Solvay parte lesa. Il Pm:«la Montedison falsificò i dati per la vendita»

Alessandro Biancardi

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SCANDALO DELL’ACQUA AVVELENATA. BUSSI. Nell'inchiesta sull'inquinamento dell'acqua c'è chi dovrà rispondere anche di truffa. Si tratta di persone che erano ai vertici delle società Agorà e Ausimont, nella sfera Montedison, ma anche di responsabili della sicurezza dei siti di Bussi e di Milano e di periti chimici. IL SONDAGGIO: DIMISSIONI DEGLI AMMINISTRATORI PUBBLICI INDAGATI? TUTTO SULLE INDAGINI DELLA PROCURA

SCANDALO DELL'ACQUA AVVELENATA. BUSSI. Nell'inchiesta sull'inquinamento dell'acqua c'è chi dovrà rispondere anche di truffa. Si tratta di persone che erano ai vertici delle società Agorà e Ausimont, nella sfera Montedison, ma anche di responsabili della sicurezza dei siti di Bussi e di Milano e di periti chimici.



IL SONDAGGIO: DIMISSIONI DEGLI AMMINISTRATORI PUBBLICI INDAGATI?


TUTTO SULLE INDAGINI DELLA PROCURA




Tutti, con il loro comportamento, avrebbero indotto in errore la Solvay che nel 2001 ha acquistato i siti Montedison di tutta Italia.
L' Ausimont sta per Montedison Ausiliari, è stata la controllata del gruppo Montedison nel settore della produzione e della commercializzazione degli intermedi e degli ausiliari chimici per l'industria fino a dicembre del 2001. Poi tutto è passato in mano alla Solvay.
Ma oggi, proprio per quell'affare da 600 milioni di euro, i vertici di Ausimont e Agorà (sua holding al 100%) sono finiti nella mega inchiesta che ha prodotto 33 indagati sull'avvelenamento delle acque della Val Pescara e devono rispondere del reato di truffa.
Gli indagati sono Guido Angiolini (membro cda Ausimont e presidente Agorà), Carlo Cogliati (amministratore delegato Ausimont), Salvatore Boncoraglio (responsabile sicurezza stabilimenti Milano), Luigi Guarracino (direttore stabilimento Bussi 1997-2002), Giancarlo Morelli 8responsabile sicurezza sito di Bussi), Giuseppe Quaglia (responsabile laboratorio analisi di Bussi), Leonardo Capogrosso (responsabile laboratorio analisi Milano), Maurizio Piazzardi (perito chimico).
Secondo il pm Aldo Aceto, che ha ricostruito tutta la vicenda, questi avrebbero truffato la Solvay, decidendo di cedere la Ausimont e tutti i suoi stabilimenti industriali (Porto Marghera, Spinetta Marengo e Bussi sul Tirino).
Nel farlo, però, ipotizza l'accusa, non avevano presentato dati reali ma manipolati.
Soprattutto quelli sullo stato di sicurezza dei luoghi e sui costi di una possibile bonifica territoriale, necessaria secondo le leggi.

UNA INCHIESTA VOTATA ALLA PRESCRIZIONE

In questo caso, probabilmente, non si riuscirà nemmeno ad arrivare al processo perchè scatterà la prescrizione (il 14 novembre 2009). Sarà dunque praticamente impossibile arrivare alla sentenza definitiva prima dell'inesorabile ultimo limite temporale per irrogare la pena.
I fatti risalgono al 14 maggio del 2002, quando avviene il versamento della Solvay alla Montedison di 600 milioni di euro, così come richiedeva il contratto stipulato nel dicembre del 2001.
In questo modo la prima si accolla il controllo della società Agorà e con essa la Ausimont.
Secondo la ricostruzione della Procura, i vertici della Montedison avrebbero agito per «occultare l'inquinamento e il disastro ambientale» avvenuto e soprattutto per «conseguirne il massimo profitto» mediante «artifici e raggiri, inducendo in errore i legali rappresentanti della Solvay S.A. e gli incaricati a condurre le trattative».
In più con l'operazione andata a buon fine sono riusciti a «procurare a sé e/o comunque alla Montedison un ingiusto profitto con gravissimo danno patrimoniale» per la Solvay.

UN'ASTA AMERICANA E DATI «AGGIUSTATI»

Dopo la decisione di cedere a caro prezzo la Ausimont mediante la vendita della società che la controllava (la Agorà) e gli stabilimenti si è avviata quella che viene definita "asta americana" (vince l'offerta più alta): in quel caso sarebbero stati messi a disposizione dati «contenenti informazioni parziali e false», sostiene l'accusa, «frutto delle alterazioni, manipolazioni e aggiustamenti» sul reale stato di inquinamento delle acque e sottosuolo.
Situazione difficile e compromessa che i vertici Montedison, secondo l'accusa, conoscevano più che bene.
Ma i dati forniti per la vendita sarebbero stati ben altri e sarebbero stati "risistemati" per «rappresentare una situazione ambientale decisamente molto meno compromessa di quella reale».
Tra questi, spunta anche qualche bilancio Ausimont in cui appare un preventivo «volutamente sottostimato» dei costi di bonifica di tutti gli stabilimenti del gruppo: (5.488.000 euro).
In più, si legge ancora nell'ordinanza di fine chiusura delle indagini, «nel corso delle trattative condotte personalmente da Angiolini» si diceva «falsamente» che le autorità locali avevano condiviso la bonifica Ausimont.
In realtà il progetto era stato solo presentato ma mai approvato ufficialmente.
Poi ancora si assicurava che gli stabilimenti fossero in regola con le norme ambientali.
Per convincere di questo si erano mostrati «tabelle analitiche», ricostruisce il pm, «riportanti dati falsi sulle concentrazioni, nel suolo e sottosuolo, di mercurio e clorometani (tutti riportati in quantità inferiori ai limiti di legge) e planimetrie del sito», dalle quali erano scomparse, come per magia, le discariche abusive che nel corso degli anni erano comparse intorno ai siti industriali.
Con le false informazioni a disposizione la Solvay, a dicembre del 2001, decide di procedere con l'acquisto, sempre più convinta di aver fatto un affare.

Alessandra Lotti 29/05/2008 11.01