizzati nel corso degli anni sia con investimenti propri sia con finanziamenti di strutture e amministrazioni pubbliche che comprendono Ministeri, Regione, Comuni e aziende pubbliche del settore».
«Negli anni citati nell'articolo», precisa ancora l'associazione, «abbiamo avuto due progetti finanziati i cui risultati sono stati resi pubblici e visibili nella rassegna stampa di quel periodo. Poi, analogamente, altri progetti sullo stesso versante sono stati finanziati negli anni successivi, dal Ministero delle attività produttive (classificati come più meritevoli rispetto ad altri presentati da altre associazioni di consumatori) e successivamente dalla regione Abruzzo dopo una consultazione preventiva con tutti gli ATO. Se i due progetti di cinque anni fa siano stati registrati nelle voci giuste del bilancio dell'ACA, non spetta a noi valutarlo ma alla magistratura se lo riterrà utile. In quanto alle rate mensili fonte di sospetto, abbiamo già dichiarato che ACA ha accondisceso ad una nostra richiesta di rateizzazione mensile dell'importo che ci ha consentito di poter meglio gestire le anticipazioni dei costi dei progetti. Come è noto noi non abbiamo bilanci di milioni di euro come quello di atre più fortunate associazioni di consumatori».

LE DOMANDE DI ARCO

«Adesso vorremo rivolgere domande a tutti quelli che sostengono che le acque che bevono i pescaresi sono inquinate le facciamo noi e attendiamo risposte chiare e definitive invece di rabbiose offese gratuite.

• Da quale rubinetto sono stati fatti i prelievi dell'acqua che si dice essere inquinata?
Noi l'abbiamo fatto facendo prelievi da alcune abitazioni di Pescara fra cui il rubinetto del nostro ufficio in un appartamento nel Centro di Pescara corso Vittorio Emanuele 163

• Da quale laboratorio abruzzese o per maggior cautela, per evitare possibili interferenze indesiderate, di altra regione, che sia accreditato e certificato “Sinal” sono stati fatti gli esami di laboratorio?
Noi l'abbiamo fatto fare il prelievo al Laboratorio di Biologia Ambientale “Programma Ambiente” certificato Sinal di Siracusa
• Quali gli elementi indesiderati sono stati cercati?
Noi abbiamo cercato tutti gli elementi indesiderati di possibile inquinamento fra cui i seguenti elementi che erano stati indicati come le principali fonti d'inquinamento e precisamente TETRACLOROMETANO – DICLOROETILENE – TETRACLOROETILENE

• Quali risultati hanno dato e in che data sono stati effettuati i vostri prelievi? Dove sono pubblicati i risultati?
Per quanto ci riguarda, l'inizio della prova dell'acqua del nostro rubinetto è avvenuto il giorno 23/07/07 . La fine prova è avvenuta il 26/07/07. I risultati sono pubblicati sul nostro sito e danno valori tutti al di sotto dei parametri di tolleranza metodo EPA 5021/96+EPA 8015D/03

04/06/2008 13.51